«Ulderico ha lasciato un segno indelebile.
Ha testimoniato perseveranza e amore»
TREIA - I ricordi del Maratoneta di Dio morto oggi a 79 anni. Daniele Morini, coautore del libro sulla sua vita: «Vogliamo fare la prima presentazione il 25 luglio, giorno del compleanno». Il funerale di Lambertucci spostato a lunedì pomeriggio

Ulderico Lambertucci
di Francesca Marsili
Non ha fatto in tempo a sfogliarlo, ma le sue pagine rimarranno come il testamento spirituale più prezioso. “Al passo dell’anima”, il libro che racconta la vita di Ulderico Lambertucci, il maratoneta di Dio morto questa notte a 79 anni, sarà pubblicato a breve. E’ l’omaggio di Daniele Morini e Michele Marinangeli che da mesi stavano lavorando all’opera assieme a Lambertucci: «Lo avremmo presentato in giro per l’Italia, portando Ulderico come “testimone”.

Ora diventa un fare memoria della sua vita e delle sue tante imprese di sport e di fede. Presto – spiega Morini – sarà distribuiranno in tutta Italia. Stiamo pensando di organizzare la prima presentazione il 25 luglio, nel giorno dell’ottantesimo compleanno di Ulderico. Un volume – conclude – nato con il sogno di raccogliere la sua testimonianza e metterla a disposizione dei vivi, come un ponte per avvicinare i cuori. In questo momento di profondo dolore, gli autori e tutto il comitato promotore della pubblicazione, a cominciare dal Comune di Treia e ColleMarathon si stringono in un caloroso e commosso abbraccio intorno alla moglie Delia, ai figli Leonardo e Lucilla, a tutti i familiari».

Il libro su Ulderico Lambertucci
Da Treia al mondo, e poi di nuovo a Treia: in queste ore le strade che Ulderico Lambertucci aveva percorso con le sue gambe sottili ma instancabili sembrano restituire indietro tutto l’affetto seminato lungo il cammino. La notizia della sua morte ha scatenato un’onda emotiva. Messaggi di cordoglio arrivano da ogni direzione: dal mondo sportiva e dalla comunità di fede, da chi lo aveva accompagnato lungo le strade dell’Asia centrale e da chi lo aveva solo visto passare davanti a casa, quel signore dal fisico asciutto, gli scarpini consumati e lo sguardo dritto sull’orizzonte. A esprimere un profondo e doloroso cordoglio c’è la Polisportiva Aurora Treia, che ha voluto ricordare non solo l’imprenditore treiese e l’atleta, ma lo straordinario esempio umano: «Con la sua inesauribile forza di volontà, la fede e lo spirito di sacrificio, è stato protagonista di imprese che hanno lasciato un segno indelebile. Ha raggiunto a piedi i grandi santuari di Fatima, Santiago de Compostela, Lourdes e Gerusalemme, trasformando ogni viaggio in un messaggio di speranza e determinazione. Nel 2006 ha compiuto un’eccezionale maratona fino alla Cina, percorrendo il tragitto a piedi in sei mesi, per poi firmare nel 2012 la sua ultima impresa mondiale con la traversata degli Stati Uniti, da costa a costa. La sua vita – conclude la società – è stata testimonianza di coraggio, perseveranza e amore per lo sport, valori che continueranno a ispirare chi ha avuto il privilegio di conoscerlo e chi ne ascolterà la storia».
Il cuore di Lambertucci si è fermato questa notte a quasi ottant’anni, un traguardo che avrebbe tagliato tra un mese esatto. Quel cuore che per decenni ha battuto al ritmo della fatica nobile, prima nei cantieri come muratore e poi sulle strade polverose di tutto il pianeta come messaggero di fede. Muratore per tutta la vita, imprenditore edile dalla pelle segnata dalla polvere del cantiere, Ulderico aveva scoperto la corsa quasi per caso, intorno ai cinquant’anni. Da quel momento non si era più fermato. Con una testardaggine dolce e una fede incrollabile aveva ridefinito il concetto stesso di limite umano, fondendo pellegrinaggio e podismo in un genere tutto suo: la corsa come preghiera in movimento, il sudore come offerta. La fatica si trasformava in preghiera, l’asfalto in un messaggio universale di pace. Lui non correva per arrivare primo: correva perché qualcuno, da qualche parte del mondo, aveva bisogno di sentirsi meno solo. Clarissa Genga lo ricorda come «Un uomo che ha vissuto ogni giorno al massimo, le sue imprese non saranno mai dimenticate». Fabio Vincenzetti come «una persona dalla generosità e umanità fuori dal comune. Grandissimo lavoratore e vero “mastro” e per ultimo infaticabile corridore e perfetto cristiano».

Le sue prime prodezze risalgono al 2000, quando stabilì un primato da Guinness portando a termine quarantasei maratone in un solo anno tra le più celebri al mondo. Ma fu il 4 febbraio 2006 che Ulderico scrisse la pagina più straordinaria della sua vita: partì da Macerata con un camper di supporto guidato dai fedeli compagni Zamir e Ferdinando, attraversò l’Europa orientale, le steppe del Kazakhstan, la Russia, e il 12 agosto 2006 arrivò sulla tomba di padre Matteo Ricci nel cuore di Pechino. Dodicimila chilometri in 187 giorni, sulle tracce del gesuita marchigiano che nel Cinquecento aveva portato il Vangelo in Cina. Quell’impresa gli valse il riconoscimento di “Marchigiano dell’anno” e lo consacrò sulla scena internazionale. Ma Ulderico non era tipo da riposare sugli allori. Il primo gennaio 2008 partì da piazza San Pietro — salutato da papa Benedetto XVI — per raggiungere Gerusalemme, portando la fiaccola della pace accesa dalla Basilica di San Pietro attraverso i Balcani, la Grecia, la Turchia, la Siria e la Giordania: seimila chilometri in più di cento giorni, per il dialogo tra le fedi. Nel 2012 toccò la volta degli Stati Uniti: dalla Porziuncola Nuova di San Francisco fino a Ground Zero a New York, quasi cinquemila chilometri, nel nome delle vittime dell’11 settembre e di san Francesco d’Assisi. E nel 2024, alla soglia degli ottant’anni, ancora in strada: il pellegrinaggio da Loreto a Lourdes come ultimo, commovente “grazie” alla Madonna. L’ultima grande impresa, a 78 anni: un pellegrinaggio mariano attraverso l’Europa. Tre Papi lo hanno benedetto. Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco hanno accolto in Vaticano questo uomo con le scarpe consumate, la polvere della strada addosso e una semplicità disarmante. Ulderico portava in dono la testimonianza della sua gente, del suo paese, di un’Italia di provincia capace di guardare lontano. La camera ardente è aperta da oggi pomeriggio nel Centro funerario di Macerata. Il funerale è stato spostato a lunedì (29 giugno), alle 16,30 al Santuario del Santissimo Crocifisso di Treia.
L’ultima corsa di Ulderico Lambertucci: è morto il “maratoneta di Dio”