«Io, un maceratese a Barcellona:
qui ciclopedonali, app e cultura.
Non parcheggi e mani di grigio sui murales»

MACERATA - Filippo Ciccarelli vive da anni nella metropoli spagnola e ha preso spunto dalla "visione" del sindaco e candidato del centrodestra Sandro Parcaroli per un parallelo tra la città in cui vive e quella di cui è originario: «Qui 300 chilometri di ciclabili, 11 scuole riconvertite in rifugi climatici con la stessa cifra spesa per la corta di Villa Potenza e 42mila case tolte alla speculazione turistica. A me pare si vada in direzione opposta rispetto a una "smart city"»

- caricamento letture
Filippo-Ciccarelli-e1777388909291

Filippo Ciccarelli a Barcellona

Filippo Ciccarelli vive a Barcellona da cinque anni, ma è maceratese doc. Dopo che il sindaco e candidato del centrodestra alle prossime elezioni Sandro Parcaroli ha annunciato di avere nella sua visione una Macerata che, entro il 2031, si configuri come una “smart city” sul modello di città come Singapore, Amsterdam e, appunto, Barcellona, Ciccarelli ha voluto marcare le differenze tra la città in cui vive e quella in cui è cresciuto.

«Buongiorno sindaco. Non conosco Amsterdam, ma vivo a Barcellona da oltre cinque anni ormai. Le do qualche numero. A Barcellona ci sono 8mila biciclette disponibili per il noleggio, che coprono tutta la città. Oltre 550 stazioni. Sono sia elettriche che “classiche”. A Macerata abbiamo tre stazioni, senza nessuna bici, da anni. Barcellona ha completamente pedonalizzato alcune arterie del centro (come Carrer Consell de Cent, Carrer de Girona, Carrer Rocafort e altre), interamente ricoperte di alberi ora. Le auto dei garagisti possono ovviamente entrare, così come il carico-scarico. Il fatturato per i commercianti è sensibilmente aumentato, insieme alla qualità della vita dei residenti. Noi gli alberi li estirpiamo e, nonostante Macerata sia diventata città della Silicon Valley e durante il suo mandato si è sconfitta Amazon, ci sono ancora un po’ di vetrine sfitte in centro».

barcellona

Postazione Bicing nell’emblematica Rambla Catalunya

«A Barcellona non cancellano Pez, uno dei più famosi writer europei – aggiunge Ciccarelli – a Barcellona se vuoi pagare parcheggio, prendere a noleggio una moto, una bici o altro, pagare il permesso residenti o una multa puoi farlo tutto da una app che si chiama Smou. La nostra app dell’Apm non è usabile se non si ha una sim italiana e molte volte gli stranieri (soprattutto targhe olandesi e tedesche) che vanno al ParkSì non capiscono come usare la macchinetta, che tra l’altro funziona solo con contanti (mai la carta)».

la-app-smou

Uno screenshot della app Smou

«A livello culturale non vengono Porro e Cruciani, ma la città è governata da un sindaco del Partito Socialista. I vostri alleati (della Lega) di Vox, nonostante i discorsi di odio e razzismo, hanno due soli rappresentanti. I cittadini sono coinvolti, a Les Corts, il 30% del bilancio è stato partecipativo. Cioè hanno votato i residenti del quartiere su come impiegare le risorse economiche (per esempio la seconda biblioteca è stata progettata e realizzata così)».

barcellona-parco

Giardino e giochi urbani in Carrer de Rocafort, pedonalizzata al 100%

Ciccarelli torna poi a parlare di viabilità. «Molta parte di Barcellona è a zona 30, ci sono intorno ai 300 chilometri di piste ciclabili e dove non c’è spazio per realizzarle condividono lo spazio con le auto. In orario lavorativo è attiva la Zbe (Zona a bassa emissione), dove possono circolare senza restrizioni veicoli elettrici, alimentati a idrogeno, a metano, ibridi. Possono anche circolare veicoli benzina Euro 3 (immatricolati da gennaio 2001) in poi e a diesel dall’Euro 4 in poi. A livello di tecnologie, la digitalizzazione consente di realizzare la stragrande maggioranza delle pratiche online.

Oltre alla già citata Smou, chi vuole avvantaggiarsi delle 12 linee tra metro e tram, degli autobus che coprono in maniera capillare tutta la città, può scaricarsi l’app della Tmb, che è l’azienda di trasporti locale. Ovviamente orari aggiornati in tempo reale, eventuali disservizi o chiusure programmate sono consultabili in un clic.

carrer-de-consel-barcellona

Carrer Consell de Cent, dove possono passare carico-scarico, taxi e residenti. Sono state tolte le due corsie, cambiata la pavimentazione, piantumata tutta la via

Al di là delle evidenti differenze di bilancio, c’è una differenza culturale enorme secondo il maceratese in Catalogna. «Barcellona da anni si è domandata come il cambiamento climatico che purtroppo anche qui picchia fortissimo. Con 5 milioni di euro hanno riconvertito 11 scuole, una per ogni distretto, in spazi di “rifugio climatico”. Il rifugio climatico è il posto pubblico (scuola, biblioteca, centro civico, mercato comunale coperto, complessi sportivi pubblici, etc) dove potersi riparare se fuori ci sono 40 gradi oppure se c’è un’ondata di freddo in inverno. Ce ne sono oltre 450 in tutta la città. Noi con poco meno ci abbiamo fatto un marciapiede per la corta di Villa Potenza. Ma la città si è anche chiesta come far convivere centinaia di migliaia di turisti che sbarcano ogni giorno da aerei, treni e navi da crociera. E ha preso una direzione molto scomoda, elettoralmente: dal 2028 nessuna casa potrà più avere la licenza turistica, cioè quella che consente di affittare sulle piattaforme online tipo Booking o Airbnb a turisti. Questo perché in tutta la città e in generale in Spagna c’è un enorme problema legato alla residenzialità, disponibilità di case in affitto e in vendita.

Con questa manovra decisa dalla giunta vengono reimmessi sul mercato degli affitti oltre 10.500 case ed appartamenti. Si tratta di una goccia nel mare, che fa arrabbiare i proprietari e le aziende che lavorano sul turismo e certamente non è sufficiente per aiutare chi a Barcellona invece vuole viverci, oppure i residenti storici, obbligati sempre più a spostarsi fuori. Ma, ecco, è affrontare un problema senza paura di scontentare un potentato forte. Dal 2018 si raggiungeranno così 42mila unità abitative tolte alla speculazione turistica».

carrer-de-consel-barcellona-2-488x650

Giardino al centro di Carrer de Consell de Cent con zona centrale esclusiva per i pedoni

Ma Ciccarelli si rende conto che paragonare una grande città come Barcellona con Macerata sia un po’ ingiusto. Anche perché Macerata, per abitanti, potrebbe valere giusto un quartiere della città.

«Provo a confrontarmi con il quartiere de Les Corts. È il mio quartiere e, a parte per lo stadio, non è particolarmente turistico. Ha 46mila abitanti. Qui ha sede l’istituto dove tutte le app della smart city vengono programmate e testate, ci sono due biblioteche e quattro isole ecologiche (i “punt verts”). Non c’è la raccolta dei rifiuti porta a porta, ma ogni lunedì si possono lasciare rifiuti ingombranti/elettrodomestici fuori di casa perché passano a raccoglierli (letti, mobili, frigoriferi). Ci sono 4 centri civici (li chiamo così e non sociali per non farle venire un coccolone), che fanno le attività più disparate: corsi di fotografia, di giardinaggio, informatica per adulti, corsi di lingua, film, approfondimenti culturali di ogni tipo. Tutti in capo al Comune».

In sintesi: Pedonalizzazione, nuovo verde pubblico, spazi recuperati, mobilità sostenibile, cultura incoraggiata, partecipazione attiva, internet, raccolta di rifiuti ingombranti una volta a settimana e varie isole ecologiche disseminate in tutto il quartiere, che è grande come Macerata. «La “smart city” a me pare vada in direzione opposta rispetto all’ennesimo parcheggio (Rampa Zara), al disboscamento di Fontescodella, dei giardini, alla mano di grigio sui murales della terrazza dei Popoli – finisce Ciccarelli – perfino quando si tolgono posti auto o transito c’è una logica, perché viene incentivato commercio e residenzialità. Un po’ diverso rispetto a quando si levano almeno 10 stalli per il parcheggio in largo Beligatti, vicino teoricamente all’uscita dell’ascensore di via Mozzi, se gli ascensori non decidessero però di funzionare a piacere. Mi rendo perfettamente conto che Barcellona è una città per lo più pianeggiante ed in effetti sono rimasto un po’ sorpreso dal paragone del sindaco, ma in realtà ha quartieri che sono molto più scoscesi di Macerata. In molti di questi ci sono scale mobili che aiutano a salire e scendere, colmando il dislivello. E in tutti questi (Vallvidrera, Montjüic, La Salut, El Carmel, lo stesso emblematico Park Güell è tra i punti più alti di Barcellona) sono presenti gli stessi servizi che nel resto della città».

«Macerata come Amsterdam? Uno slogan che ignora la realtà»

«Ho una visione per Macerata: nel 2031 una vera “smart city” come Amsterdam e Barcellona»




© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page

Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Gianluca Ginella. Direttore editoriale: Matteo Zallocco
Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X