Progetto co-housing, il sindaco:
«L’incarico esterno è di 7mila euro,
per gestire patrimonio di 40 milioni»

TOLENTINO - Il primo cittadino Mauro Sclavi risponde all'ex assessore Flavia Giombetti, che rilancia: «Deve essere chiarito perché nella delibera è indicato un importo complessivo di circa 26mila euro»

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Sclavi M

Il sindaco Mauro Sclavi

Botta e risposta tra l’amministrazione Sclavi e l’ex assessore alla Ricostruzione Flavia Giombetti sull’incarico conferito dal Comune all’ingegnere Maurizio Urbinati che, dietro compenso, dovrà occuparsi del nuovo piano abitativo sui 190 appartamenti che una volta finita l’emergenza sisma saranno destinati a giovani coppie e sociale.

«Una cifra irrisoria se si considera l’intero patrimonio – sottolinea la maggioranza -. Un consulente esterno quando esiste già una figura politica con esperienza diretta nello stesso ambito è un subappalto del buonsenso» risponde Giombetti.

Tutto nasce dalla volontà dell’ente di trasformare gli appartamenti Sae, una volta terminata l’esigenza abitativa di chi ha perso la casa, in un piano abitativo destinato all’insediamento di giovani coppie e co-housing sociale. Per raggiungere l’obiettivo, il professionista anconetano è stato incaricato di occuparsi del patrimonio immobiliare, la stima dei bisogni abitativi e la predisposizione del progetto del bando per i futuri assegnatari.

Ma per l’ex assessore Giombetti, in Giunta esiste già una figura che avrebbe potuto occuparsi del progetto: l’assessore al Patrimonio Franco Ferri, ex dirigente Erap. L’amministrazione guidata dal sindaco Mauro Sclavi risponde che: «L’ammontare dell’incarico conferito è di 7.700 euro, una cifra modesta se si considera che permetterà di gestire al meglio un patrimonio che può stimarsi in almeno 40 milioni».

Flavia Giombetti

Flavia Giombetti

Inoltre, che «Le consulenze attribuite dall’amministrazione dal 2021 al 2023 sono state 26 per oltre 170mila euro e che a sindaco e assessori, lo statuto vieta di ricoprire incarichi e assumere consulenze, anche a titolo gratuito, nei confronti del Comune».

Una risposta questa che per Giombetti «sembra un esercizio di autodifesa su come si spendono i soldi pubblici».

L’ex assessore rilancia: «Ma è così difficile rispondere al perché serva un consulente esterno? O quelle competenze interne non sono considerate sufficienti e allora viene spontaneo chiedersi per cosa sia pagato? – prosegue – Non si può trasformare un normale lavoro di programmazione amministrativa in una “consulenza vietata agli amministratori” per giustificare un affidamento esterno. E allora magari spostiamo tutto sul costo: si spendono solo 7.700 euro. Una giustificazione a dir poco banale, perché parlare di “cifra modesta” sui soldi pubblici non è una semplificazione, è una scelta comunicativa che suona come un insulto all’intelligenza dei cittadini».

Per Giombetti, a questo si aggiunge un ulteriore elemento «che deve essere chiarito: la delibera indica un importo complessivo di circa 26mila euro. Un incarico articolato in tre fasi successive, ciascuna con un proprio compenso massimo. Non si tratta quindi di una cifra marginale o isolata, ma di un quadro economico complessivo che va letto nella sua interezza. O non si conoscono i numeri della propria delibera, oppure si sta scegliendo di utilizzare solo quelli più comodi – conclude – In entrambi i casi, la chiarezza non è stata raggiunta».

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