«I fascisti davano
i locali alla Croce Rossa»
E scoppia la polemica tra associazioni

BAGARRE - Per festeggiare il 25 aprile, la Croce Gialla di Recanati ha pubblicato un post in cui ricorda che le pubbliche assistenze erano state soppresse dal regime e le loro sedi destinate alla Cri. Ma la Croce rossa di Porto Potenza ribatte: «Ferma condanna verso ogni tentativo di associare la nostra immagine a ideologie politiche»

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L’immagine condivisa sul profilo della Croce Gialla di Recanati

Un post sulla pagina Facebook della Croce gialla di Recanati scatena la reazione della Croce rossa di Porto Potenza: per festeggiare il 25 Aprile l’associazione no profit leopardiana ha pubblicato una foto in bianco e nero nella quale si ricorda un pezzo della storia delle pubbliche assistenze: ovvero quando, dopo la Liberazione, le pubbliche assistenze lottarono per tornare autonome. «Il regime fascista le aveva chiuse dando i locali per vent’anni alla Croce Rossa. Buon 25 Aprile a tutti» – è scritto sulla pagina social dell’associazione.

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Matteo Carlocchia, presidente della Croce rossa Porto Potenza

Una storia e una grafica uscita anche sulla pagina nazionale “Anpas” e condivisa poi da altre pubbliche assistenze con il messaggio del presidente Anpas Niccolò Mancini: «Le pubbliche assistenze che durante la dittatura erano state sciolte o inglobate cercarono di tornare autonome prima ancora della fine della guerra – scrive il presidente Anpas – Il 28 luglio 1946, a La Spezia, furono 53 le pubbliche assistenze che fecero risorgere la federazione nazionale pubbliche assistenze. Uno dei primi atti fu quello di chiedere al governo, il primo dell’Italia repubblicana, di abrogare il decreto del 1930 in virtù del quale vennero sciolte e private dei loro beni le pubbliche assistenze. Ecco perché il 25 aprile è un momento di rinascita anche per Anpas».

Ma l’accostamento non è piaciuto alla Croce rossa di Porto Potenza che attraverso il suo presidente  Matteo Carlocchia afferma: «esprimiamo la nostra ferma condanna verso ogni tentativo di associare l’immagine della croce Rossa italiana a ideologie politiche, incluso il fascismo. Con 160 anni di storia, la Croce Rossa è parte del più grande movimento umanitario al mondo, presente in oltre 190 Paesi. Associare oggi impropriamente la nostra associazione a riferimenti politici è non solo inaccettabile, ma lesivo e offensivo verso milioni di volontari in Italia e nel mondo, che ogni giorno si dedicano all’aiuto dei più vulnerabili con spirito neutrale, indipendente e volontario, spesso in contesti complessi e delicati. Invitiamo chiunque si esprima pubblicamente, in particolare attraverso i social media, a usare maggiore attenzione e responsabilità. Le parole hanno un peso, soprattutto quando possono minare la credibilità e l’imparzialità di un’istituzione che rappresenta un punto di riferimento per la tutela della dignità umana».

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