Caccia aperta fino al 31 gennaio, Bugaro:
«Sentenza storica del Consiglio di Stato.
Riconosciute le nostre ragioni»

CALENDARIO VENATORIO - La vicenda era iniziata con il ricorso delle associazioni ambientaliste e la sentenza del Tar Marche che aveva imposto l’anticipazione della chiusura al 10 gennaio. In appello tutto ribaltato. L'assessore regionale: «Una sentenza che rafforza l’autonomia delle Regioni»

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L’assessore regionale alla Caccia Giacomo Bugaro

«Una sentenza storica, destinata a rappresentare un punto di riferimento per la definizione dei calendari venatori non soltanto delle Marche, ma di tutte le regioni italiane». Così l’assessore regionale alla Caccia Giacomo Bugaro commenta la sentenza con cui il Consiglio di Stato si è pronunciato nel merito del contenzioso relativo al calendario venatorio 2025/2026 della Regione e, in particolare, sulla chiusura della caccia alla beccaccia e ai turdidi – tordo bottaccio, tordo sassello e cesena – al 31 gennaio.

La vicenda era iniziata con il ricorso delle associazioni ambientaliste contro il calendario regionale e con la successiva sentenza del Tar Marche che aveva imposto l’anticipazione della chiusura al 10 gennaio 2026. Contro quella decisione, Federazione Italiana della caccia e Federcaccia Marche hanno promosso appello al Consiglio di Stato, con la Regione costituita nel giudizio a sostegno delle ragioni del proprio calendario venatorio. Già a gennaio il Consiglio di Stato, accogliendo l’istanza cautelare, aveva sospeso l’efficacia della sentenza del Tar consentendo il ripristino delle date originariamente stabilite dalla Regione. Oggi arriva la decisione di merito che consolida principi di particolare rilevanza per l’intero sistema venatorio nazionale.

«Il primo punto fondamentale – sottolinea Bugaro – è il riconoscimento del fatto che il parere dell’Istituto superiore per protezione e la ricerca ambientale (Ispra) non ha natura vincolante. Le Regioni possono discostarsene quando la propria decisione sia adeguatamente motivata. È esattamente ciò che le Marche avevano fatto».

Particolarmente significativa è inoltre la valutazione relativa ai Key Concepts, i documenti di riferimento sui periodi di migrazione prenuziale delle specie. La decisione riconosce la possibilità di valutare criticamente tali indicazioni alla luce di dati scientifici aggiornati e specifici, che devono essere effettivamente esaminati nel giudizio sulla legittimità delle scelte regionali. «Viene così affermato un principio che abbiamo sostenuto con forza fin dall’inizio: le decisioni sulla gestione faunistica devono fondarsi sulla scienza e sull’esame complessivo dei dati disponibili, senza trasformare un singolo parere tecnico o un documento di riferimento in un vincolo automatico e insuperabile -. ha aggiunto l’assessore Bugaro -. Il Consiglio di Stato riconosce, inoltre, l’autorevolezza scientifica del Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale e la rilevanza del suo parere nell’istruttoria che conduce alla formazione dei calendari venatori regionali. Nel nostro caso il Comitato aveva espresso un parere favorevole alle scelte delle Marche. È un riconoscimento importantissimo anche del lavoro svolto dal ministro Lollobrigida nel restituire al Paese un organismo nazionale qualificato e capace di concorrere alle valutazioni tecnico-scientifiche in materia faunistico-venatoria».

«Questa – conclude Bugaro – non è una vittoria contro qualcuno, ma una vittoria del diritto, dell’equilibrio istituzionale e di una gestione della fauna fondata su dati scientifici reali e aggiornati. Ed è una sentenza che rafforza l’autonomia responsabile delle Regioni e segna un passaggio fondamentale per il futuro della caccia in Italia».


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