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Servizio idrico, stato di agitazione:
a vuoto la conciliazione.
«Pronti anche allo sciopero generale»

MACERATA – L’incontro si è svolto in prefettura oggi ed è legato allo stallo sulla costituzione di un soggetto unico di gestione. I sindacati Cgil, Cisl, Uil: «i rappresentanti delle aziende ci hanno rappresentato che in questi giorni si starebbe operando per definire un percorso sostenuto dai sindaci per l'avvio della costituzione del soggetto unico di gestione. Ora però servono fatti concreti»

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I sindacalisti che si stanno occupando dello stato di agitazione

Tentativo di conciliazione inerente lo stato di agitazione del personale delle aziende concessionarie e operative che gestiscono il servizio Idrico integrato dell’Aato3, niente accordo e i sindacati Cgil, Cisl, Uil dicono di riservarsi «di mettere in campo tutte le azioni di mobilitazione possibili, compreso lo sciopero generale». L’incontro si è svolto oggi in prefettura. La motivazione all’origine dello stato di agitazione è il permanere, nonostante la sempre più imminente scadenza delle attuali concessioni (Giugno Cma/Astea – dicembre le altre) «della situazione di stallo riguardo la necessaria costituzione di un Soggetto unico di gestione del Servizio idrico da parte dell’Assemblea dei sindaci dell’Aato3 che consenta di garantire la salvaguardia del carattere pubblico della gestione e con essa la piena continuità occupazionale e tutte le dovute tutele degli oltre 500 lavoratrici e lavoratori coinvolti. In assenza di soluzioni concrete a stretto giro di posta infatti la conseguenza certa sarebbe la privatizzazione del servizio mediante gara europea» si legge in una nota di Daniele Principi (Cgil), Rocco Gravina (Cisl), Sergio Cruciani (Uil), Andrea Coppari e Francesco Fattori (Filctem Cgil), Giuliano Caracini (Femca Cisl), Dalverio Dafne (Flaei Cisl), Manuel Broglia della Uiltec Uil.

Oggi erano presenti rappresentanti «di tutte le aziende interessate (con l’eccezione di Valli Varanensi srl) i quali ci hanno rappresentato che in questi giorni si starebbe operando per definire un percorso sostenuto dai sindaci che dovrebbe finalmente portare all’avvio della costituzione del soggetto unico di gestione, consentendo la proroga delle concessioni in scadenza e superando la nota problematica della presenza del socio privato in Astea. Stesse rassicurazioni sulla volontà unanime di arrivare ad una soluzione sono state date dal sindaco di Tolentino».

I sindacati sottolineano che «pur cogliendo con favore quanto riportato dai rappresentanti delle società e auspicando che ad esso venga dato corso, abbiamo ribadito come siano necessari atti concreti che possono (e devono) venire dai sindaci e dall’Assemblea dell’Aato3, in assenza dei quali non è possibile interrompere lo stato di agitazione del personale.

II tentativo obbligatorio di conciliazione si è quindi chiuso con un mancato accordo. Ci riserviamo quindi nei prossimi giorni di mettere in campo tutte le azioni di mobilitazione possibili – compreso lo sciopero generale del personale delle aziende ora possibile – per conseguire quello che riteniamo essere un obiettivo fondamentale per il territorio e per i lavoratori interessati: il mantenimento del carattere pubblico della gestione e la massima tutela occupazionale dei lavoratori interessati».

Con l’assemblea pubblica di ieri a Cingoli – che ha seguito appuntamenti analoghi tenuti nelle settimane scorse a Recanati, Macerata, San Severino, Tolentino, Muccia e Civitanova – si è inoltre concluso il primo blocco di incontri organizzati dalle segreterie confederali di Cgil, Cisl e Uil per informare la cittadinanza sulla gravità della situazione, sulle possibili ricadute per la qualità e i costi del servizio e sulle responsabilità dei rappresentanti istituzionali. «Alle assemblee territoriali hanno partecipato centinaia di cittadini, oltre che vari esponenti politici ed istituzionali, ed è stata unanime la richiesta di proseguire nel percorso di mobilitazione intrapreso. Lavoratori e cittadini continuano a chiedere a gran voce alla classe politica del territorio di assumersi finalmente la dovuta responsabilità, evitando un fallimento storico e garantendo la difesa del carattere pubblico di un bene – l’acqua – che non può essere sacrificato sull’altare della logica del profitto. Il tempo sta scadendo».


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