Un calcio nell’occhio:
la violenza dei genitori

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di Alessandro Porro

Un calcio nell’occhio non è solo un colpo proibito e doloroso.

Può essere qualcosa che percuote la nostra sensibilità, che risalta nella quotidianità delle nostre terre, che fa parlare per l’eccezionalità dell’evento o rimane in mente per la sua ordinaria quanto sconcertante semplicità, trascende la rurale ripetitività delle abitudini maceratesi e risalta in quanto dura o incomprensibile.

“Un calcio” perché è di sport che si vuol parlare, non solo pallone, ma palla a spicchi, palline da tennis, mazze da baseball, salti in lungo o in alto, piroette e verticali, tempo libero e eventi.

“Nell’occhio” in quanto sarà osservato come in una lettura con lente di ingrandimento ciò che merita essere segnalato per la sua straordinarietà.

Questo è il nome che avrei scelto per questo spazio dove vorrei far convergere le voci di tante persone e commentare, da cronista o sportivo, da concittadino e comunque sempre da esterno osservatore alcune delle vicende che colpiscono le nostre coscienze e la nostra attenzione.

Sarà un opinione personale che prenderà spunto da fatti di cronaca, ma anche da segnalazioni e considerazioni che chiunque abbia qualcosa da indicare o argomenti di partecipazione può inviare alla redazione di Cronache Maceratesi.

Il mio commento risultante non avrà la presunzione di indicare il giusto pensiero o la risposta finale, sarà piuttosto una base di discussione sulla quale girare ed elaborare le vostre considerazioni che ad esso verranno affiancate e alternate.

Argomento che coinvolge tutti essendo ognuno di noi coinvolto.

E’ la nostra città, il nostro tempo, i nostri interessi, sono le nostre passioni, coinvolgono i figli o gli amici, ci vedono protagonisti o spettatori questi avvenimenti saranno la nostra piattaforma di discussione.

***

Prima puntata.

CRESCERE E REGREDIRE

La vicinanza degli eventi ne segnala un malcostume emergente o la casualità ha portato alla cronaca due fatti sporadici pur sempre di sconcertante imbarazzo?

Mi riferisco alle anomale risse e imbarazzanti liti scoppiate ai bordi di campetti di calcio della nostra città e portate alla pubblica piazza dai quotidiani locali nella scorsa settimana.

La segnalazione assume tutta la sua rilevanza se si considera che ad affrontarsi nel rettangolo verde non erano rivali storiche di anziani e navigati combattenti del pallone, ma squadre giovanili della nostra provincia, del nostro comune.

La cronaca riporta di parole e schiaffi volati tra genitori e simpatizzanti di fazioni opposte, di provocazioni e insulti anche tra chi tifava gli stessi colori.

In questa rubrica non ripeteremo la successione degli eventi, abbiamo invece l’ambizione di analizzare cosa può provocare una scintilla tanto accecante da far perdere la luce della saggezza, e cosa possa instillare nel corpo e nella testa di padri e madri una tensione tradotta in rabbia per una partita dei propri ragazzi.

Partendo dalla convinzione che non possa essere solo il risultato della gara a generare tensione, anzi questo lo è in minima parte, l’indicatore si sposta sulle aspettative degli adulti verso le capacità, l’utilizzo tecnico tattico, il riconoscimento sportivo dei propri figli.

Per chi di voi ha la fortuna di avere discendenti sarà forse possibile capire, spero mai giustificare, un atteggiamento che sfora il protezionismo e degenera nella bieca, aimè spesso cieca, faziosità.

Si parla sempre di rivalsa o realizzazione dei padri attraverso l’affermazione dei figli, più buona è la visione di chi pensa che tutto abbia origine nella speranza di assicurare un futuro attraverso qualche faraonico contratto sportivo, meno edificante, infine, è l’ipotesi di un progetto educativo che comporti la completa e assoluta realizzazione di qualsiasi sforzo o capriccio del proprio erede.

Questa teoria figlio-centrica secondo il mio parere è alla base di tutto.

E allora a bordo campo non si fanno più sconti agli allenatori incapaci, agli avversari scorretti, ai provocatori sostenitori avversari.

Il propri ragazzo si erge su tutto e tutti, inviolabile e infallibile, non passibile di richiamo o sopraffazione sportiva, un cristallo rarissimo e prezioso in una aggregazione di cocci.

Nei campetti della nostra Macerata si è arrivati alle mani in un caso, nell’altro le forze dell’ordine hanno placato gli animi di genitori infuriati, in entrambe le situazioni si è protetto il proprio figlio offrendo una prova educativa di nociva e vergognosa entità.

Assistere a questi spettacoli, vi assicuro non sono rari, è sempre più frequente, l’insegnamento dello sport, nella sua accezione più pura è completamente scomparso, oggi però si comincia a perdere anche la dignità della persona e i valori dell’educazione.

Attendo commenti o spiegazioni a questa redazione nei prossimi giorni, prima di esporre quelle che sono le mie conclusioni.


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