Comuni montani, Calderoli apre:
«Disponibilità a rivedere i criteri»

LEGGE - Il ministro nel corso della conferenza unificata di oggi: «Regioni, province e comuni dovranno presentare una proposta unanimemente condivisa. Taglio ai fondi della montagna? Falso, sono aumentati»

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Il ministro Roberto Calderoli

«Ho già dato ampia disponibilità a rivedere i criteri nel momento in cui le regioni, le province e i comuni presenteranno una proposta unanimemente condivisa nel rispetto delle finalità della legge 131». Così il ministro per gli Affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli durante una conferenza unificata.

Tra i punti all’ordine del giorno c’era anche la classificazione dei comuni montani. I parametri della nuova legge 131, approvata dal Parlamento a settembre 2025, ha escluso dai comuni montani sette comuni del Maceratese: Treia, Cingoli, Belforte, Colmurano, Loro Piceno, Sant’Angelo in Pontano e Tolentino.

La nuova legge «prevede la definizione dei comuni montani in base ai criteri altimetrici e di pendenza e ha tra i suoi obiettivi l’individuazione di territori realmente montani – spiega Calderoli -.

Il superamento del precedente elenco e relativi criteri, datati a oltre 70 anni fa con la legge 991/1952, si è reso necessario per aggiornare criteri ormai obsoleti, come il reddito imponibile medio per ettaro o i danni derivanti da eventi bellici, e risolvere evidenti storture legate ai suoi effetti, che vedevano iscritti anche comuni con un’altitudine estremamente limitata e dunque privi di svantaggi che caratterizzano la montanità, ad esempio Roma e Bologna»

Ma i nuovi criteri hanno portato a nuovi paradossi. «Premettendo che questi nuovi criteri sono frutto di un ampio lavoro istruttorio svolto con il coinvolgimento di esperti designati dagli enti territoriali – prosegue il ministro -, ricordo che ho già dato ampia disponibilità a rivederli nel momento in cui le regioni, le province e i comuni presenteranno una proposta unanimemente condivisa nel rispetto delle finalità della legge 131/2025 e della costituzione, che all’articolo 44 prevede provvedimenti a favore delle zone montane».

Rivederli sì, ma Calderoli non intende fermare il Dpcm: «Se venisse stoppato l’elenco dei comuni, non solo sarebbero bloccate tutte le misure e i benefici previsti ma non potrei nemmeno ripartire le risorse del Fosmit 2025. Questo significa che, per la volontà di pochi, verrebbero penalizzati tutti. Invito quindi a una seria riflessione da parte di chi fa questo genere di richieste, perché simili valutazioni vanno fatte nell’interesse generale e non trovo corretto che finiscano danneggiate quelle realtà che sono davvero montane».

Calderoli respinge al mittente le critiche sul taglio dei fondi alla montagna: «E’ semplicemente falso ed è anzi vero il contrario: mentre fino al 2021 venivano stanziate soltanto briciole, con l’attuale esecutivo in carica le risorse sono infatti aumentate e dal 2023 il Fosmit ha un valore di circa 200 milioni ogni anno. Parte di queste risorse, pari a oltre 100 milioni, vengono destinate alle misure previste dalla legge 131 e alle misure in essa contenute, per una distribuzione più precisa ed efficace: interventi che arriveranno direttamente ai cittadini attraverso crediti d’imposta e incentivi per l’acquisto o l’affitto di case in montagna, premialità per medici e insegnanti, sgravi fiscali alle imprese di montagna e tanto altro ancora. A questi si aggiunge la quota regionale del Fosmit, che resta confermata e che potrà essere destinata autonomamente dalle regioni ai territori che riterranno più idonei».

Sulle questioni poste in tema di istruzione: «La nuova classificazione dei comuni montani non pregiudica l’applicabilità delle disposizioni normative in materia di dimensionamento della rete scolastica né la salvaguardia delle specifiche esigenze dei medesimi comuni. Poiché le regioni provvedono autonomamente al dimensionamento della rete ogni anno, la dislocazione è interamente rimessa all’autonomia regionale e dunque proprio la regione può valutare le caratteristiche attuali dei comuni a prescindere dalla loro presenza nel nuovo elenco o in quello precedente. Per quanto riguarda il numero di alunni nelle classi, esistono già margini di flessibilità per la loro formazione e deroghe a disposizione, la classificazione montana può certamente facilitare l’accesso ma non è dunque l’unico strumento».

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