Pasqua, l’omelia del Vescovo
nel segno di Padre Matteo Ricci
Il testo integrale
Il testo dell’Omelia pronunciata da S. E. mons. Claudio Giuliodori, Vescovo della Diocesi di Macerata – Tolentino – Recanati – Cingoli – Treia, durante la Veglia Pasquale nella Notte Santa:
L’evangelista Luca ci racconta che le donne andarono al sepolcro ed “entrate non trovarono il corpo del Signore Gesù”. Anche Pietro “corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli”. Di fronte al sepolcro vuoto le donne sono impaurite, Pietro è perplesso e stupito. Anche noi cerchiamo in questa notte quel corpo del Signore che abbiamo visto camminare nella storia, istruire i discepoli, guarire i malati, consolare gli affaticati, diffondere parole di speranza, prendere sulle spalle quella croce su cui per amore ha inchiodato il nostro peccato e si è lasciato divorare dalla morte. Ma ora quel corpo a cui rendere onore, verso cui rivolgere l’umana pietà, non è più li dove è stato posto. Nella visione terrena, nella logica umana, di fronte alla scomparsa dell’ultimo segno fisico della presenza del Signore è inevitabile restare sconvolti e ammutoliti.
Ma l’annuncio dei due uomini in bianche vesti offre un punto di vista diverso, introduce una prospettiva nuova destinata a cambiare il corso della storia: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui è risorto”. Questo annuncio è il big bang della Storia della Salvezza; è il punto nuovo di osservazione di tutte le cose. La storia dell’umanità non gira più attorno a se stessa, ma si espande nell’orizzonte della risurrezione. Concretamente significa che le cose non camminano più nella direzione che va dalla vita alla morte, ma dalla morte alla vita. Lo esprime molto bene San Paolo nella lettera ai Romani, quando dice: “se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui” (Rm 6, 8-9). Celebrare la risurrezione del Signore significa quindi “credere che vivremo con lui” e che la morte non avrà più alcun potere. Ma che cosa vuol dire vivere con il risorto e da risorti? Ce lo indicano i segni suggestivi ed eloquenti di questa liturgia pasquale.
In primo luogo il fuoco e il cero pasquale. Siamo chiamati a riconoscere che possiamo attraversare le tenebre, come abbiamo fatto passando dal buio alla luce all’inizio della celebrazione, solo fissando lo sguardo su Cristo vera luce del mondo. La luce di Cristo penetra nella nostra vita attraverso le parole della Scrittura che in questa santa veglia ci hanno aperto gli occhi e la mente, e ci hanno fatto capire che i suoi pensieri non sono i nostri pensieri e le sue vie non sono le nostre vie. La sua parola è luce che illumina gli occhi della mente ma anche fuoco che brucia dentro e infiamma il cuore facendoci riprendere il cammino nonostante la stanchezza, come accaduto ai discepoli di Emmaus.
Di questa luce e di questo fuoco ha bisogno l’umanità avvolta dalle tenebre del terrorismo, delle ingiustizie, della miseria, dello sfruttamento sessuale, dei soprusi di fronte alla vita nascente, terminale o malformata. Con gli occhi del Risorto possiamo vedere e amare ogni uomo in modo nuovo, non per ciò che ha o può fare, ma perché ne riconosciamo sempre e comunque la dignità assoluta e inviolabile, la bellezza e il valore inestimabile. Mentre assistiamo al tentativo di anestetizzare in ogni modo la coscienza per avvallare una sempre più radicata mentalità eugenetica, di cui l’introduzione della RU486, è un ennesimo passo, il Signore Risorto ci chiama ad abbandonare i sepolcri dell’ipocrisia che trasforma i delitti in diritti e a far risplendere le ragioni della vita amando e servendo ogni uomo e in particolare i più deboli. Quando si entra nella logica proprietaria della vita si finisce per soffocarla e ucciderla, mentre quando umilmente la si accoglie e la si serve, da essa si sprigionano energie straordinarie e formidabili che rendono davvero bella e gioiosa l’esistenza. Grazie a coloro che amano e servono generosamente la vita perché questa loro testimonianza è fonte di letizia e di speranza per tutti. È il segno tangibile che il Risorto è vivo e operante in mezzo a noi.
Questo sguardo sul mistero della vita ci introduce al secondo segno che è quello dell’acqua attraverso cui riceviamo il battesimo. In questa Santa Notte, secondo la tradizione, viene amministrato il battesimo proprio perché con questo sacramento si rende evidente che la nostra vita unita a Cristo viene radicalmente cambiata. Anche in questo anno abbiamo la gioia di celebrare dei battesimi. Possiamo così contemplare l’efficacia della risurrezione di Cristo che dona a queste creature una vita nuova. Ma essi così piccoli e pieni di vita hanno bisogno di una vita nuova? Di quale vita parliamo? Con il battesimo non compiamo un rito magico, propiziatorio per la loro esistenza, non chiediamo salute e successo. Chiediamo la libertà dal peccato, da quel peccato che sfigura e fa invecchiare nell’egoismo. Chiediamo per loro il dono della vita, non solo e non tanto di quella biologica, ma quella eterna che va oltre le pulsazioni del cuore e si misura con le pulsazioni dell’amore, vissuto sull’esempio di Gesù che ci ha comandato di amarci come lui ci ama. L’uomo non ha ancora trovato la medicina per prolungare la vita biologica in eterno. In Cristo risorto invece la medicina per l’eternità ci è data e questi bambini, per la grazia dell’unzione e per immersione in Cristo, con il battesimo riceveranno la medicina che li introduce nella vita eterna. “Sì, quest’erba medicinale contro la morte, questo vero farmaco dell’immortalità esiste – lo afferma Benedetto XVI -. È stato trovato. È accessibile. Nel Battesimo questa medicina ci viene donata. Una vita nuova inizia in noi, una vita nuova che matura nella fede e non viene cancellata dalla morte della vecchia vita, ma che solo allora viene portata pienamente alla luce” (Omelia del Veglia di Pasqua 2010). Certo si tratta di una medicina che occorre prendere sempre e in dosi adeguate all’età e alle situazioni, perché nel momento in cui si smette di prendere l’antidoto subito il peccato e la morte ritornano prepotentemente a insidiare la nostra vita. Inizia per questi bambini il cammino nella vita vera e nell’orizzonte dell’eternità dell’amore di Dio, ma nello steso tempo dalla loro vita siamo tutti interpellati perché il Signore affida il loro cammino, oltre che ai genitori, anche a noi, al suo corpo che è la Chiesa.
Giungiamo così al terzo segno di questa liturgia: la comunità eucaristica che esulta di gioia. È il segno che più degli altri ci dice dove si trova ora il corpo del Risorto e ci permette di riconoscerlo e di incontrarlo vivente in mezzo a noi. Il Corpo del Risorto è presente qui in mezzo a noi attraverso la sua Chiesa. Noi siamo i testimoni del Risorto, siamo il suo corpo risorto e presente nella storia. In forza della sua risurrezione possiamo nutrirci del suo corpo e del suo sangue. Non solo lo vediamo e lo tocchiamo, egli si fa nostro nutrimento per trasformarci in lui. Si affida talmente alla sua Chiesa che il suo volto raggiante della luce della risurrezione può essere visto solo attraverso di essa. Quale grande responsabilità abbiamo! Ma il Signore sa suscitare santi e testimoni capaci di renderlo presente in ogni tempo e in ogni luogo. Ce lo ricorda P. Matteo Ricci che ha potuto affrontare e superare i momenti più difficili della sua missione grazie alla forza che riceveva dall’Eucaristia e dalla certezza che il Signore lo aveva mandato ad annunciare ai cinesi la sua morte e risurrezione per la loro salvezza. Salutiamo i giovani provenienti da tutta Italia che in questi giorni, guidati dai Padri della Compagnia di Gesù, camminando sulle nostre strade e visitando luoghi significativi della spiritualità nel nostro territorio, hanno approfondito la figura e l’opera del grande gesuita maceratese.
Cari fedeli, come le donne del Vangelo e sull’esempio dei grandi testimoni della fede anche noi corriamo a dare la sconvolgente notizia della risurrezione del Signore perché tutti gli uomini escano dal loro sepolcro e si aprano alla vita nuova in Cristo, nella consapevolezza e nella certezza che, come dice San Paolo: “se siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione” (Rm 6, 5). Auguri di una Santa Pasqua.
Sia lodato Gesù Cristo.

Padre Matteo Ricci merita una laurea ad honorem in Scienze della formazione!
tra le tenebre che avvolgono l’umanità il vescovo ha dimenticato pure la pedofilia
@ marco ciccarelli
Gesù- Io sono venuto per portare la vista ai ciechi, e a toglierla a chi dice di averla.
Dottori del Tempio -Che vuol dire che noi che siamo giusti siamo ciechi?
Gesù -se foste ciechi sareste senza peccato , ma pochè dite di vedere la vostra colpa rimane.
– GUAI GUAI A VOI IPOCRITI SCRIBI E FARISEI MAESTRI DEL NULLA!!
GUIDE CIECHE! ……. VOI SIETE SPLENDIDI FUORI COME SEPOLCRI IMBIANCATI MA DENTRO PIENI DI OSSA DI MORTI E PUTREFAZIONE…..
COME PENSATE DI SFUGGIRE ALL’IRA CHE VI SOVRASTA’?
IO DICO…..
parole TERRIBILI di condanna di Gesù verso i dotti del Tempio di Gerusalemme..
val la pena riascoltarle tutte da 0.50 a 3.12 del filmato dal Gesù di Nazareth di Zeffirelii http://www.youtube.com/watch?v=iiI8QharG4k nonchè quelle della cacciata dal Tempio dei mercanti: divenuto covo di ladri
-non si possono servire due padroni ; Dio e il denaro.
http://www.youtube.com/watch?v=MQFWvsEcqM0&feature=PlayList&p=717E9125737E0392&playnext_from=PL&playnext=1&index=7
Dice il Vescovo:
“il Signore Risorto ci chiama ad abbandonare i sepolcri dell’ipocrisia che trasforma i delitti in diritti e a far risplendere le ragioni della vita amando e servendo ogni uomo e in particolare i più deboli”…..
Appunto ABBANDONIAMO I SEPOLCRI DELL’IPOCRISIA…..
Mi pare che invece, spesso, il vescovo tenda a pontificare vedendo la pagliuzza nell’occhio degli altri ed ipocritamente, nelle omelie, quasi sempre nasconde e glissa sulle molte travi (passate e presenti) della Chiesa.
il punto è proprio questo, non si possono servire due padroni solo che il primo va spesso a braccetto con il secondo alla faccia della belle omelie
caro Cerasi, la Chiesa sull’ipocrisia ha costruito il piu’ grande business
Non a caso la “Chiesa SpA” è un’azienda che sta sul mercato da ben 2000 anni
Carissimi Marco,Tamara e Gianfranco, non facciamo di ogni erba un fascio, c’è anche la Chiesa dei Missionari permanenti sparsi in tutto il Mondo per un duro lavoro, dove molti perdono la vita svolgendo con coraggio la propria missione: possiamo partire, dalla Resistenza, dalla Mafia,dalla Camorra.
Infatti caro Tacconi è proprio sula pelle dei missionari, sul sangue dei veri credenti, sul sudore di tanti che si impegano quotidianamente che le gerarchie impreditoriali hanno costruito le loro fortune.
Non si tratta di fare di tutta l’erba un fascio, all’interno della Chiesa esistono sicuramente figure encomiabili, guarda caso pero’ sono quelle le persone che stanno veramente in prima linea a contatto diretto con le difficoltà di tanti, per questi personalmente nutro una stima incondizionata,gli altri(forse una discreta maggioranza) li vedo piu’ impegnati a far quadrare i loro conti piuttosto che spendersi per i bisognosi seguiti a passetto da un esercito di illusi che crede veramente che il prete conosca la verità assoluta.
se c’è una cosa che mi fa arrabbiare è quando mi si dice….non facciamo di ogni erba un fascio….. frase fatta con cui si sfugge al cuore del problema.
Caro Tacconi,perciò, , non nascondiamoci dietro il pulito per nascondere lo sporco. Ascolta le parole di Gesù che rivolge ai sacerdoti del Tempio.
Gesù ha diversi linguaggi e pretese diverse a seconda di chi vuole che raccolga il suo messaggio. In tutta la sua vita , lui l’uomo mite, il portatore di pace e perdono, guarda caso scatena la sua ira proprio a Gerusalemme e proprio nel Tempio e proprio verso i sacerdoti. E’ qui che pronuncia le parole di massima condanna e quasi di non speranza di perdono verso di loro perchè è da questi che esige la massima apertura degli occhi della Fede e la più alta fedeltà a Dio.
E quindi il loro peccato è al di sopra di ogni altro peccato , perchè …..essi non sono ciechi ma dicono di vedere .
“Come pensate di sfuggire all’ira che vi sovrasta?”
Gesù non si rivolge, oggi come allora, ai missionari e agli uomini perbene della sua Chiesa caro Tacconi , ma a chi si ammanta ipocritamente dello splendore Dio per nascondere la putrefazione e il marcio che c’è in chi parla a suo nome e dice infatti ….io dico che questa casa- il Tempio- crollerà pietra su pietra per colpa vostra .
Cosa c’entra l’introduzione della RU486 con la “sempre più radicata mentalità eugenetica”? O il Vescovo di Macerata è un povero ignorante o è in evidente malafede! Per fortuna i cattolici italiani sanno chi veramente ha fatto dimezzare gli aborti in questo paese: non i vescovi con le loro assurde teorie, ma i radicali italiani,le organizzazioni femministe e tutti quelli che hanno contribuito all’approvazione della legge 194. Una legge che funziona e che tanti altri paesi ci invidiano. E che potrebbe funzionare ancora meglio se solo ci fosse più informazione sessuale x i giovani e più tutela x le donne immigrate. Allora si che riusciremmo a ridurre di quasi il 100% il numero degli aborti! Altro che Vescovi o Papi!!
Carissimi, la vostra rabbia è anche la mia. Nel mio piccolo ruolo politico, civile e famigliare, ho cercato sempre di stare dalla parte dei più deboli,subendone spesso sopprusi.
Il mio impegno,non è venuto da una occasione, come in questo “caso.”
Ma da una costante battaglia contro le ingiustizie. Non attendo certo che il Tempio crolli perchè la parte più umile è molto più forte.
sono d’accordo Tacconi. nella Chiesa , i credenti , come nello Stato la società ciivile, sono di gran lunga migliori di quelli che li rappresentano.
A parte il Papa come successore di Pietro, ma le gerarchie ecclesiastiche a che servono?? quale carriera terrena deve fare un credente?. mi sbaglio o per l’elezione del Papa è previsto che qualsiasi uomo battezzato potrebbe salire al soglio di San Pietro? .ammesso che succeda mai una cosa simile, è previsto infatti che seduta stante all’accettazione della nomina, il prescelto venga subito consacrato vescovo .
Mi spiace ,ma non sono accettabili certi privilegi che si sono sostituiti alla semplicità del Vangelo…….andate come pecore tra i lupi, non portate con voi neanche una bisaccia, entrate nelle città e chiedete . dove non verrete accolti andatevene e scrollatevi la polvere da sotto i sandali.
Tutto il contario…….a parte San Francesco, che sappiamo quello che ha dovuto tribolare per essere riconosciuto dall’apparato di potere ecclesiastico, ma che comunque, non è servito nemmeno lui a far cambiare il corso della storia della Chiesa romana. Ciò non toglie che ci sono stati e ci saranno sempre grandi uomini di Chiesa …. per fortuna.
Detto questo, l’ennesima cosa che non dovrebbe fare la Chiesa , è interferire con le leggi dello Stato ma soprattutto schierarsi con una qualsiasi parte politica perchè questa non potrà mai rappresentare la totalità del messaggio evangelico .. se per entrare nelle coscienze dei fedeli , la Chiesa sente la necessità di dover passare ogni volta dalle cabine elettorali, questo indica una sola cosa: che la Chiesa non è in grado di creare coscienze così robuste da poter affrontare le sfide della vita che ogni cristiano vive , entro i confini di uno Stato che si da regolamenti autonomi da ogni credo religioso, perchè lo Stato è lo Stato ed è di tutti ,compresi i cattolici . Non c’è facoltà che derivi da una qualsiasi legge che tenga.: un buon cristiano sa , se è ben formato ai precetti del Vangelo cosa può o non può fare. e il compito di formazione delle coscienze spetta appunto alla Chiesa svolgerlo.
che la Chiesa si interroghi dunque sul suo apostolato prima di ogni altra cosa.
onde evitare fraintendimenti di sorta, questo lo dice una persona come me che ha poche certezze nella vita e una di queste, è che la vita ,ogni forma di vita e a qualsiasi stadio di esistenza , è sacra e non solo quella degli uomini,ma tutta , di tutto il creato.
Bella e molto spirituale l’omelia del vescovo
Molto terreno invece il seguente fac-simile disponibile nel sito della diocesi:
FAC-SIMILE TESTAMENTO OLOGRAFO
Sano di mente e nel pieno esercizio delle mie facoltà, intendo disporre, come effettivamente dispongo, di tutti i beni in mio possesso al momento della mia morte.
Revoco ed annullo ogni mio precedente testamento e voglio che questo solo abbia valore ed esecuzione.
Nomino erede universale di quanto possiedo l’ente ……………… (oppure persona fisica)………………
Lascio a titolo di legato:
-l’autovettura ………………………… a ………………………………………………………………………
-il mobilio di casa a ………………………………………….
-ecc …………………………………………….
Nomino esecutore testamentario ………………………………………………………..
………………………….. (data) …………………………
(firma) ……………………………………..
Veramento molto terreno questo facsimile. A disposizione di chi? Per fare cosa?
@Menghini
La seconda che hai detto….
ma non era la prima condizione……..se vuoi seguire me, va’, vendi tutto e donalo ai poveri.?
e anche…..è più facile che un cammello entri nella cruna di un ago che un ricco nel Regno dei Cieli ?
chissà se vale il testamento notarile “per spogliarsi ” degli averi quanto quello di rinunciare a tutto in vita…..chissà!
@Tamara.
La precondizione è un tantinello cambiata, e non da oggi.
Hai mai visto qualche alto gerarca della curia vivere in povertà?
Sono 2.000 anni che stano spingendo il cammello, ma dalla cruna dell’ago ancora non ci è passato….