Calci e pugni ai poliziotti,
rompe il vetro di una volante:
arrestato un 26enne
MACERATA - Il giovane prima ha tentato di fuggire al controllo agitando un casco poi è stato raggiunto e bloccato. Nella colluttazione feriti due agenti. In questura ha dato un nome falso. Oggi la direttissima: ha patteggiato un anno e 8 mesi, la pena è sospesa ed è tornato libero

di Alessandro Luzi
Fa roteare il casco per non essere avvicinato dalla polizia, scappa, aggredisce i poliziotti e infrange il vetro antisfondamento della volante: arrestato. È finito in manette Kjairo Kennydyn Laura Gomez, 26 anni, peruviano, residente a Treia.
Ieri sera il giovane è stato controllato lungo via Indipendenza a Macerata dalla Squadra volanti della questura di Macerata. Alla vista dei poliziotti il 26enne ha fatto roteare il casto in aria verso gli agenti, costringendoli ad aumentare al distanza di sicurezza. A quel punto il giovane è scappato verso via Galilei per circa 150 metri. Inseguito a piedi dai poliziotti, è stato raggiunto al parco di Villa Lauri e lì c’è stata la colluttazione. Il 26enne ha spintonato due agenti e li ha colpiti con calci e pugni, utilizzando anche il casco. Lì ha inveito contro i poliziotti dicendo cose come «Vi riconosco in faccia, vi ammazzo, ucciderò le vostre donne». I due agenti sono rimasti feriti, uno con una botta alla mano sinistra e l’altro con una botta al polso destro e al ginocchio destro.
Bloccato con le manette, il giovane ha continuato a dimenarsi, scalciando e sputando contro gli agenti. Una volta fatto salire sulla volante, il 26enne ha continuato ad agitarsi colpendo con testate e calci l’interno dell’abitacolo e il vetro antisfondamento della portiera posteriore sinistra, frantumandola a ragnatela e facendolo uscire dalla sede. Così facendo il giovane ha anche danneggiato le guarnizioni del vetro e ha deformato il telaio della portiera tanto da non permetterne la chiusura.
Una volta portato in questura, alla richiesta di dare le generalità, il 26enne prima si è rifiutato di rispondere, poi ha riferito un altro nome.
Il giovane, dopo aver sentito il pm di turno Manfredi De Aloysio, è stato arrestato e oggi si è svolta la direttissima al tribunale di Macerata, dove è difeso dall’avvocato Chiara Castellani.
L’arresto è stato convalidato dal giudice Marika Vecchiarino. Il giovane ha patteggiato un anno e 8 mesi, la pena è sospesa ed è tornato libero. Pm Stefano Lanari.
Ma per quelli che lo capiscono, mi vorreste spiegare cosa vuol dire arresto convalidato, pena sospesa ed è tornato libero? Vuol dire che potrei picchiare un poliziotto o un carabiniere, minacciare lui o la sua famiglia, essere condannato e poi tornarmene tranquillamente a spasso? Ma c’è un avvocato o chi per lui che mi potrebbe spiegare come funziona la giustizia in Italia?
Guido Della Costanza,Attenzione!una cosa del genere se la facciamo noi Italiani il carcere c’è e come!non vai tranquillamente a casa.Purtroppo le leggi sono a loro favore….se la giustizia funzionasse come dovrebbe,L’Italia sarebbe migliore…
Pena sospesa, torna libero. Quale è il senso?
Un arresto convalidato significa che un giudice ha riconosciuto come legittimo e corretto l’operato delle forze dell’ordine. Quando una persona viene fermata in flagranza di reato, l’arresto è una misura provvisoria; per diventare definitivo, deve essere approvato da un magistrato (il GIP) entro 48 ore.
Se il giudice convalida l’arresto, significa che:
C’erano validi motivi per procedere al fermo.
Sono stati rispettati tutti i limiti di tempo previsti dalla legge.
L’indagato resta a disposizione dell’autorità.
Dopo la convalida dell’arresto da parte del giudice, si procede immediatamente con il giudizio direttissimo, salvo che l’imputato richieda un termine fino a 5 giorni per preparare la difesa o scelga riti alternativi. Contestualmente, il giudice decide se applicare una misura cautelare (come i domiciliari o la custodia in carcere) o rimettere l’arrestato in libertà.
Il dettaglio di ciò che accade subito dopo la convalida comprende:
Applicazione di misure cautelari: Se sussistono gravi indizi di colpevolezza e specifiche esigenze (pericolo di fuga, reiterazione del reato o inquinamento delle prove), il giudice può disporre misure restrittive in attesa del processo. In alternativa, può disporre l’immediata liberazione.
Processo per direttissima: È il processo immediato che si celebra subito dopo l’udienza di convalida. L’avvocato difensore può tuttavia chiedere un rinvio fino a 5 giorni per studiare gli atti.
Richiesta di riti alternativi: Durante l’udienza o il processo, l’imputato può chiedere riti alternativi per ottenere uno sconto di pena, come il giudizio abbreviato o il patteggiamento.
C’è una differenza netta tra misura precautelare (l’arresto) e pena definitiva.
Ecco tre punti chiave per spiegare questa differenza in modo semplice:
L’arresto è una tutela: serve a bloccare un pericolo immediato, come la fuga o l’inquinamento delle prove.
Manca la colpevolezza: l’arrestato è solo un indagato, tutelato dalla presunzione di innocenza fino a condanna definitiva.
La pena arriva dopo: la sanzione vera e propria viene stabilita solo alla fine di un processo, che richiede mesi o anni.
In sostanza, l’arresto serve a gestire l’emergenza del momento, mentre la pena serve a punire e rieducare dopo che un tribunale ha accertato la verità.
Comunque il Codice di Procedura Penale non è una scrittura sacra o intoccabile ma una legge ordinaria,se la maggioranza politica in Parlamento decide che una regola processuale è sbagliata o superata, ha il pieno potere giuridico di cambiarla attraverso un normale voto legislativo.
…dalle ultime informazioni e indiscrezioni, pare che il giudice abbia disposto una somma di duecento euro per risarcire i danni avuti dal casco del peruviano, dopo che esso era stato usato per difendersi dagli agenti aggressivi. Inoltre al giovane saranno pagate tutte le spese mediche, con risarcimento monetario anche assicurativo in base ai giorni di prognosi, dato che le testate da lui date al vetro della volante non prevedevano il vetro antisfondamento e quindi egli doveva essere messo al corrente di ciò. Per il tempo perso dal giovane (inseguimento, arresto, notte in gattabuia e processo…), il giudice si riserva di valutare le richieste dell’avvocato di parte per trovare un accordo tra le parti equo. Alla prossima. m.g.
Dall’entrata in vigore dell’attuale Codice di Procedura Penale (avvenuta nel 1989), il testo è stato modificato più di 100 volte.
Non esiste un numero unico e definitivo perché il Parlamento interviene continuamente: a volte con riforme massicce che stravolgono interi blocchi di articoli, altre volte con micro-interventi legati a singole leggi o decreti di emergenza.
La struttura originaria è stata profondamente riscritta da interventi storici, tra cui spiccano:
Le riforme degli anni ’90: necessarie per adeguare il codice dopo diverse sentenze della Corte Costituzionale e per gestire l’emergenza della criminalità organizzata.
La riforma del Giusto Processo (2001): introdotta a seguito della modifica dell’Articolo 111 della Costituzione per garantire parità tra accusa e difesa.
La Riforma Orlando (2017): che ha modificato i tempi delle indagini preliminari e i termini di prescrizione.
La Riforma Cartabia (2021-2022): una delle più ampie degli ultimi anni, focalizzata sulla digitalizzazione del processo e sulla riduzione dei tempi giudiziari, introducendo criteri come l’improcedibilità.
La Riforma Nordio (2024-2025): incentrata su nuove regole per le intercettazioni, la custodia cautelare e l’abolizione di specifici reati correlati.
Giuseppe, m’hai disturbato la lezione, vai a nanna.
…perdonami, Massimo, ma queste informazioni le ho avute in via confidenziale e segretissima, non potevo esimermi dal renderle pubbliche, pur rendendomi conto del rischio che ho corso…la prossima volta, mi metterò il casco pure io, eh!!? gv
C’è la flagranza del reato, Giuseppe, ma ti rimetto in libertà, resta a disposizione dell’autorità.
…Massimo, perdonami di nuovo, ma io preferirei la fragranza del ciambellone che m’aspetta domani a colazione, quindi, ti prego, lasciami in libertà, magari vigilata al Maretto da domattina, poi, se mi sposto, ti chiamo e ti faccio sapere dove sono, eh!!? Ora, buona notte, che ciò pure il virus intestitonale…eh… gv
Quindi,se ho capito bene quello che ci ha enunciato l’avvocata Lorella Paesani,mentre gli stranieri evitano la galera se lo stesso reato fosse commesso da italiani resterebbero in carcere.Questo perché esistono due distinti codici,uno per gli italiani e l’altro per gli stranieri? O perché nella legge è specificato chiaramente che la regola varia a seconda della nazionalità? O perché il salvinismo ha prodotto danni collaterali nelle menti fragili? Buona Italia migliore a tutti.
c’è una cosa che non capisco: si tratta di un soggetto violento, pericoloso, facinoroso. Alla fine è un pericolo di metterlo in libertà immediatamente
Allora no, Giuseppe, col virus devi stare al lockdown a stecchetto, no al Maretto.
Il giovane ha sentito il pm di turno? Come ha fatto?
Ode a ‘o Tiranno e ‘e Stranieri
Ah, tiranno, figlio ‘e notte senza stelle,
tu che nun truove pace manco dint’ ‘o lietto tuoio,
te circondi ‘e facce forestiere,
mentre ‘o sanghe tuoio, ‘o popolo, te guarda comm’ ‘o nemmico. Aristotele, cu ‘a voce antica,
dice ca è legge ‘e tirannia:
‘e citàdini so’ spine ‘int’ ‘o core,
‘e stranieri so’ servi ca nun teneno memoria.
Nun teneno radice, nun teneno voce,
sulo ‘a mano tesa pe’ magna’ ‘a toia tavola.
E ccà, dint’ ‘a sta vita ca nun vale ‘a pena,
se ripete ‘o stesso veleno antico.
‘O tiranno ride, cupo,
e fa trasìre milla ombre
pe’ affucà ‘a voce ‘e chille ca lo sanno ‘e verità.
Massiccia migrazione,
nun è carità, è spada sutila,
è veleno ca se mette dint’ ‘o vino ‘e tutti.
Che schifezza, ommo!
Nascere dint’ ‘a terra toia pe’ vedè
‘a casa toia addeventà albergo ‘e tutte,
mentre tu, nativo, addevente ‘o straniero
dint’ ‘o stesso posto addò t’aggio visto nascere.
Tirannia è quanno ‘o potere
nun se fida cchiù ‘e chillo ca respira ‘o stesso aiero,
e cerca ‘e cani novi, affamati,
ca leccano ‘a mano ca li nutrisce
senza chiedere pecché.
E nuie, puveri diavoli pensanti,
vedimmo ‘o sfacelo e nun putimmo fa niente.
Ca ‘a storia è na commedia nera,
scritta cu sanghe e menzogne,
e ‘o tiranno sempe ride,
mentre ‘o popolo se stuta dint’ ‘o silenzio.
Napule, o qualunque terra,
nun è cchiù toia quanno ‘e stranieri addeventano guardia.
È ‘a fine d’ ‘o munno antico,
dint’ ‘a quale pure ‘a libertà more
cu ‘a faccia sorridente. E niente cangia.
Tutto è già scritto dint’ ‘e libbre ‘e chille ca nun sunnano cchiù.
Ringrazio il signor Massimo Giorgi per le spiegazioni. Ma l’osservazione della signora Lorella Paesani suscita dubbi e perplessità: la legge è effettivamente uguale per tutti? Non mi piace la società americana ma per quanto riguarda la giustizia e il sistema carcerario qualcosina dovremmo prendere in considerazione oppure tra poco saremo in guai molto grossi.
peruviano
In democrazia, dove la sovranità appartiene al popolo, si può fare gli americani e tutto quello che si vuole, basta chiedere ai rappresentanti del popolo che stanno in Parlamento grazie al voto popolare, o no?
Assolutamente si, in democrazia funziona così e per fortuna. Ma anche oltre oceano si vantano di essere in democrazia (???) quindi se i nostri legislatori volessero prendere in considerazione alcune opzioni per cercare di migliorare la giustizia non vedo cosa ci sia di male. So che i sistemi giudiziali sono diversi però tutelare maggiormente le nostre forze dell’ordine e sbattere in carcere con certezza di pena chi lo merita non mi sembra un’eresia.
Allora buona democrazia a tutti.
Ode alla Tracotanza della Democrazia
O tu, che sorgi dal sangue e dal grido degli antichi cittadini,
libertà di parola, isonomia sacra,
forgiate nel fuoco della tracotanza subita!
Finché l’occhio ha veduto l’oltraggio del tiranno
e la carne ricorda il morso della catena,
l’anima della pólis trema di gioia per l’uguaglianza.
È allora che la parola è dea,
e il povero e il nobile bevono allo stesso cratere.
Ma il tempo, divoratore di memorie,
fa dei figli dei figli uomini senza ferite.
L’abitudine, dolce veleno,
smussa il filo della lama che fu libertà.
Ciò che fu conquista diventa diritto ovvio,
e il diritto ovvio diventa noia,
e la noia genera il desiderio di emergere,
di sovrastare, di essere più.
Ecco i ricchi, o ironia degli dèi!
Coloro che ebbero tutto per nascita
e nulla per virtù.
Non potendo più brillare per areté,
scelgono la via della notte:
dilapidano l’oro come seme gettato nel fango,
comprano sorrisi, comprano voci,
comprano la plebe trasformandola in bocca affamata.
E la moltitudine, un tempo fiera nella sua povertà,
impara il gusto del dono,
il dolce sapore della corruzione.
Diventa avida, diventa cieca,
diventa demagoga di se stessa.
Allora la forma si spezza.
La democrazia, ubriaca di se medesima,
non più retta dal lógos ma dal thýmos impazzito,
si rovescia nel suo contrario più volgare:
la demagogia violenta,
il regno del più abile a lusingare il ventre della folla.
Non è il popolo che tradisce la democrazia,
è la democrazia stessa che, non sopportando più la propria misura,
genera il mostro che la divora.
Come ogni cosa umana che dimentica l’equilibrio,
precipita per hybris nel suo opposto.
Così gira la ruota delle costituzioni,
eterno ritorno del medesimo errore:
dalla tirannide alla libertà,
dalla libertà all’ebbrezza,
dall’ebbrezza alla nuova servitù,
più vile perché volontaria e dorata.
Rimane solo il pensiero che veglia,
lo sguardo greco che non consola,
ma nomina l’abisso con nome chiaro.
E in quel nome, forse,
si nasconde ancora una scintilla di salvezza.
Semplicemente, viviamo nell’incertezza della certezza del diritto.
La. Nazionalità non c’entra, poteva pure essere un marocchino o un nigeriano.
Il problema e’ che ci sono le forze dell’ordine che rischiano ogni giorno la loro incolumita’ per garantire la nostra sicurezza ma poi poiche’ le leggi purtroppo devono essere applicate dal Tribunale entriamo nella sfera empirica… se quanto fatto da questo povero ragazzo l’avrebbe fatto chiunque di noi avrebbero buttato via la chiave…invece poiche’ e’ un soggetto in difficolta’, debole e bisognoso la legge viene applicata in modo diverso… ormai sappiamo bene tutti quanti che la legge in Italia vale se hai da perdere e quindi sei una brava persona altrimenti succede cio’ che abbiamo visto e vediamo ogni giorno… in questo modo ovviamente tutti i delinquenti sono incentivati a venire nel nostro bel Paese tanto possono delinquere, comportarsi male e prendere a calci chi e’ pagato per difenderci che tanto non gli succede nulla… possiamo fare tutte le leggi che vogliamo per garantire la nostra sicurezza (e ce ne sono gia’ molte) ma se poi chi le deve applicare le applica con 2 pesi e 2 misure diversi e’ inutile e vengono vanificate. Sarebbe davvero il caso di far capire che se delinqui si butta la via la chiave come per tutti noi altrimenti il messaggio che passa e’ che se non hai da perdere non rischi nulla e torni libero