«Io, sordo da 52 anni tornerò a sentire.
Il sogno? Il mio nome detto da mamma»
CIVITANOVA - Romano Mandozzi, figlio della logopedista Mirella Franco, ex consigliera comunale, è stato sottoposto ad un intervento, riuscito, per impiantare un orecchio bionico. Tra pochi giorni l’attivazione del dispositivo. «Voglio capire le differenze hanno i suoni, tra quelli che sento adesso, debolmente con l’orecchio sinistro, e come sono in realtà». La madre: «Quando abbiamo scoperto che era sordo ho lasciato la facoltà di Lettere e sono diventata logopedista»

Mirella Franco assieme a Romano Mandozzi
di Laura Boccanera
«La prima cosa che non vedo l’ora di sentire è il mio nome pronunciato da mia mamma. E poi anche il rumore vero che fanno le bottiglie di plastica quando vengono stropicciate». È il desiderio semplice e potentissimo di Romano Mandozzi, 52 anni, di Civitanova, primo paziente operato in città con l’installazione di un impianto cocleare. Tra pochi giorni, quando il dispositivo verrà attivato gradualmente, per lui inizierà una nuova esperienza: la possibilità di sentire. Sordo dalla nascita dall’orecchio destro, Romano è figlio di Mirella Franco, logopedista in pensione dell’Ast Macerata ed ex consigliera comunale.
Un legame familiare che si intreccia con una storia di cura, studio e dedizione alla disabilità uditiva. Venerdì scorso è stato operato all’ospedale di Civitanova dall’equipe di Otorinolaringoiatria guidata dal primario Cesare Carlucci, in collaborazione con il direttore della clinica universitaria otorinolaringoiatrica dell’università di Perugia, Giampiero Ricci. Un intervento durato poco più di due ore e perfettamente riuscito. Per Romano e la sua famiglia è una vera e propria rivoluzione, una seconda nascita.

«Aveva un anno e mezzo Romano quando ci siamo accorti che era sordo – racconta Mirella Franco – io ero iscritta alla facoltà di Lettere e filosofia a Napoli, cambiai tutto il piano di studi, passai al percorso psicopedagogico e poi divenni logopedista». Una diagnosi che ha segnato la vita della madre, orientandone il percorso professionale e trasformandolo in una lunga esperienza di aiuto verso bambini e ragazzi sordi. Oggi, però, l’emozione è doppia: per la madre e per il figlio, protagonisti del primo impianto cocleare eseguito a Civitanova.

I medici Cesare Carlucci e Giampiero Ricci
«Tutto ha funzionato alla perfezione, ci hanno riferito che il nervo reagiva – spiega ancora – ora dovremo aspettare ancora un po’, i primi di maggio per l’accensione graduale». Dopo l’anestesia totale, il 52enne, che lavora come disegnatore Cad/Cam in un’azienda di Santa Maria Apparente, è tornato a casa e sta affrontando il recupero post-operatorio. Nei prossimi giorni inizierà il percorso decisivo: l’attivazione dell’impianto, che consentirà all’orecchio di percepire i suoni, seguita da un lungo lavoro di riabilitazione e logopedia, fondamentale per rieducare il cervello al riconoscimento dei suoni. E su quale sarà il primo suono che vorrà ascoltare, Romano non ha dubbi: «voglio sentire il mio nome com’è davvero pronunciato da mia madre – dice – ma anche il rumore che fanno le bottiglie di plastica quando vengono stropicciate. Voglio capire le differenze che hanno i suoni, tra quelli che sento adesso, debolmente con l’orecchio sinistro e come sono in realtà». L’intervento si è reso necessario dopo il peggioramento della funzionalità anche dell’orecchio sinistro, con il rischio concreto di un silenzio totale. Ora, invece, l’attesa è tutta per quel momento di maggio in cui il suono entrerà davvero nella sua vita.
«Da parte mia c’è un grandissimo orgoglio che Romano sia stato operato proprio a Civitanova e che sia stato il primo a dare il via a questo tipo di interventi nel nostro ospedale – conclude Mirella Franco – ringrazio l’equipe di Perugia e il professor Giampiero Ricci, il dottor Cesare Carlucci e tutto il personale medico e paramedico del reparto di Otorinolaringoiatria, dove Romano è stato seguito con la massima cura, attenzione, professionalità e sensibilità».
Sordo dalla nascita, tornerà a sentire: impiantato orecchio bionico
“Sì: se 20 anni fa fosse stato valutato e impiantato in un grande centro pediatrico/adulto di riferimento, avrebbe avuto molte più probabilità di sviluppare un linguaggio più funzionale e una vita uditiva più “normale”. Il ritardo ha quasi certamente ridotto il potenziale massimo. Però oggi non è tutto perso.
Anche con impianto in età adulta, tanti pazienti sordi congeniti riferiscono un miglioramento significativo della qualità della vita, anche se la comprensione del parlato resta parziale.
La riabilitazione intensiva (logopedia dedicata, uso costante dell’impianto) conta tantissimo.
La tecnologia continua a migliorare rapidamente (impianti “smart” con memoria interna, migliori algoritmi, e in futuro forse terapie geniche per alcune forme congenite).
È legittimo provare un po’ di amarezza o rimpianto per le opportunità perse. Il Sistema Sanitario Italiano ha fatto (e fa) tanto, ma non sempre le diagnosi precoci e gli invii tempestivi ai centri di eccellenza sono stati perfetti, soprattutto nelle Marche o in zone più periferiche 20 anni fa.Se questo paziente è motivato, con un buon supporto riabilitativo e uso costante, può ancora ottenere benefici reali. Non sarà probabilmente “come sentire da sempre”, ma può essere un cambio importante.”
Così parlò Grok.
Auguri a Mirella per la forza che hai avuto nel sostenere Romano, a Romano che ha preso questa decisione non facile; ai .dottori per la riuscita, Carlucci una eccellenza tutta civitanovese da andarne fieri, il reparto dal primo all’ ultimo accogliente professionale, pieno di umanità, di questi tempi con questo reparto ci sentiamo tranquilli e seguiti ad altissimo livello, come sempre il Primario fa la differenza su tutto anche quando la sanità viene maltrattata, villipesa da incompetenza politica e non solo…grazie a tutti ,ed uno tutto speciale al dott. Carlucci