Maurizio Romoli entra in Consiglio,
nulla di fatto per la Specola
MACERATA - Approvata la delibera sul Fondo anticrisi
di Alessandra Pierini
Slitta ancora una volta la discussione della mozione relativa al’intitolazione della Specola a Mario Crucianelli proposta da Ivano Tacconi (Udc). E’ stato Alessandro Savi (Pdci), arrivato in aula quando i lavori del Consiglio erano ormai in fase avanzata, a chiedere la sospensione della seduta e il rinvio della discussione: “La questione mi sta molto a cuore e non voglio che venga discussa a ranghi ridotti e senza l’attenzione che merita.” Il consigliere Tacconi non ha digerito la richiesta e con fervore si è rivolto al Presidente del Consiglio: “Lei è Presidente del Consiglio di una città capoluogo, non possiamo sospendere dopo sole 3 ore, poi è chiaro che Ancona si prende tutto!”. La sospensione è comunque stata votata dalla maggioranza e la Specola dovrà aspettare per sapere se sarà intitolata o meno al noto architetto.
Il Consiglio è iniziato in ritardo dopo una riunione lampo dei capi gruppo convocata dal Presidente del Consiglio Romano Mari. Si inizia con la comunicazione delle definitive dimissioni di Gilda Coacci, formalizzate questa mattina intorno alle 13. Inaspettatamente prende la parola Mauro Compagnucci (Pd) per ringraziare Gilda Coacci: “Senza alcuna polemica – dice ironico – vorrei sottolineare l’accaduto: a causa di un emendamento è nata un’incompatibilità tra la Coacci e il marito Presidente di Macerata Cultura. Lungi da me elogiare il nepotismo ma credo che quando si formano le liste le incompatibilità e i divieti devono essere chiari. Introdurre una norma che non c’era è stata un’azione poco corretta.” Rilancia Castiglioni (Pdl): “L’atto della Coacci può essere letto come dare maggiore importanza a una carica in un ente piuttosto che in Consiglio comunale dove si trovava per indicazione dei cittadini. Il problema comunque è tutto interno alla maggioranza e la dimissione a posteriori può significare che i giochi erano stati fatti e vi abbiamo rotto le uova nel paniere.” Intervengono anche Ballesi “l’emendamento poneva cause d’incompatibilità della carica nell’ente e non del consigliere comunale” e Mandrelli “lo sbaglio sta nel cambiare le regole a partita iniziata.”
Comunque alla fine le dimissioni vengono accettate ed entra definitivamente in consiglio Maurizio Romoli, accolto da un applauso unanime. “Sei riuscito ad unire tutti” gli dice, forse un po’ geloso, il sindaco Carancini. Si siede tra i banchi e inizia immediatamente per lui un breve corso di formazione tenuto dai compagni di partito Carelli e Compagnucci.
Vengono poi votate le variazioni di bilancio che comprendono il Fondo anticrisi proposto dall’assessore Monteverde. Tra i requisiti di accesso al Fondo è prevista la residenza per almeno 3 anni che Castiglioni vorrebbe aumentare a 5 e Lattanzi vorrebbe abolire ma alla fine la delibera viene votata favorevolmente così com’è da 20 consiglieri, 11 gli astenuti e nessun contrario.
Si procede con la votazione segreta per la nomina dei componenti della commissione comunale per l’aggiornamento degli elenchi dei giudici popolari. La scelta del Consiglio cade su Tacconi (Udc) e Staffolani (Pd). Dopo il voto favorevole all’approvazione di lottizzazioni in diverse aree della città, si è passati alla realzione del Difesore Civico del Comune di Macerata Alessandro Moriconi che ha sottolineato l’importanza del ruolo che ha fin qui ricoperto e poi soppresso dalla legge. Per tutta risposta Riccardo Sacchi (Pdl) ha dichiarato: “Il Difensore Civico era per costi il nono assessore, quindi senza nulla togliere a Moriconi, riteniamo comunque che quelle spese possono essere volte a finalità più consone.”



Se non si può introdurre alcuna nuova norma, perchè altrimenti cambierebbe lo status quo, avevamo ancora lo Statuto Albertino.
A proposito si sono verificate se vi sono altre incompatibilità tra i Consiglieri eletti, gli Assessori ed eventuali parenti in qualche partecipata comunale?
Il Difensore Civico, cassato, era uno dei pochi sbarramenti tra le pastine comunali e il popolo sempremeno sovrano.
A me sembra che le dimissioni della consigliera Gilda Coacci, anche per scopi pochi nobili, vengano troppo enfatizzate.
I criteri votati dal nuovo Consiglio Comunale sono stati introdotti all’inizio del mandato/ “partita” (è stata una delle prime decisione assunte) e, come dice giustamente l’amico Giorgio Ballesi, non ponevano nessuna incompatibilità in capo alla Sig.ra Coacci (e non poteva essere diversamente!). Forse l’interesse individuale (in questo caso familiare) è prevalso su quello dei cittadini che avevano espresso la preferanza per la predetta Consigliera?.
Inoltre non è condivisibile la teoria secondo la quale la composizione delle liste elettorali debba tener conto anche delle relazioni parentali di soggetti nominati in partecipate comunali che, in quanto tali, sono anch’esse soggette a rinnovo. O no?.
Ma forse quello è il motivo ufficiale delle dimissioni. Magari il motivo vero potrebbe essere un altro.
Magari, e sarebbe comprensibilissimo, la signora trova deludente il ruolo di consigliere.
In genere nei consigli comunali si decide poco. Le decisioni vengono prese prima, in giunta o negli incontri tra i partiti.
Spessissimo, nei consigli comunali in genere, i consiglieri alzano solo la mano.
Non so se questo avviene anche a Macerata, ma in genere è cosi’.
Il ruolo di consigliere, dopo i primi entusiasmi, diventa spesso mortificante.
…. Dopo il voto favorevole all’approvazione di lottizzazioni in diverse aree della città… ah aha hah ahah… è cominciata una nuova storia!!!! ah ah ah
ma sig.ra Coacci lei ha preso un impegno con i suoi elettori perché si è dimessa? l’incompatibilità è dei dirigenti comunali e quindi di suo marito non la sua.