«Casa di riposo, ancora silenzio:
quattro anni dall’acquisto del terreno
e non c’è traccia del progetto»
SAN SEVERINO - L'ex consigliere comunale Claudio Scarponi esprime preoccupazione per il futuro della struttura: «Iter iniziato nel 2022, progettazione affidata più di un anno fa. I 13 milioni stanziati dall'Ufficio per la ricostruzione basteranno ancora?»

Claudio Scarponi
«Silenzio tombale sul futuro della casa di riposo di San Severino». Il grido d’allarme è dell’ex consigliere comunale, Claudio Scarponi.
«I fatti e i numeri del ritardo parlano chiaro. A dicembre 2022 il Comune impegna 750mila euro di fondi pubblici per acquistare il terreno nel rione Settempeda. A gennaio 2023 l’Ufficio Ricostruzione assegna un finanziamento di 13 milioni di euro. Ad agosto 2025 viene conferito l’incarico di progettazione, con consegna prevista entro quattro mesi. Ad oggi del progetto non c’è traccia: ci consoliamo soltanto con il disegno che appare sul sito dello studio di progettazione. A dicembre prossimo, intanto, saranno passati ben quattro anni dall’acquisto del terreno».
L’ex consigliere pone l’accento anche sul finanziamento: «I costi dell’edilizia nel cratere sismico sono notevolmente aumentati. È lecito chiedersi se i 13 milioni stanziati siano ancora sufficienti o se serviranno nuove risorse per evitare che l’opera si impantani definitivamente. Anche ammettendo che il progetto venga presentato e approvato nei prossimi giorni, serviranno poi 6-7 mesi per la gara d’appalto dei lavori, a cui andranno aggiunti circa tre anni per il cantiere vero e proprio. Risultato? Serviranno altri tre anni e mezzo o quattro, arrivando così a una stima totale di circa otto anni solo per realizzare una nuova struttura: un’esagerazione inaccettabile».
Non risparmia poi le critiche sul lato politico e democratico: «Un Comune non è una società per azioni che decide a porte chiuse: trasparenza e rendicontazione sono doveri fondamentali, soprattutto per chi governa sotto l’insegna del civismo. Il civismo non è un’etichetta elettorale, ma un patto diretto con la comunità basato sull’ascolto, sulla partecipazione e su “carte trasparenti”. Chiudersi nel silenzio di fronte a interrogativi legittimi e sull’impiego dei fondi pubblici significa tradire la fiducia degli elettori. La nuova struttura da 100 posti risponde a un bisogno sociale prioritario per la città: il trasferimento da un edificio ormai obsoleto a un polo moderno ed efficiente. I cittadini non chiedono miracoli, ma risposte chiare, tempi certi e la verità».
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