I presidi maceratesi in coro:
‘I crocifissi devono restare in aula’

Dopo la sentenza della Corte Europea - di Alessandra Pierini -

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CROCIFISSO

di Alessandra Pierini

La presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche è “una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni”. Così la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha accolto la denuncia di una madre italiana. Il Governo italiano ha presentato ricorso  e la questione verrà ridiscussa tra tre mesi, dopodichè qualora venisse accettata sarà definitiva. In passato il problema era stato già sollevato in Spagna e in Italia dal Giudice Tosti (https://www.cronachemaceratesi.it/?p=11344). In attesa della pronuncia definitiva che significherebbe eliminare tutti i crocifissi dalle scuole, i presidi della nostra provincia da noi sentiti si dicono unanimamente contrari alla sentenza europea.
Pierfrancesco Castiglioni, dirigente dell’Istituto Tecnico Commerciale “Gentili” di Macerata precisa: “Innaznitutto la sentenza non è vincolante, in secondo luogo c’è un documento bipartisan in cui i parlamentariitaliani in Europa si sono detti contrari, lo stesso Governo italiano si è attivato e persino il Ministero è contrario. Ritengo che il crocifisso rappresenti un simbolo universale e da  seguire non è quella ad escludendum ma piuttosto ad integratio, perciò preferirei che venissero accettate tutte le manifestazioni religiose. Nella nostra scuola abbiamo già esperienza con ragazzi appartenenti ad altre religioni ma la convivenza non  dà problemi. Lo scorso anno un ragazzo musulmano ha partecipato ai riti natalizi e si è unito pregando per i suoi cari e questo ci è sembrato un atto di normalità molto apprezzabile.”
Dello stesso avviso Ferdinando Romagnoli, preside del Liceo Scientifico  del capoluogo “G. Galilei”: “La normativa europea, pur importante, non vale finchè il Ministero non la accetta e non ci dà ordini in merito. Nella nostra scuola, nonostante la presenza del crocifisso nelle aule, abbiamo sempre dato la massima disponibilità ad ogni manifestazione religiosa.”
Sauro Pigliapoco, dirigente  del Liceo Classico “Leopardi” di Macerata, fa un excursus storico: ” Il fatto che ci siano i crocifissi nelle aule dipende da una legge del 1924 che li considera arredi scolastici da esporre a fianco della foto del Presidente della Repubblica. Io ritengo che il crocifisso non sia un arredo ma un simbolo religioso e va trattato come tale.”
Enrico Foglia, Preside dell’Istituto Tecnico Commerciale “F. Corridoni” di Civitanova Marche ricorda la sua esperienza: “Sia come funzionario che come uomo non sono d’accordo a rimuovere il crocifisso. Quando andavo a scuola io già c’era…ormai è una consuetudine”.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Carla Sagretti, eclettica Preside del Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Civitanova Marche: Penso che la sentenza europea non tiene assolutamente conto delle nostre radici, profondamente legate a frati e monaci. Non credo che il crocifisso possa in alcun modo offendere la multiculturalità. Quando ci siamo trasferiti nel nuovo istituto, una scuola di san Ginesio ci ha donato delle croci in ferro battuto. Le ho messe a disposizione dei ragazzi e sono stati loro stessi a chiedermi di poterli appendere quindi è un simbolo molto sentito che dobbiamo conservare.”
Il dirigente amministrativo dell’istituto Superiore “Filelfo” di Tolentino Enrico Paolucci propone un altro punto di vista: “Penso che in questi casi debba prevalere il buon senso, nelle nostre scuole non c’è alcun tipo di problema legato al crocifisso, vediamo di non sollevarlo noi. D’altronde il Crocifisso è un simbolo religioso ma rappresenta l’uomo dei dolori e un immenso atto d’amore in cui tutti si possono ritrovare. La questione come è stata proposta mi sembra più una battaglia ideologica tra laicisti ed integralisti, battaglia che ha invaso le menti dei giuristi che hanno fatto questa scelta.”


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