Proroga della caccia al cinghiale:
spuntano manifesti abusivi

MATELICA - Qualcuno li ha attaccati nella notte (sono stati rimossi in mattinata) per la decisione dell'amministrazione di consentire la caccia sino al 31 maggio

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I manifesti

di Monia Orazi

Manifesti di protesta sono apparsi questa notte nel centro di Matelica contro la decisione della giunta comunale di prorogare la caccia al cinghiale fino al 31 maggio. I cartelli, affissi abusivamente in diverse zone del centro storico, sono stati rimossi stamattina alle sette dai vigili urbani.

Il testo del manifesto, firmato “Alcuni Ribelli” e concluso con la scritta “Vergognatevi”, esprime dura critica verso l’amministrazione comunale per la proroga del periodo di caccia urbana.

«Apprendiamo, con ben poco stupore, la notizia che l’amministrazione comunale di Matelica ha prorogato il periodo di caccia in città fino al 31 maggio», si legge nel documento. «A quanto pare l’uccisione di “solo” tre cinghiali non è sufficiente per i mandanti di questa operazione macchiata di sangue». Gli autori del manifesto collegano la decisione sulla caccia ad altre scelte dell’amministrazione riguardo agli animali: «D’altronde quale sensibilità verso il mondo animale non umano ci si può aspettare da una classe dirigente che ha permesso lo stazionamento per settimane di un circo sfruttatore di animali non umani nel proprio territorio».

Particolarmente critico il giudizio sull’attività venatoria in zona urbana: «Continuando su questa linea di totale disprezzo verso il mondo della natura, l’amministrazione comunale permette ad una squadra di cacciatori di praticare il loro sadico divertimento in zona urbana. Con il benestare e il supporto di coloro che si definiscono garanti e tutori della sicurezza, la polizia municipale».

Il manifesto solleva anche questioni di sicurezza pubblica, denunciando che «non sembra esserci stata nessuna messa in sicurezza del territorio durante l’apertura della stagione di caccia, quando le zone di passaggio ed escursione in natura diventavano veri e propri campi di battaglia».

Gli autori citano statistiche nazionali sugli incidenti di caccia: «Ricordiamo che l’Italia è il paese che detiene il tragico, a dir poco drammatico, di un minimo di 60 omicidi l’anno durante la stagione di caccia. Sì. Omicidi. Non “incidenti di caccia”, come tanto piace definirli a certe penne giornalistiche. E a morire per le doppiette non sono solo i cacciatori stessi, ma anche persone comuni».

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Il documento propone alternative alla caccia per la gestione dei cinghiali, tra cui educazione e sensibilizzazione dei cittadini, gestione dei rifiuti con «chiusura dei cassonetti, quindi riduzione della possibilità di accesso ai cibi», installazione di «barriere e dissuasori» come «recinzioni elettrificate o dissuasori acustici con onde sonore specifiche».

Vengono inoltre suggeriti «metodi di controllo della popolazione» attraverso il «reimpianto di predatori naturali» e attività di «monitoraggio e ricerca sul territorio» per «studiare i movimenti dei cinghiali ed elaborare metodi per ridurre i conflitti con le attività umane, come la creazione di corridoi ecologici». Il manifesto si conclude con un’accusa politica: «Ma sì…per qualche voto in più le mani di sangue ce le si sporca senza problemi».



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