Due giornate con Patch Adams
“La rivoluzione del sorriso”

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Chi immagina una giornata passata con Patch Adams come ore di buon uomore, battute simpatiche, smorfie e tanto miele si sbaglia di grosso, o meglio c’è stato anche questo nelle giornate di Clown & Clown, ma il numero uno dei clown dottori ha lanciato messaggi molto più profondi.
Patch è un omone alto e magro con lunghi capelli bianchi, una sorta di sciamano del sorriso in abiti da clown. Si presenta venerdì pomeriggio e al suo ingresso lo accoglie un’ovazione. Al convegno “Umanizzare la Sanità: dalla cura della malattia alla cura della persona” sono presenti tra gli altri il presentatore Walter Santillo, per l’occasione moderatore, il Sindaco Bordoni che parla del successo delle terapie che non nascono dalla chimica ma dal mondo interiore e il Presidente della Provincia Silenzi che ripercorre l’iter che ha portato i Nasi Rossi nelle corsie degli ospedali di Macerata e Civitanova su suggerimento di Panariello lo scorso anno, ma gli occhi sono tutti puntati su Patch che intanto si diverte a sbeffeggiare gli ospiti istituzionali. Dopo l’intervento di Roberto Spinelli, deus ex machina della manifestazione il quale confessa di aver avuto qualche difficoltà con l’inglese e di aver inviato a Patch Adams un fax in cui gli chiedeva di parlare di “public and private sanitation” dunque di bagni pubblici e privati, ecco che Patch si fa estremamente serio e prende la parola: “In un certo momento della mia vita (n.d.r. dopo la morte del padre soldato e una serie di momenti difficili) ho capito che qualcosa doveva cambiare e che dovevo fare la rivoluzione; ho preso due decisioni, la prima è che sarei diventato medico, la seconda che da quel momento non avrei più avuto una brutta giornata”. Si passa poi a parlare di sanità: “Lavorando negli ospedali mi sono accorto di come la medicina abbia fatto passi da gigante nell’evoluzione tecnologica ma micropassi nella compassione sulla quale la professione medica è basata.” Poi svela i trucchetti che utilizza per prendersi cura degli altri “Scintillio negli occhi, sorriso in volto e desiderio di accogliere l’altro” e invita tutti a “fare la rivoluzione, a combattere la violenza e l’ingiustizia con gioia, umorismo e felicità.”

Conosciamo un altro volto di Patch nel workshop di sabato pomeriggio “Qual è la tua strategia d’amore?”. Il Patch docente è molto serio, rigido, esigente. Il palazzetto è gremito di gente seduta a terra, arriva puntualissimo e non perde un attimo “Via tutte le borse, veloci e mettiamoci al lavoro”. Si inizia con una serie di esercizi volti a stabilire empatia con l’altro, intanto Patch parla di sè, della sua collezione infinita di esperienze con i malati e i sofferenti. Poi si passa alle domande, davvero tante, dei presenti. E’ un cittadino del mondo, Patch, parla con il sorriso ma dalla sua bocca escono frasi forti, critiche sociali categoriche, non gratuite ma evidentemente basate sulle sue esperienze, e attacchi alle amministrazioni di tutto il mondo: “La televisione ha svilito la cultura, considero la globalizzazione come una vera catastrofe, gli Stati Uniti sono i veri terroristi del mondo” e neanche l’abito da clown riesce ad addolcire le sue parole. Passa poi a parlare dei temi attualissimi della scuola e dell’insegnamento: “In America secondo me sarebbe necessario triplicare gli stipendi degli insegnanti per il ruolo fondamentale che rivestono. Nelle scuole di tutto il mondo non si insegna la compassione, basterebbe insegnare un’ora di amore a settimana.” e quando qualcuno dal pubblico gli chiede come fare a cambiare le cose in un attimo rintraccia tutti coloro che potrebbero essere interessati, sceglie un referente e organizza un gruppo di lavoro che magari, chissà, riuscirà a cambiare qualcosa. Per concludere il pomeriggio Patch si fa serissimo e quasi da profeta dà le sue ricette di vita: “Ognuno sceglie la sua vita. In ogni momento plasmo me stesso per scegliere in base alle mie intenzioni. Non agite a caso, scegliete in base alle vostre motivazioni.” Ottiene il più grande appplauso quando nega un abbraccio ad un ragazzo che glielo chiede al microfono: “Non prendertela ma cerca di capire cosa ti dico. Per il mio spirito di equità devo rifiutare perchè molti altri qui potrebbero desiderare un abbraccio e non posso abbracciare tutti, ma se avete voglia di partecipare ai miei clown tour, lì sì che potrete abbracciarmi e per ben 15 giorni.” E’ il momento dei saluti. Patch è atteso nella sala consiliare per la cittadinanza ordinaria.

La cerimonia di consegna della cittadinanza di Monte San Giusto e delle chiavi della città è a dir poco scoppiettante. La sala consiliare è invasa di colori e risate. Patch ringrazia e afferma: “Mi sento molto più a mio agio ad essere cittadino di Monte San Giusto che cittadino degli Stati Uniti” poi prende in braccio il Sindaco e lo fa saltellare sulle ginocchia. Una delle titolari della ditta Fabi, partner dell’iniziativa, consegna l’assegno gigante simbolo della donazione al Gesundheit Institute. Il Sindaco Bordoni ha la malaugurata idea di chiedere a Patch se la scena del film in cui mostra il sedere è realmente accaduta o è solo finzione. Per tutta risposta viene invitato a mostrare il suo sedere ai presenti insieme a quello di Patch. Il Primo Cittadino se la cava rimandando l’invito al prossimo anno, quando Patch potrà tornare con già in mano le chiavi della città. Prima dei saluti un riconoscimento alla Mabò Band, invitata a partecipare ai clown tour con la sponsorizzazione del Comune di Monte San Giusto e assolutamente non potranno mancare.

Al di là dei vip, di Patch e dei grandi eventi, merita un discorso a parte una realtà che a Monte San Giusto raggiunge davvero il suo apice: il volontariato. L’organizzazione di Clown & Clown vive dell’opera fondamentale di coloro che si adoperano per la città, per amore verso gli altri, per solidarietà. Sono veramente tanti quelli che spendono il loro tempo e le capacità perchè questa iniziativa riesca al meglio e sorprende la loro disponibilità, il loro affaccendarsi per accontentare qualsiasi esigenza, qualsiasi richiesta. Davvero tutti vengono contagiati dallo spirito d’amore ed è forse questo, più di tutte le vetrine decorate, dei pupazzi in giro per la città, del nasone sulla torre, a rendere Monte San Giusto non solo città ma “metropoli del sorriso.”

Alessandra Pierini



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