Una catena umana a Colfiorito:
«No ai mega-impianti energetici
tra Marche e Umbria»

AMBIENTE - Il corteo, partito dall'antica Abbazia di Santa Maria di Plestia, ha attraversato l’altopiano per raggiungere il centro della frazione. Presente l'associazione Aiace

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La mobilitazione

L’altopiano di Colfiorito è stato teatro di una mobilitazione, ieri mattina, promossa da Paola Lattanzi che ha visto una grande partecipazione popolare proveniente da Marche e Umbria «contro la proliferazione incontrollata di mega-impianti industriali energetici sui crinali umbro-marchigiani». Tra le realtà associative e civiche protagoniste dell’evento, l’associazione italiana per l’ambiente la cultura le emergenze (Aiace), aderente alla Pro Natura, la più antica associazione ambientalista italiana e componente della coalizione Tess, ha preso parte alla manifestazione con una nutrita rappresentanza di soci e volontari.

Il corteo, partito dall’antica Abbazia di Santa Maria di Plestia, ha attraversato l’altopiano per raggiungere il centro della frazione di Colfiorito. Qui, centinaia di cittadini si sono uniti in una suggestiva ed imponente catena umana che ha cinto simbolicamente il territorio, a testimonianza del profondo legame tra la popolazione e un paesaggio montano incontaminato e di altissimo pregio storico e naturalistico.

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A conclusione della marcia, la catena umana ha concluso la manifestazione dando direttamente la parola ai partecipanti e ai rappresentanti delle comunità locali. Nel corso del proprio intervento, l’associazione Aiace ha ribadito con forza «la necessità – spiega il presidente Renato Campetella – di una politica energetica più vicina ai reali bisogni dei territori, capace di superare le attuali logiche emergenziali attraverso una pianificazione rigorosa che subordini l’installazione di fonti rinnovabili alla reale compatibilità con i contesti locali. Aiace – prosegue – attraverso i suoi partecipanti ha formalizzato la propria posizione incentrandola su tre pilastri fondamentali. Il no deciso all’eolico industriale e all’agrivoltaico selvaggio: i colossali progetti presentati con torri che sfiorano i 200 metri d’altezza, nuove reti stradali d’alta quota e stazioni elettriche invasive che distruggono irrimediabilmente gli equilibri naturali, violentano i paesaggi storici ed hanno un impatto devastante sulla biodiversità. La richiesta di uno stop immediato all’accaparramento delle risorse: è inaccettabile che grandi multinazionali e speculatori depredino i fondi pubblici a esclusivo vantaggio privato. Questa logica sta svuotando i territori del loro reale valore identitario ed economico, lasciando intatti i danni e portando via la ricchezza a scapito delle comunità locali. L’impegno per una vera democrazia energetica: l’energia – prosegue Campetella – deve essere considerata un bene comune, pulito e rispettoso dell’ambiente, non un business speculativo per pochi calato dall’alto sopra la testa dei cittadini». Aiace ha annunciato che questa giornata ha rappresentato solo l’inizio: «l’associazione metterà in campo ogni futura iniziativa utile a contrastare questa deriva, vigilando a fianco dei comitati locali per proteggere l’integrità culturale e paesaggistica dell’Appennino».


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