Gli archeologi di Unimc
scoprono edificio d’età imperiale
MACERATA - Successo per la campagna di scavi a Tarquinia. È emersa un’imponente struttura con pavimenti in mosaico. Il direttore della missione archeologica è la docente dell'ateneo Giulia Baratta. Il progetto proseguirà il prossimo anno

Gli scavi a Tarquinia
Si avvia alla conclusione la campagna di scavo 2026 alla Civita di Tarquinia, l’unico cantiere di ricerca archeologica dedicato alla conoscenza della fase romana dell’antica città. Il direttore della missione archeologica è Giulia Baratta, docente dell’Università di Macerata. Durante gli ultimi scavi è venuto alla luce un edificio eccezionalmente grande con pavimenti in mosaico.

L’obiettivo della campagna di scavo è quello di approfondire una fase della storia di Tarquinia ancora relativamente poco conosciuta rispetto alla straordinaria stagione etrusca e alla successiva fase medievale dell’abitato, quella della città romana. Anno dopo anno, le indagini stanno restituendo un quadro sempre più articolato dell’insediamento romano.
La campagna di quest’anno ha consentito di concentrarsi su un’imponente struttura edilizia della prima età imperiale che al momento si estende per circa 900 metri quadrati e che è organizzata attorno a un grande atrio, uno dei più grandi sino a ora noti, di quasi 200 metri quadrati. Al centro di questo è stato individuato un impluvium, una vasca decorativa incassata nel pavimento e rivestita in marmo. Al di sotto della struttura è stata inoltre riconosciuta una grande cisterna, elemento che testimonia l’attenzione riservata alla gestione e all’approvvigionamento dell’acqua.

L’atrio è circondato su tre lati da ambienti di notevoli dimensioni, caratterizzati da pavimenti a mosaico con differenti motivi decorativi e da pareti arricchite da affreschi. Il quarto lato dell’edificio si affaccia invece su una delle strade basolate portate alla luce nel corso delle campagne degli ultimi anni e presenta una serie di vani direttamente accessibili dalla strada, probabilmente destinati ad attività commerciali.
Lo scavo proseguirà il prossimo anno, quando l’équipe Tarcheoteam tornerà alla Civita per completare l’indagine della grande struttura edilizia emersa nel corso di questa campagna. L’auspicio dei ricercatori è che le prossime attività possano restituire nuovi elementi utili a comprendere sempre meglio una fase fondamentale della lunga storia di Tarquinia.

Lo scavo è condotto dall’Università degli Studi di Macerata, sotto la direzione di Baratta, in collaborazione con le Università di Castellón de la Plana e di Verona, con il sostegno del Comune di Tarquinia, della Fondazione Carivit e del governo spagnolo, su concessione del ministero della Cultura e sotto la tutela della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale.
La presenza dell’Università di Macerata alla Civita di Tarquinia assume, del resto, un significato che va oltre la sola dimensione scientifica: una parte significativa degli abitanti di Tarquinia ha infatti origini marchigiane, frutto dei movimenti migratori che nel corso dell’Ottocento e del Novecento hanno interessato il territorio. La presenza dell’ateneo alla Civita diventa così anche un’occasione per rafforzare un rapporto storico e umano già esistente, creando nuove possibilità di collaborazione tra comunità, istituzioni e mondo della formazione.

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