Fratelli d’Italia ritira la fiducia,
ora Ciarapica rischia:
«Ha tradito la coalizione»
CIVITANOVA - Il coordinatore di Fdi Igori Pettinelli riaccende l'allarme dopo la rottura con Vince Civitanova: «Non accetteremo maggioranze trasversali». Se la mozione di sfiducia dovesse trovare i numeri per arrivare in consiglio, i meloniani potrebbero votarla

Fabrizio Ciarapica
di Laura Boccanera
Pure Fratelli d’Italia ritira la fiducia, il sindaco Fabrizio Ciarapica ora rischia. L’ultima novità potrebbe scuotere nel profondo la tenuta della giunta dopo la reazione a catena scaturita dal ritiro delle deleghe all’assessore Roberta Belletti.
Anche il gruppo di Fratelli d’Italia, che aveva presentato una mozione che bocciava la politica sulla sicurezza di Ciarapica, poi rientrata con il voto favorevole (addirittura) del sindaco, torna a tenere sulle spine il primo cittadino. A farlo sono le dichiarazioni del coordinatore cittadino Igori Pettinelli: «Ciarapica ha scelto di rompere con la coalizione, ora se ne assuma la responsabilità. Non accetteremo maggioranze trasversali. La fiducia politica nei confronti del sindaco Fabrizio Ciarapica è venuta meno. La sua scelta di aderire a una forza politica collocata fuori dalla coalizione di centrodestra e all’opposizione del Governo nazionale rappresenta una rottura evidente con quella maggioranza che per nove anni lo ha sostenuto e con il mandato politico ricevuto dagli elettori. È una scelta che non possiamo condividere e che riteniamo, politicamente, un vero e proprio tradimento nei confronti della coalizione».

Igori Pettinelli, coordinatore comunale di Fdi
Torna dunque il tema del tradimento dovuto al passaggio di Ciarapica al partito di Vannacci Futuro Nazionale. Uno spostamento che però risale ad aprile scorso, cinque mesi in cui Fratelli d’Italia comunque ha avallato l’amministrazione. Se le dichiarazioni per far sentire la spada di Damocle che pende sulla testa di Ciarapica arrivano ora si devono probabilmente a quanto accaduto fra Vince Civitanova e Siamo Civitanova. Inizialmente infatti sembrava percorribile la strada delle dimissioni di fronte al notaio con la convergenza di Vince Civitanova con la minoranza. Ma il ritiro di Silvia Squadroni e di Siamo Civitanova che ha addotto la motivazione di non voler siglare accordi (seppur contro Ciarapica) con Fausto Troiani e di non sedere mai allo stesso tavolo, ha messo al sicuro il sindaco.
Ma la posizione di Fratelli d’Italia e il tempismo con cui viene consegnata ai media lascia pensare che, in caso la mozione arrivi in consiglio (con le firme strategiche di Vince e di qualche altro consigliere oltre a quelle dell’opposizione), Fdi potrebbe votarla la sfiducia. Prosegue Pettinelli: «Il paradosso e l’ipocrisia sono sotto gli occhi di tutti. Nel 2023 Ciarapica giudicò inaccettabile e irricevibile la scelta dell’allora assessore Manola Gironacci che proveniva da una lista civica di iscriversi alla Lega, arrivando a sfiduciarla e a revocarle le deleghe. Oggi invece, che è lui stesso a posizionarsi fuori dal perimetro della coalizione che lo ha sostenuto e che gli ha dato la fascia tricolore, Ciarapica non pensa minimamente di dimettersi, ma pensa di andare avanti come se nulla fosse. Noi diciamo che non è così che si amministra una comunità. In questi anni Fratelli d’Italia è stato il motore politico di questa maggioranza. Abbiamo lavorato con lealtà e senso di responsabilità, mettendo al primo posto l’interesse di Civitanova e garantendo un supporto costante all’azione di governo, pur non nascondendo le nostre perplessità su alcune scelte dell’amministrazione. Di contro, abbiamo assistito a una progressiva personalizzazione della politica del sindaco che oggi trova il suo epilogo in una fuga in avanti solitaria, priva di rispetto per gli alleati e per gli elettori. Il centrodestra a Civitanova non può e non deve essere ostaggio delle ambizioni personali di un sindaco che ha deciso di voltare le spalle alla propria storia politica. Ma responsabilità non significa disponibilità a qualsiasi soluzione politica, né rassegnazione di fronte a chi tradisce il mandato ricevuto. Per Fratelli d’Italia non esistono e non esisteranno formule politiche alternative a quella uscita chiaramente dalle urne».
«Silvia Squadroni ha fatto un capolavoro: ha salvato il sindaco Ciarapica»
«Non ho ritirato la firma sulla mozione, il male assoluto resta Vince Civitanova»
Dopo “Il capolavoro di Sivia Squadroni” tutto il resto e noia.
Come dice un proverbio:
“Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”.
…Fratelli d’Italia,
Civitanova s’è desta,
tra cuci e ritaglia,
finita è la festa,
ma festa è per tutti,
fratelli compresi,
per noi i farabutti,
han sempre due pesi,
che se loro lo sono,
ma vai a dimostrare,
insieme il suono,
andammo a suonare,
e a opporsi chi c’era,
a manca e a destra,
per far che si spera,
privar di minestra,
chi già imperava,
da anni e compari,
e ancor sì sperava,
tra valli e pur mari,
ma la fratellanza,
che essa assai conta,
nutriva speranza,
di tosta rimonta,
e allora gli accordi,
se pur trasversali,
non fatti tra sordi,
e all’arco gli strali,
a colpir veramente,
seppure tradendo,
quel che politicamente,
qualcun va vendendo,
e allor delusione,
se vogliamo chiamare,
tralasciam libagione,
e all’ovile tornare,
mai comunque appoggiare,
quel che poi si combatte,
e a ragion valutare,
l’alleato in ciabatte,
che se guerra c’è stata,
o persona o partito,
va sì ben valutata,
senza altro spartito,
quindi ora fratelli,
al di là della manca,
non cediamo a fardelli,
di chi altro arranca,
che se non lo capite,
o futuro o nazione,
quel che ora voi dite,
resti solo intenzione,
che gli opposti regimi,
nulla hanno in contrario,
sperar arrivar primi,
ma da abecedario,
quindi ponete spade,
che verrà certo l’anno,
che su opposte contrade,
non conviene far danno,
che da Roma ai confini,
nulla è certo sin d’ora,
e per giunger con fini,
passi falsi divora,
in Città nulla appare,
da una parte e dall’altra,
ora pur la comare,
s’è trovata più scaltra,
state accorti avanzate,
senza colpi di scena,
decisioni son date,
non perdete la cena… m.g.
Sono le stesse precise motivazioni precise per cui FdI doveva mandare a casa Ciarapica cinque mesi fa, quando aderì a FN, come molti allora dissero e scrissero, compreso il sottoscritto.
Non averlo fatto allora, trasformando FdI in un partito senza dignità politica (come gli altri della maggioranza), rende la presa di posizione di oggi una vera e propria barzelletta.
I FdI tolto adesso qualche vanciucciano, sono quelli che avevano le maggior possibilità di dare un altro sindaco alla pari del prima o poi ex. Per questo Acquaroli aveva ordinato di non ripudiare Ciarapica perché si dovevano fare prima i giusti accordi o come si suol dire per non turbare l’amorevole clima che si respirava tra i banchi della maggioranza. Adesso qualunque sia il motivo per cui il Boss abbia cambiato idea non ha nessuna importanza. In fondo anche se non serviva ha dimostrato che volendo ” “colà dove si puote ciò che si vuole” riesce a mantenere la stessa disastrosa linea che comunque tanto piace ai marchigiani, i quali delusi si sono riconsolati riconfermando tutta la truppa Boss in capo. Borroni mi sembra abbia detto che si sarebbe presentato per fare lui il sindaco. Certo ciò potrebbe dare soddisfazioni di incommensurabile piacere.
Ciarapica doveva essere buttato fuori quando ha aderito al partito di Vannacci, come giustamente scrive l’avv.Bommarito ed invece gli è stato concesso di restare sindaco ancora per cinque mesi. Certo che il partito di provenienza non ci ha fatto una gran figura.
Sul pasticcio che non finisce. Si contempla, con una lucidità che rasenta il disgusto, questo piccolo teatro di provincia dove ogni gesto si pretende storico e non è che una ripetizione stanca. Un sindaco che spezza una convivenza di anni, un partito che scopre il “tradimento” con cinque mesi di ritardo, un balletto di mozioni e deleghe revocate: tutto questo non è crisi, è soltanto la forma naturale del vuoto. Dietro le dichiarazioni solenni e le formule alternative si agita la stessa vecchia smania: restare attaccati alla poltrona mentre si proclama l’interesse della comunità. Ambizioni mascherate da principî, lealtà intermittenti, doppi standard che nessuno ha più la forza di nascondere. Ieri si sfiduciava per lo stesso motivo; oggi si resta. L’ipocrisia non è più nemmeno un vizio: è l’unico linguaggio rimasto.
La spada di Damocle pende, e nessuno la fa cadere. Tutti parlano di tagliare il nodo, nessuno vuole davvero la ferita. Preferiscono la sospensione, l’attesa, il pasticcio perpetuo. Perché il pasticcio è più sopportabile della decisione; la farce più umana della tragedia.
A Civitanova come altrove, la vita pubblica non è altro che questa interminabile commedia di poltrone e coalizioni. Finché esisteranno sedie da difendere o da tradire, il teatro non chiuderà. E noi, spettatori già stanchi prima ancora che cominci lo spettacolo, non potremo fare altro che constatare, con una malinconia senza speranza, che il nulla ha scelto di travestirsi da politica.