Le origini maceratesi
di Raimondo Vianello

L'ultimo saluto
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Folla di ammiratori giunti oggi agli studi Mediaset di Cologno Monzese per porgere l’ultimo saluto a Raimondo Vianello, morto ieri mattina all’ospedale San Raffaele. La camera ardente è stata allestita allo Studio 4. Moltissimi fiori e un grande schermo televisivo su cui scorrono immagini di Raimondo Vianello.

I funerali si terranno domani alle 11 nella parrocchia Dio Padre a Milano2, dove Vianello abitava insieme alla moglie. Poi il feretro sarà sepolto nella tomba di famiglia che si trova nel cimitero del Verano a Roma.

Raimondo Vianello nasce a Roma il 7 maggio 1922. Quarto figlio di un ammiraglio e della marchesa Virginia Accorretti, secondo il padre avrebbe dovuto seguire la carriera diplomatica dopo essersi laureato in giurisprudenza. Invece, grazie alle sue caratteristiche fisiche, viene scelto per interpretare il ruolo di un ufficiale americano nella rivista satirica “Cantachiaro n.2” di Garinei e Giovannini.

“In Raimondo Vianello c’era tanto sangue e latte maceratese – scrive Gabor Bonifazi-. Infatti la mamma del popolare comico era una Accorretti di Macerata e la balia di Raimondo era probabilmente una signora di Treja. Inoltre Raimondo Vianello si arruolò, insieme al giovane maceratese figlio del prof. Diamantini, alla leggendaria X Mas del principe Junio Valerio Borghese. Infine segnaliamo che la famiglia Accorretti aveva fatto una “donazione modale” (obbligo di mantenere una scuola) alle suore di San Giuseppe e quando l’edificio di via Tornabuoni venne venduto all’Università per poi essere trasformato in mensa studentesca, intervenne anche il buon Raimondo, in quanto uno degli eredi Accorretti.

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La famiglia Accorretti era imparentata con i Bandini Erizzo e possedeva diverse proprietà, tra cui due palazzi (Ferrajoli e Gatti) in via Crescimbeni e Villa “Cristina” a Sasso d’Italia.

Non c’è dato sapere quando gli Accorretti se ne andarono da Macerata verso Ancona, anche se dalla lettera che pubblichiamo si capisce che già nella seconda metà dell’Ottocento vivevano tra Macerata e Filottrano dove rimane un palazzo con il nome. L’atmosfera arcadica del vivere in villa traspare da una lettera datata giugno 1860, ritrovata fortunosamente da un filatelico in un mercatino, scritta dal marchese Ricci all’illustre storico dell’arte e zio Amico: “Ho ricevuto qui a Boschetto la carissima del 6 e dal Boschetto rispondo; ove son venuto con Papà a passare 7 o 8 giorni intanto che Rina trovasi a Filottrano dagli Accorretti. Gregorio ci fa da mangiare e ci pulisce le camere; il giardiniere ci serve a tavola, mentre tutti gli altri della famiglia e anche i cavalli sono rimasti a Macerata. Così si fa vita arcadica, e papà coi suoi disegni, io coi miei libri ce la passiamo bene”.
Nelle foto: in alto Raimondo Vianello con la madre, la marchesa Virgilia Accoretti. Al centro con la moglie Sandra Mondaini.



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