Inizio cosmico per Civitanova Danza:
con Sol Invictus rinasce la speranza
EVENTI - Inaugurata la 32esima edizione con lo spettacolo di Hervè Koubi presente in sala al Rossini: «La danza ha il potere di unire, spero abbiate una scintilla di gioia». 19 i ballerini da diverse parti del mondo intenti a trasmettere un messaggio universale

Un momento dello spettacolo Sol Invictus che ha aperto la stagione di Civitanova Danza
di Marco Ribechi
Civitanova Danza apre le sue porte con un travolgente inno alla pace e all’unione. È stata una notte magica quella offerta dallo spettacolo “Sol Invictus” per l’inaugurazione del 32esimo Festival in nome di Enrico Cecchetti.

Una formazione di diciannove ballerini provenienti dalle più svariate parti del mondo ha dato sfoggio di incredibili qualità atletiche e ginniche per mostrare come le culture e le differenze possano fondersi in qualcosa che vada oltre il singolo individuo.
Questo l’obiettivo che si propone il coreografo francese di origini algerine Hervé Koubi, presente in sala, di cui la compagnia stessa porta il nome.
«Vi ringrazio per essere presenti – ha detto Koubi alla platea del Rossini – questo spettacolo vuole essere un manifesto d’amore alla danza, amore che ha plasmato anche il mio modo di lavorare. Questa sera vedrete ballerini che, in linea teorica, non dovrebbero ballare insieme a causa dei loro stili e delle loro provenienze così differenti. Ma, al contrario, la danza ha il potere di unire le persone. Lo spettacolo vuole essere anche una sorta di rinascita quindi spero che abbia il potere di farvi tornare bambini e che accenda una scintilla di gioia in ognuno di voi».
Bellissime parole avvalorate dall’aurea di energia positiva trasmessa dal coreografo stesso e, ancor di più, dallo spettacolo il cui titolo può essere tradotto come Sole Invincibile, forse a identificare una luce e una speranza di gioia nella vita che, nonostante la grande oscurità che caratterizza il momento attuale, non può e non deve spegnersi mai come uno gli eterni fuochi zoroastriani.

Lo spettacolo, la cui unica scenografia è data da un telo dorato ripetutamente utilizzato e dalle luci sapientemente dosate, è effettivamente un ritorno a ciò che era prima. Una danza atavica, senza tempo, difficilmente identificabile ma che contiene allo stesso momento tanti elementi riconducibili a temi molto conosciuti.
Capoeria, arti marziali orientali, hip hop, danze popolari, corse e salti non ancora codificati come quelli messi in atto dai bambini, e poi ancora arti circensi, danza classica e moltissimi altri indizi che, però, non assumono mai una definizione completa e univoca.
Lo stesso vale per le musiche formate dalla combinazione di composizioni originali di Maxime Bodson e Mikael Karlsson e da estratti dalla Settima Sinfonia di Beethoven e dalle Quattro Sezioni di Steve Reich.
Musica che esprime principalmente speranza e che non è lì per definire, per identificare, ma piuttosto per liberare. La stessa sinfonia di Beethoven assume un valore quasi atemporale, come a dimostrare che non solo nello spettacolo si fondono elementi della contemporaneità ma possono essere inseriti anche codici del passato, in una sorta di metaverso unitario ed universale.

A rafforzare ancor di più questo aspetto di compenetrazione anche le caratteristiche fisiche dei singoli ballerini le cui origini sono facilmente intuibili ma che, nella differenza, mostrano la capacità di trasmettersi come per osmosi le varie tradizioni di danza, scambiandosi ruoli e identità.
Forte in scena è anche la presenza di un danzatore mutilato, senza una gamba, capace però di straordinarie acrobazie con passi di break dance e salti mortali. L’oro del telo, al di sotto del quale si sviluppa la narrativa della rinascita e della nuova vita, impreziosisce in maniera semplice ma efficace uno spettacolo che vuole veicolare senza dubbio significati universali, cosmici, in cui ogni uomo può riconoscersi e trattenere un qualche tipo di messaggio di pace.

Non c’è mai conflitto infatti tra i personaggi in gioco, né particolari sentimenti ma tutto gira in una ruota universale in cui ciascuno assume il suo ruolo intersecandosi con le traiettorie degli altri. L’unica emozione, che appare in alcuni passaggi, è l’amore universale racchiuso in degli abbracci che non hanno nulla di erotico ma semplicemente la condivisione di un destino a cui non ci si può sottrarre. Si tratta dalla piccolezza dell’umano davanti all’abisso della creazione.

La prima notte di Civitanova Danza quindi è stata una vera dimostrazione di valore di quest’arte che specialmente nella città costiera assume da tanti anni un ruolo culturale elevato grazie a questo festival di livello internazionale. Il cartellone del programma è ancora ricco con un imperdibile passaggio anche allo Sferisterio di Macerata grazie allo spettacolo Carmen della Compañía Antonio Gades Carlos Saura, annullato per pioggia nel 2023 e finalmente riproposto. A Civitanova invece il prossimo appuntamento sarà il 12 luglio con l’evento Festival nel Festival che coinvolgerà i vari teatri della città in un piacevole tour de force di spettacolo con tanto di navetta.
