I presidi maceratesi in coro:
‘I crocifissi devono restare in aula’
Dopo la sentenza della Corte Europea - di Alessandra Pierini -
di Alessandra Pierini
La presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche è “una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni”. Così la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha accolto la denuncia di una madre italiana. Il Governo italiano ha presentato ricorso e la questione verrà ridiscussa tra tre mesi, dopodichè qualora venisse accettata sarà definitiva. In passato il problema era stato già sollevato in Spagna e in Italia dal Giudice Tosti (https://www.cronachemaceratesi.it/?p=11344). In attesa della pronuncia definitiva che significherebbe eliminare tutti i crocifissi dalle scuole, i presidi della nostra provincia da noi sentiti si dicono unanimamente contrari alla sentenza europea.
Pierfrancesco Castiglioni, dirigente dell’Istituto Tecnico Commerciale “Gentili” di Macerata precisa: “Innaznitutto la sentenza non è vincolante, in secondo luogo c’è un documento bipartisan in cui i parlamentariitaliani in Europa si sono detti contrari, lo stesso Governo italiano si è attivato e persino il Ministero è contrario. Ritengo che il crocifisso rappresenti un simbolo universale e da seguire non è quella ad escludendum ma piuttosto ad integratio, perciò preferirei che venissero accettate tutte le manifestazioni religiose. Nella nostra scuola abbiamo già esperienza con ragazzi appartenenti ad altre religioni ma la convivenza non dà problemi. Lo scorso anno un ragazzo musulmano ha partecipato ai riti natalizi e si è unito pregando per i suoi cari e questo ci è sembrato un atto di normalità molto apprezzabile.”
Dello stesso avviso Ferdinando Romagnoli, preside del Liceo Scientifico del capoluogo “G. Galilei”: “La normativa europea, pur importante, non vale finchè il Ministero non la accetta e non ci dà ordini in merito. Nella nostra scuola, nonostante la presenza del crocifisso nelle aule, abbiamo sempre dato la massima disponibilità ad ogni manifestazione religiosa.”
Sauro Pigliapoco, dirigente del Liceo Classico “Leopardi” di Macerata, fa un excursus storico: ” Il fatto che ci siano i crocifissi nelle aule dipende da una legge del 1924 che li considera arredi scolastici da esporre a fianco della foto del Presidente della Repubblica. Io ritengo che il crocifisso non sia un arredo ma un simbolo religioso e va trattato come tale.”
Enrico Foglia, Preside dell’Istituto Tecnico Commerciale “F. Corridoni” di Civitanova Marche ricorda la sua esperienza: “Sia come funzionario che come uomo non sono d’accordo a rimuovere il crocifisso. Quando andavo a scuola io già c’era…ormai è una consuetudine”.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Carla Sagretti, eclettica Preside del Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Civitanova Marche: Penso che la sentenza europea non tiene assolutamente conto delle nostre radici, profondamente legate a frati e monaci. Non credo che il crocifisso possa in alcun modo offendere la multiculturalità. Quando ci siamo trasferiti nel nuovo istituto, una scuola di san Ginesio ci ha donato delle croci in ferro battuto. Le ho messe a disposizione dei ragazzi e sono stati loro stessi a chiedermi di poterli appendere quindi è un simbolo molto sentito che dobbiamo conservare.”
Il dirigente amministrativo dell’istituto Superiore “Filelfo” di Tolentino Enrico Paolucci propone un altro punto di vista: “Penso che in questi casi debba prevalere il buon senso, nelle nostre scuole non c’è alcun tipo di problema legato al crocifisso, vediamo di non sollevarlo noi. D’altronde il Crocifisso è un simbolo religioso ma rappresenta l’uomo dei dolori e un immenso atto d’amore in cui tutti si possono ritrovare. La questione come è stata proposta mi sembra più una battaglia ideologica tra laicisti ed integralisti, battaglia che ha invaso le menti dei giuristi che hanno fatto questa scelta.”

La levata di scusi dei Presidi, rispetto ad una decisione della Corte Europea, meria una risposta specifica per ogni eventuale eccezione sollevata.
Il Preside dell’ITC di Macerata può anche affermare che la decisone non è vncolante forse perchè, seguace del “me ne frego” di Mascellona memoria, crede che le leggi possano essere aggiratte, disattese, ignorate.
Che ci sia un documento bipartisan dei parlametnari europei non significa nulla.
Se il ricorso, presentato dal Governo italiano venisse rigettato, egli dovrebbe seguire la legge e non le sue idee personali.
Tra l’altro che razza di giustificazione tira fuori (e cosa c’entra) che, nella sua scuola, un ragazzo mussulmano ha partecipato ai riti natalizi?
Nel 2006 ho partecipato ai riti del Diwalii, ma mica sono iduista…
Anche il Preside del Liceo Scientifico dice una cosa inesatta.
La sentenza (se confermata) vale ed è compito dell Parlamento italiano recepirla.
Il Governo italiano non è libero di recepire (o rigettare) una sentenza Europea, ma è obbligato: che poi non lo faccia è un altro discorso.
Il Preside del Liceo Classico di Macerata cerca di nascondersi dietro una norma del 1924.
Ma per esperienza sa benissimo (o dovrebbe saperlo) che in Italia ci sono centinaia di norma disattese e cadute nel dimenticatoio e che quindi non si può resumarene una per continuare a violare una decisione della Corte Europea.
Anche in questo caso, se la sentenza venisse confermata, legge del 1924 (quando la religone cattolica era religone di Stato: ora NON lo è più, grazie a Dio) o del 1936 oppure del 1860 la normativa italiana andrebbe cambiata.
Anche il Preside del’ITC di Civitanova fa un tantinello di confusione.
Lui è un Preside quindi, se la normativa viene recepita, non ha la facoltà di scegliere come uomo o come funzionario.
Può solo attendere che il Governo la faccia sua e poi eseguire: dire che c’è da tanti anni non significa nulla.
La Preside del Liceo Scientifico di Citanò fa un escursus (chiamando anche in causa pretie monaci) riguardo alle nostre radici.
Ma la sentenza della Corte Europea con le nostre radici non ci azzecca nulla.
Che il crocifisso sia un simbolo religioso, anche molto sentito, non significa anche qui che al solito noi italiani possiamo fare cme cavolo ci pare e fingere che non ci siano leggi.
Anche al Preside Palucci bisognerebbe ricordare che la Corte non entra nel merito della storia e dela cultura italica ma fa un discorso di tipo completamente diverso.
Indipendentemente se uno è credente o meno il Crocefisso è una nostra identità nazionale che non si può sottacere. Ricordo un discorso di Papa Giovanni Paolo II che disse in sostanza che l’Europa ha rinunciato da tempo a “fare la storia”. Questa affermazione si ricollegaga al disorso della presenza o meno dei Crocefissi nelle scuole, che non dimentichiamo la Corte Europea ha escluso perché offensiva per i non credenti e per i seguaci di altre fedi religiose. Allora pongo la questione se per la maggioranza degli italiani e dei maceratesi, in particolare, non sia altrettanto offensivo il Ramadam, o la costruzione delle moschee. Roma capitale del cristianesimo ospita la più grande moscea europea. Alla Mecca non ci sono cattedrali cristiane. Nei paesi mussulmani se ci si converte al Cristaianesimo si è condannati a morte. In conclusione la tolleranza deve essre reciproca, se non c’è reciprocità non ci può essere toleranza.
Ieri in Piazza della libertà campeggiava un banchetto della Lega Nord che raccoglieva le firme per non togliere i crocifissi dalle scuole. Sullo stesso banchetto campeggiava la seguente scritta sugli indiani: “Hanno subito l’immigrazione ed ora vivono nelle riserve…”. Chiedo scusa agli immigrati per la vergognosa presenza di quelle persone che hanno unito Cristo (che parlava di accoglienza) al razzismo puro, in una città nella quale l’integrazione è più che buona.
Mi scandalizza anche il fatto che, nè la Chiesa nè l’amministrazione comunale, abbiamo notato questo contrasto stridente. Fossi stato io il Sindaco o dil Vescovo li avrei costretti a scegliere una delle due cose..o sei razzista o difendi Cristo!!
Simboli, crocifissi, identità, radici, tradizioni…
Quanto tempo e quante energie sprecate!
Quanto sarebbe meglio per tutti se ci fossero più persone (credenti o meno non ha importanza) che si dedicassero, invece che a parlarne a sproposito, a mettere in pratica i principi di accoglienza, uguaglianza, difesa dei diritti, rispetto! Se non sbaglio era quello che predicava un certo Gesù…
Peppe:
Essere veramente un buon cristiano (secondo gli insegnamenti di Gesù, non certo secondo gli insegnamenti della chiesa) è troppo difficile, quasi impossibile.
I cattolici nemmeno ci provano.
Peccano in continuazione, alcuni sono probabilmente anche peggiori di chi crede poco… Ma poi si ripuliscono l’anima con la confessione (grossissima trovata questa).
Te l’immagini se non ci fosse la confessione (del resto Lui ci vede e sa benissimo cosa facciamo, cosa ci confessiamo a fare? Lui sa benisismo se siamo pentito o meno, il prete invece che ne sa?)?
.
.
Ipotizziamo: se pecchi e non segui ciò che Gesù dice sprofondi nell’inferno (senza passare dal via): risultato 0,5% (e do un dato in eccesso) di veri cattolici al mondo (ed in questo elenco stanno ovviamente fuori il 99,99999% del totale dei preti, monache, vescovi, cardinali, papi degli ultimi 2000 anni) 🙂
Devo contraddirti Gianfranco.
“Essere veramente un buon cristiano (secondo gli insegnamenti di Gesù)” non è così difficile. C’è un sacco di gente che lo fa: alcuni sono cattolici, altri protestanti, altri musulmani o di altre religioni, altri ancora sono atei o agnostici.
Cosa ha in comune questa gente? Non certo la religione nè niente di simile: solo una visione del mondo e della persona che va ben oltre la meschinità di chi si preoccupa solo di difendere la propria parrocchietta. Del resto le cose che ha detto Gesù (se veramente le ha dette, visto che c’è chi sostiene che non sia mai esistito) le hanno dette anche Gandhi, Martin Luther King, Rosa Parks, Madre Teresa, Nelson Mandela, Aung San Suu Kyi e tanti altri. Tutta gente che non si è nascosta dietro l’ipocrisia, non ha avuto bisogno di simboli, non si è rifugiata in un’idea di appartenenza: ha solo messo in pratica ciò che credeva giusto fare.
C’è tanta gente per bene al mondo, che si occupa seriamente del proprio prossimo e permette al genere umano di sopravvivere: tutte persone che lavorano in silenzio e non fanno proclami sulla difesa dell’identità e altre boiate del genere.
Appunto Dantini difesa dei diritti calapestati per volere di una minoranza che ha problemi nel vedere esposto il Cocecefisso. Ma di cosa stiamo parlando? E chi parla è un laico non credente.
@ Gianfranco
Perdonami, caro Gianfranco, ma mi tocca smentirti.
Di cristiani che si riconoscono al 100% nel magistero della Chiesa e del Papa (di ogni Papa, e in tutto il magistero, non solo in quello che collima con l’intellettuale laicista di turno) siamo di più di quanti vorresti far credere tu. Anzi, siccome tu dici “nessuno”, comincio a smentirti io che sono “uno”.
@ Peppe
Anche a te vorrei dire, caro Peppe, che siamo moltissimi cristiani che – sia pure coi limiti della nostra umanità fallace (ma “chi è senza peccato scagli la prima pietra”) – crediamo in Gesù Cristo presente e vivo nella Sua Chiesa (sia laica che consacrata). Poi, ovviamente, ci sarebbe da mettersi d’accordo su cosa intendiamo per “essere un buon cristiano”, perché secondo me il più grande equivoco sta tutto lì.
Caro Filippo giustamente parli di Cristo come credente credo e non usi il termine Gesù. La fede è un fatto che comporta coerenza in ciò che si crede ed è questo il punto, non tanto “l’essere un buon cristiano”, perché in questa seconda accezione non ci si può che non richiamare alla “Rivelazione” dei Vangeli. Scusami la precisazione, ma vorrei chiederti alcune riflessioni sul presunto fastidio di vedere esposto il Crocefisso, perchè è questo un altro punto della questione. Si travalica infatti il senso stesso delle cose, perchè cristanamente parlando l’esposizione o meno del Crocefisso, in termini di fede, nulla cambia. Cambia invece considerare i mortivi, a mio avviso di squallida retroguardia ideologica, di chi lo vorrebbe tolto. A me non da nessun fastidio, anzi mi ricorda romanticamente quando da bambino andavo ascula, e allora perché accanirsi?
Caro Filippo,
Ma chi parlava di magistero?
Io parlavo del’essere cristiano e seguire gli insegnamenti e comportarsi, sempre, da cristiano: non come accade invece a tutti che ci si comportano a corrente alternata.
Certo che così è facile essere un buon cristiano: hai dalla tua che, se sbagli, puoi andare tranquillamente a confessarti e ripulirti l’anima.
Se non ci fosse la confessione e bisognasse essere tutta la vita “alla Francesco di Assisi” riconfermo quanto detto sopra: il 99,999999% dei cattolici-apostolici-romani non riuscirebbe ad esserlo per tuttala vita.
————————-
Caro Peppe,
Quello che tu indichi come essere “un buon cristiano” non significa nulla per un mussulmano o per un induista o per un buddistain quanto loro sono buoni mussulmani, buoni induisti, buoni buddisti.
I cosidetti “insegnamenti” di Cristo non sono sua esclusiva proprietà in quanto in ogni religione c’è la ricerca del bene, in religoni apparse anche secoli prima della venuta di Cristo.
Ogni buon religioso (o buon laico o agnostico o non credente) se fa del bene si occupa seriamente del proprio prossimo e permette al genere umano di sopravvivere: sono tutte persone che lavorano, in silenzio, ed hanno dentro di se un alto senso dela fratellanza e della giustizia.
@ Placido e gli altri amici
Caro Placido, hai perfettamente ragione. A me il crocifisso non dà alcun fastidio nelle scuole o negli uffici comunali. Ora si dirà che a me, ovviamente, non dà alcun fastidio perché sono credente; e sarà vero. Ma dico pure che a me, quando ho visitato Israele, non ha dato nessun fastidio la stella di Davide; così come non mi ha creato turbamento di sorta, nei paesi musulmani visitati, la mezzaluna.
Vorrei aggiungere – perché l’ho detto pure a Multiradio dove sono stato ospite alcuni giorni fa – che, insegnando italiano ai minori extracomunitari, non ho mai avuto alcun problema relazionale mostrando il crocifisso che ho sempre al collo. Come molto saggiamente ritiene Papa Benedetto XVI, la condizione fondamentale per il dialogo è la chiara identità degli interlocutori. Tutti i ragazzi stranieri musulmani che conosco sanno perfettamente che io sono cattolico apostolico romano e questo non ha mai – dico proprio mai – creato motivo di dissidio o divisione: tutt’altro!
La vera battaglia che stiamo subendo in Italia e in Europa – dietro la falsa premura verso le minoranze religiose – è in realtà combattuta dal vero dio di questa nostra comunità internazionale: mammona = danaro = banche e massoneria.
Non c’è un solo musulmano, in Europa, che possa dirsi contrario alle posizioni della Chiesa in tema di bioetica, per esempio. Questo non per addentrarmi in un altro territorio ancora, quanto per ribadire – dati raccolti e esperienze personali alla mano – che il vero dissidio non è tra i credenti delle diverse fedi.
Venendo dunque al crocifisso, la battaglia è essenzialmente culturale: come negare che l’Europa abbia radici cristiane (il che è folle da un punto di vista prettamente storico), così ogni simbolo che lo ricordi diviene il grillo parlante che va schiacciato.
Il mio riferimento all’impegno cristiano era invece in risposta a Gianfranco, che si piccava di ridurre a risibili considerazioni da bar di second’ordine una storia di 2000 anni che ha generato al mondo gente come San Francesco, Sant’Agostino, Madre Teresa, Don Bosco, San Francesco Saverio, Padre Matteo Ricci, Giovanni Paolo II, Paolo VI, Giovanni XXIII, Don Orione, Don Gnocchi, Don Primo Mazzolari, Don Zeno, San Filippo Neri, etc.
E – caro Gianfranco – San Francesco si confessava come tutti gli altri: per noi, infatti, il cristianesimo significa far consistere Cristo non in un esempio ma in un dono. Tradotto significa che non è cristiano chi si sforza di somigliare a Gesù (perché, nonostante lo sforzo, risulterà sempre impossibile – tra l’altro questa concezione è stata condannata da molti concili e va sotto il nome di pelagianesimo; il principale detrattore fu proprio sant’Agostino); cristiano è chi, in forza del proprio Battesimo, riceve la natura stessa di Cristo e, come San Paolo, non è più lui che vive ma Cristo che vive in lui. In questo senso, può perdere la propria vita per il proprio nemico: “Amatevi come io vi ho amato”, e Lui ci ha amati proprio così: perdendo la vita per noi quando noi eravamo suoi nemici. Un cristiano non è uno che non dice la verità; però è uno che lascia che il male dell’altro ricada su di lui senza ribellarsi. Un cristiano è uno che perdona. E soprattutto un cristiano è uno che riconosce l’impronta di Dio in tutti i fatti della sua vita, e proprio per questo può benedirlo anche nella croce.
Capisci bene, caro Gianfranco, che la nostra umanità è così fallace che c’è bisogno davvero di una grande grazia di Dio per incarnare tutto questo. Capisci anche che confessarsi, parimenti, non significa mettersi a posto la coscienza per continuare a fare quello che uno vuole.
Dipende tutto da quali sono le priorità di uno nella vita: io vorrei diventare cristiano alla maniera che ti ho detto qui sopra, anche se mille volte al giorno non ci riesco. Però sono convinto che questo modo di vivere sia la Vita e la Felicità, perché l’ho toccato con mano più di una volta e ho visto che non è una follia dei preti ma la verità.
Certo, sono tantissimi quelli che dicono che essere cristiani significa non ammazzare e non rubare, e fine delle trasmissioni. Credo dunque che non a caso Giovanni Paolo II tante volte abbia insistito sull’urgenza di rievangelizzare i cristiani.
Caro Filippo,
Non voglio assolutamente addentrarmi in disquisizioni filosofiche sulla chiesa ma vorrei invece farti soltanto qualche appunto storico.
Non credo sia un mistero che la chiesa è sempre stata una struttura politica molto conservatrice e che il cosiddetto progresso, nel corso dei secoli, sia nato e cresciuto in molti posti, ma non certo da dentro la chiesa.
Così come ha generato tante “buon persone” la chiesa (ma non solo quella cattolica: ogni religione ha avuto i suoi “sant’uomini”) mi sembra di ricordare che (specificatamente la chiesa cattolica) ha generato (nel corso dei secoli fino a quasi i giorni nostri) soprattutto tante immani tragedie: guerre, stupri, carestie, massacri, violenze, conversioni forzate, crociate, inquisizione, ecc. ecc. in nome di cristo re in quanto (fino a che ha avuto potere) la chiesa era tutto fuorchè una organizzazione “pacifica”.
Quando, poi, ha perso ogni potere temporale si è trasformata da una chiesa di leoni assassini in una chiesa di pecore.
Sul fattto che poi, neanche tanto tempo fa, ancora i sacerdoti bernedicevano le armi la dice lunga sulla voglia di pace e di giustizia della chiesa…
Vedi tu Filippo vedi la chiesa come entità spirituale, io più modestamente la considero un’organizzazione politica che ha scopi politici, che ha fatto sempre politica e che, involontariametne, fa anche religione.
@Gianfranco
Caro Gianfranco,
non ti farebbe mica male studiare un po’ di Storia, sai… le fonti, dico. E’ bellissimo ristudiare la storia basandosi sulle fonti e non solo sulla storiografia. E soprattutto è bellissimo conservare le proprie idee avendo però la capacità storico-critica di calarsi dentro i tempi che si studiano. Sennò facciamo solo demagogia (o apologia).
Perchè Filippo: tu hai forse letto che le crociate furono delle alllegre scampagnate di boy-scout e che i vari massacri e stupri furono solo ininfluenti “danni collaterali”?
Oppure che la conversione, a forza violenze, degli indios in America Latina è solo una diceria?
E che dire dell’ipocrisia delle radici “gudaico-cristiane” quando, fino a non più di 30 anni fa, gli ebrei erano considerati ancora (religiosamente) sub-umani visto che avevanoammazzato Cristo?
E sempra proposito degli ebrei che dire deleconversoni forzate di bambini ebrei “benedette” dalla chiesa apostolica-cattolica-romana?
Caro Filippo, come ti ho detto, una volta perso il potere temporale la chiesa si è trasformata, da una chiesa di spada ad una chiesa di pace.
Ma non si è trasformata per scelta, ma solo perchè è stata costretta, altrimenti oggi avremmo ancora mastro titta che decolla le teste a roma…
Mi chiedo allora da dove spunti San Francesco, che sottopone il suo carisma e la sua santità al discernimento del Papa, se duemila anni di cristianesimo sono stati tutti e solamente una grande carneficina. Fermo restando poi che proprio San Francesco partì per una crociata con la ferma intenzione di convertire i musulmani. Che si fa? Smontiamo San Francesco in due persone perché altrimenti non supera la prova dei laicissimi pontefici della modernità?
Mi pregio ricordarti che l’idea (e la pratica) di ospedale civile gratuito per i poveri nasce dalla Chiesa cattolica; così pure le Università; così pure le opere assistenziali; strano che una chiesa di spada abbia prodotto frutti così buoni per la società civile!
Stranissimo poi che il buonissimo selvaggio americano, violentato da quei cattivoni dei cristiani (in realtà poi erano gli spagnoli, che – così come i talebani di oggi non sono di certo sovrapponibili ai musulmani – non necessariamente debbono ritenersi sovrapponibili ai missionari) solo due pagine prima – nello stesso libro di storia – vivesse in una società fortemente gerarchica, con tanto di schiavi e sacrifici umani: hai visto mai che alla dissoluzione di quei regni illuminatissimi e filantropici abbia contribuito la rivolta dei propri ceti deboli e trattati alla stregua dei paria indiani?
Che poi vi siano anche pagine meno gradevoli non c’è dubbio: ma chiudere duemila anni nei soliti due o tre clichet è un po’ da “Grande fratello”, permettimi…
Filippo, Filippo….
Piegare la storia a tuo uso e consumo….
Francesco di Assisi sicuramente avrà voluto convertire i musulmani ma… Non credo che l’avrebbe fatto a colpi di spada (non mi pare che fosse il suo stile) e tra l’altro quella della conversione dei mussulmani restò solo sulla carta in quanto in Terra Santa non ci arrivò mai, quindi fai solo un processo alle intenzoni.
Ma nessuno mette in dubbio che la chiesa abbia fatto anche cose buone come l’ospedale per i poveri (e l’università per i ricchi) ma questo non toglie tutti gli “aspetti negativi” di una chiesa che ha sempre fatto politica (anche con l’inganno e il veleno).
Strano che prprio tu parli degli spagnli, come se fossero degli extraterresti miscredenti, quando proprio la “conquista” avvenne per mano dei soldati della cattolicissima Spagna.
Che poi gli indigeni sudamericani praticassero sacrifici umani e si inginocchiassero al sole non è motivo sufficiente certamente per essere sterminati/salvati in nome della croce.
E permettimi di farti presente che le “pagine meno gradevoli”, che tenti di contrabbandare come uno o due piccolissimi sbagli, non sono altro che guerre, morte e carneficine… Una scia di sangue lunga oltre 1500 anni
Tra l’altro quanta colpa ha la chiesa nei confronti dei “fratelli maggiori”, fino a 40 anni fa (40 anni non trecento), accusati di essere deicidi?????
E chissà mai perchè, ogni volta che il popolo “morto di fame”, nel corso dei secoli, si sollevava contro i potenti, la chiesa cattolica apostolica romana era semrpe dalla parte dei ricchi…
Che poi vi siano state figure religiose, con due attributi grossi come una casa, che hanno fatto opere buone ed aiutato gli ultimi non toglie che la chiesa, come istituzione, ha sempre fatto politica ad uso e consumo proprio.
Ti consiglio la lettura delle pagine sul Risorgimento italiano a cura di Angela Pellicciari. Scrivo di proposito “a cura” perché, eliminando le sue considerazioni, le pagine riportano testualmente i documenti d’archivio e le lettere dei salvatori della patria dalla cattiveria sanguinaria dello Stato Pontificio. Potrai così anche verificare quanto fu ampia e convinta la partecipazione del popolo a fianco dei Savoia e di Garibaldi (la cui prodigiosa spedizione fu finanziata – almeno fino a qui lo saprai, mi auguro… – dal Re d’Inghilterra, capo mondiale della Massoneria).
Filippo, se non erro, la Pena di Morte in Vaticano come condanna è stata definitivamente rimossa da Giovanni Paolo II nemmeno troppi anni fa.
Pensa un pò che in Toscana era già stata abolita nel 1786 (e nel resto d’Italia nel 1889)….
Sempre se non erro, pur cambiando nome, la Congregazione della sacra romana e universale Inquisizione ancora esiste in Vaticano: si è rifatta il trucco ma i compiti, aggioranti, sono sempre gli stessi.
Oppure vogliamo parlare del “Crimen sollicitationis” documento del 1962 ma tenuto segreto fino al 2001 che definiva le procedure da seguire in merito ai casi di abusi commessi da sacerdoti nei confronti dei fedeli, in particolare quelli di natura sessuale….