Trattative Stato-mafia?
Pisanu: “Qualcosa ci fu”

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pisanu

ANSA – ROMA – ”E’ ragionevole ipotizzare che nella stagione dei grandi delitti e delle stragi si sia verificata una convergenza di interessi tra cosa nostra, altre organizzazioni criminali, logge massoniche segrete, pezzi deviati delle istituzioni, mondo degli affari e della politica. Questa attitudine a entrare in combinazioni diverse e’ nella storia della mafia e, soprattutto e’ nella natura stessa della borghesia mafiosa”. E’ questa l’analisi sviluppata dal presidente dell’antimafia, Beppe Pisanu, nella sua relazione illustrata oggi davanti all’organismo bilaterale di inchiesta.

Pisanu ha ricostruito dettagliatamente i vari passaggi degli ”omicidi eccellenti” e delle stragi a partire da quella mancata dell’Addaura, citando che ormai vi sono notizie ”abbastanza chiare” su due trattative: quella tra Mori e Ciancimino ” che forse fu la deviazione di un’audace attivita’ investigativa” e quella tra Bellini-Gioe’-Brusca-Riina, dalla quale nacque l’idea di aggredire il patrimonio artistico dello Stato’.

Pisanu ha osservato che l’elemento probabilmente sottostante al confronto mafia-stato era quello di costringere all’abolizione del 41 bis e a ”ridimensionare tutte le attivita’ di prevenzione e repressione”. E a riscontro pisanu cita una ”singolare corrispondenza di date che si verifica, a partire dal maggio del 93, tra le stragi sul territorio continentale e la scadenza di tre blocchi di 41 bis emessi nell’anno precedente”.



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