Il cacciatore di aquiloni
abitava al Campo dei Pini

La storia di un bambino afgano
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di Marco Ricci
E’ un bambino afgano con i capelli scuri, il viso tondo, gli occhi sempre allegri con un leggero taglio alla cinese che gli conferiscono un’espressione furba ma affatto maliziosa.
Viveva qui a Macerata davanti al Campo dei Pini assieme a sua sorella – una bambina un po’ più piccola di lui – e a suo padre e sua madre. Romish l’ho conosciuto proprio al campo sportivo, l’estate scorsa. Giocava a pallone con me e mio figlio ed è sempre stato il bambino più educato e responsabile di tutti. Alle otto spaccate, quando era ora di tornare a casa, mi chiedeva sempre di fargli attraversare la strada. Io, oltre ovviamente a farlo volentieri, coglievo la palla al balzo e riuscivo a convincere anche mio figlio che era ora di dire basta al pallone e alle altalene.
Qualche volta prendevo anche Romish come esempio.
– Lo vedi come è bravo che ha fatto i compiti?
Una volta con Romish parlai di come stava in Italia. Qui a Macerata Romish viveva benissimo. Andava molto bene a scuola, parla perfettamente l’italiano, spesso si occupava della sorellina minore e quando poteva era al Campo a giocare. Sabato e domenica al mare, conduceva qui a Macerata una vita incredibilmente diversa da quella che doveva condurre in Afganistan.
– Nel mio paese c’è la guerra – mi raccontò un giorno parlando di Kabul, gli occhi tristi e forse con un po’ di nostalgia per la sua vecchia casa e per i parenti che aveva lasciato laggiù. E mi parlò delle montagne ma anche della sua contentezza di vivere qui.
Chissà cosa prova Romish ogni volta che in televisione passano le immagini dei bombardamenti in Afghanistan, le case distrutte, le auto-bomba saltate in aria per le strade di Kabul.
Il padre di Romish, non ne conosco il nome, faceva l’operaio. La moglie casalinga e disoccupata si occupava dei bambini, della casa, vivevano come una qualsiasi famiglia dei nostri quartieri. Anzi, se debbo essere onesto fino in fondo, vivevano in modo molto più civile ed educato di molti di noi.

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La storia di Romish ricorda il romanzo di Khaled Hosseini, da cui è stato tratto un film

Immagino per loro debba essere stato un sogno passare dalle bombe al Campo dei Pini, al mare di Civitanova, alle partite di calcio i pomeriggi d’estate. Perchè Romish, come molti nostri figli, giocava nelle giovanili della Vis Macerata, borsa blu in spalla e sguardo fiero di portare in spalla uno zaino due volte più grande di lui.
Vivendo quasi fianco a fianco tante volte mi sentivo chiamare. Lui mi salutava dal suo terrazzino chiedendomi dove fosse mio figlio e quando sarebbe tornato a Macerata.
– Quando arrivano le vacanze – ho sempre risposto alzando le spalle e le alzava anche lui, sorridendo, mentre sua sorella, nascosta tra una fila di pacchi marrpni, continuava come sempre a farmi le linguacce.
Le vacanze quest’anno sono arrivate, le scuole sono finite, ma Romish non c’è più.
La finestra del terrazzino è chiusa e i pacchi sono spariti via con tutta la sua famiglia, probabilmente infilati nella loro vecchia auto che un giorno su due stavano lì a riparare.

Era già da qualche mese che non lo vedevo in giro ed ero convinto si fosse trasferito in qualche altro quartiere, magari alle Fosse, oppure a Piediripa, chissà.
– Lo rivedrò al campo – pensavo un po’ atterrito dai pomeriggi che mi aspettano, quelli con la palla, la bicicletta, i litigi dei bambini.
E invece oggi ho scoperto che le cose non stanno così.
Romish e la sua famiglia sono andati via da Macerata, hanno lasciatol’Italia perchè economicamente non ce la facevano più.

Due figli piccoli, un affitto da pagare, nessun sostegno dallo Stato, mille euro di operaio non bastano per sopravvivere nonostante qui non cadano le bombe e mentre vai a scuola non corri il rischio di saltare in aria assieme allo scuolabus.
Ho provato un dolore fortissimo sapendo tutto questo, un dolore sordo misto ad un profondo senso di umiliazione.
Dolore per un bambino di cui ero diventato amico e che forse, per la prima volta nella vita, aveva trovato un po’ lontano dalle suo montagne ma dove si sentiva integrato, felice, dove voleva crescere sereno e diventare un giovane uomo tra i tigli di Viale Martiri e i pini del Campo.
E mi sono sentito umiliato come italiano e come maceratese perchè neppure in questa città, che tanto si prodiga per la solidarietà e dove vivere è molto più facile che altrove, neppure qui Romish e i suoi sono riusciti a sopravviere come avrebbero meritato.
E fa davvero effetto pensare che – tra tante polemiche che attraversano la nostra politica, tra tante parole che sventoliamo – il vicino di casa se ne deve andare.
Nessuno ha potuto o forse è riuscito a dargli una mano e questa è una grande sconfitta per ciascuno di noi, per la nostra società, per il nostro tessuto produttivo, per le nostre parrocchie, per la nostra vita troppo centrata su noi stessi e sui nostri centri commerciali, spesso ignara ci ciò che accade di fianco a noi.
Dico questo senza polemiche, sentendomi responsabile come tutti, forse anche più degli altri in quanto vicino di casa, portandomi sulle spalle un senso di sconfitta per una società che non riesce a far vivere qui chi lo meriterebbe e vorrebbe.
La storia di Romish immagino sia la storia di tante altre famiglie come la sua.
Persone che capitano chissà come a Macerata portandosi dietro storie inimmaginabili per noi, persone che lavorano, che mandano a scuola i loro figli e che arricchiscono la vita dei nostri quartieri, persone di cui nessuno nota l’assenza quando sono costrette ad andaresene via.
La politica, la nostra società, tutti dovrebbero molto riflettere su quello che sta accandendo nella nostra città e nella nostra provincia, un’oasi di pace che magari sta diventando per pochi o che sta lentamente perdendo la sua pace.
Ma a parte questo, tralasciando disquisizioni politiche magari importanti ma in questo momento fuori luogo, come cittadino maceratese e amico di Romish in questo momento ho soltanto una speranza.
Quello di vederlo di nuovo giocare al Campo dei Pini con il suo ciuffo spettinato e il suo sorriso educato.
E se non fosse così, beh, buona fortuna Romish, buona fortuna a te e a tutta la tua famiglia.
Con quante ne avete passate, sono convinto che la fortuna ve la meritiate molto più di tanti altri.



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