Un astro atterra sul Lauro Rossi,
Lonquich direttore e solista è da brividi

MUSICA - Spettacolare concerto della Form dedicato a Felix Mendelssohn-Bartholdy e Robert Schumann con il maestro tedesco diviso tra conduzione e pianoforte. Un altro appuntamento degno dei palchi internazionali più importanti a cui il pubblico maceratese ha risposto con grande entusiasmo

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Alexander Lonquich con la Form

di Marco Ribechi

Lonquich dirige la Form al Lauro Rossi, trionfo di pubblico per un concerto memorabile. Proseguono gli eventi di ampio valore culturale nel teatro di Macerata e lo fanno con un altro appuntamento musicale da brividi. Dopo il concerto metafisico offerto al piano da Francesco Libetta per il ciclo “Appassionata” (leggi l’articolo) ieri un altro pianoforte ha saputo stregare il pubblico maceratese regalando un ulteriore appuntamento da palcoscenici internazionali. A suonarlo, in contemporanea alla direzione della Form, è stato Alexander Lonquich, artista tra i più originali e significativi del nostro tempo, che ha veicolato gli ascoltatori lungo un affascinante percorso musicale nei territori del Romanticismo tedesco.

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Alexander Lonquich sul podio del direttore

La particolarità dell’evento, oltre al livello eccelso raggiunto dagli esecutori, è stato proprio il doppio ruolo di Lonquich diviso tra direzione d’orchestra e pianoforte solista, dimostrando la sua doppia abilità tecnica e la sua grande sensibilità espressiva, entrambe largamente apprezzate dal folto pubblico in sala. Il programma di grande interesse, dedicato a Felix Mendelssohn-Bartholdy e Robert Schumann, si è aperto con l’Ouverture Die Hebriden (Le Ebridi), Op. 26, anche conosciuta come Fingalshöhle (La grotta di Fingal). “Ispirata da un viaggio fatto in Scozia e proposta al Lauro Rossi nella sua seconda versione, era considerata da Wagner non solo come la migliore di Mendelssohn, ma come una tra le più perfette composizioni del genere in tutta la letteratura musicale romantica” (Cristiano Veroli). Capolavoro orchestrale ispirato alla selvaggia bellezza delle isole Ebridi, in particolare alla mistica Grotta di Fingal, cattura con una scrittura evocativa e melodie ondeggianti il movimento del mare e la forza della natura. Così anche la Form, sapientemente diretta da Lonquich, è stata in grado di trasportare l’ascoltatore in un paesaggio sonoro ricco di mistero, drammaticità e anche malinconica solitudine. Sintonizzati gli animi degli spettatori è il momento del pianoforte che si rivelerà davvero spettacolare e denso di pathos.

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Alexander Lonquich al piano

Da Mendelssohn si passa a Schumann e il direttore si cala anche nelle vesti di solista dipingendo arcobaleni sonori senza l’aiuto di alcuno spartito. Il Concerto per pianoforte e orchestra in la minore, Op. 54 è uno dei capolavori del repertorio romantico, completato nel 1845. Attraverso la sua doppia veste Lonquich è riuscito a valorizzare in maniera eccelsa il dialogo tra pianoforte e orchestra, sia con la sua eccelsa tecnica strumentale sia balzando improvvisamente in piedi per dare le indicazioni agli attenti musicisti della Form. Seduto al piano Lonquich appariva quasi in estasi, perso nei meandri delle sue emozioni, trasferite al pubblico in maniera intensa ad ogni tasto percosso, accarezzato o spesso anche pizzicato. Proprio queste variazioni esecutive e la finezza del tocco del direttore hanno permesso al piano di non emergere come strumento dominante ma piuttosto come un interlocutore dell’orchestra, come era nelle intenzioni dello stesso Schumann.

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L’intesa tra il direttore e l’orchestra

Dopo la pausa (e un breve bis di Schumann con “Aufschwung” (Slancio), secondo brano dei Fantasiestücke, Op. 12) arriva forse la parte più attesa dell’appuntamento, ovvero la Sinfonia n. 4 in la magg., Op. 90 “Italiana” di Mendelssohn, ispirata dal suo viaggio in Italia di cui ne riflette la vitalità. In particolare il quarto e ultimo movimento richiama un tema molto caro al pubblico marchigiano, quello del Saltarello che chiude la sinfonia con ritmi frenetici e danzanti, ispirati appunto al ritmo popolare. Un misto di introspezione ed esuberanza rendono la sinfonia uno dei capolavori più celebri del repertorio romantico, capace di fare un ritratto musicale del carattere del Belpaese. Il tripudio di applausi, commisurati alla grandezza delle esecuzioni, è il giusto tributo a un pomeriggio musicale di altissimo livello, capace di portare emozioni e ammirazione all’interno del Lauro Rossi.

Per il pubblico maceratese il prossimo appuntamento con la Form sarà sabato 15 febbraio con il Family Concert dedicato a Beethoven, Vivaldi e Debussy mentre il 27 gennaio l’orchestra si esibirà al teatro Feronia di San Severino con l’omaggio a Nino Rota.



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