Il Castello di Montefiore
riapre dopo 17 anni
RECANATI - Martedì un convegno per presentare il restyling, l'11 e 12 aprile due giorni di festa per celebrarlo

Il Castello di Montefiore
Manca pochissimo alla riapertura in grande stile del Castello di Montefiore, monumento storico della comunità recanatese risalente alla fine del XIII secolo che, dopo 17 anni di chiusura (era l’ottobre 2009) e tre di lavori, tornerà fruibile alla cittadinanza e ai visitatori. L’inaugurazione è fissata per sabato 11 e domenica 12 aprile, in una due giorni di festeggiamenti dedicati con rievocazioni storiche e spettacoli pirotecnici.
Non solo: martedì prossimo, alle 18,30, all’aula magna del Palazzo comunale si terrà un’anteprima con un convegno per illustrare il percorso dei lavori che hanno interessato la struttura da ottobre 2023 a oggi, nonché il contesto storico, artistico e culturale in cui il castello è sorto e ha operato nel corso dei secoli. Parteciperanno il sindaco Emanuele Pepa, il vicesindaco con delega ai lavori pubblici Roberto Bartomeoli, tecnici, esperti e associazioni coinvolti nel progetto.
Al comitato di quartiere di Montefiore, in ragione del grande valore identitario che il castello costituisce per la frazione, sarà affidata la futura gestione del monumento, attraverso l’associazione Castello di Montefiore Aps che si occuperà, sempre nell’ambito del comitato, di organizzare gli eventi e le visite alla struttura. Durante la serata saranno proiettate le immagini del complesso monumentale con la descrizione di tutti gli interventi eseguiti, dal consolidamento delle mura di perimetrazione al recupero completo dell’iconica torre di avvistamento dell’altezza complessiva di 34 metri, fino alla costruzione ex novo di un anfiteatro destinato alla rappresentazione di momenti culturali. Sarà l’occasione per illustrare anche il programma dettagliato delle iniziative dell’inaugurazione.
Mantenere le testimonianze monumentali della nostra storia per fare turismo dimostra che i nostri soldi sono spesi bene.
Non così possiamo dire per la zona di San Claudio, dove la Sovrintendenza lascia “incolte” le nostre le nostre testimonianze, quali la prima abbazia del V secolo, né dà seguito agli studi storici sugli scavi di San Claudio. Capiamo l’ignoranza della popolazione locale, almeno quella che non li comprende. Ma è il disinteresse di rivelare la storia da quelle 60 casse di reperti dimostra che sono stati buttati via i nostri soldi.