Malato di Parkinson crea un fumetto:
«Così esorcizzo la paura,
mi aiuta a sentirmi meno solo»
TOLENTINO - Mauro Mogliani, scrittore, tre anni fa ha scoperto la malattia: crede sia stata la sua mente a trovare una nuova forma di espressione attraverso il fumetto “I sogni di Park”. «Una mattina mi sono svegliato, ho preso del cartoncino nero, un pennarello bianco e ho disegnato questo personaggio che racconta la mia resistenza. Da quando mi sono ammalato ho iniziato a fare sogni bizzarri e turbolenti, ho una iperattività onirica, la sera non vedo l’ora di andare a dormire per sognare e tradurre i miei sogni bianco su nero. Oramai è diventata un’esigenza. Spero possa diventare un libro, col cui ricavato aiutare la ricerca»

Mauro Mogliani
di Francesca Marsili
«Park è l’unica cosa bella creata dalla mia malattia, con lui esorcizzo la paura. Una mattina mi sono svegliato, ho preso del cartoncino nero, un pennarello bianco e ho disegnato questo personaggio che racconta la mia resistenza».
Colpito dal Parkinson 3 anni fa, a soli 50 anni, Mauro Mogliani, scrittore tolentinate di libri gialli, crede sia stata la sua mente a trovare una nuova forma di espressione dopo che la malattia, col suo tremore invalidante, gli ha stravolto la vita: attraverso il fumetto “I sogni di Park” rappresenta in modo diretto e viscerale la sua convivenza con il morbo.
Un tratto tremolante delinea i contorni del personaggio che lotta contro l’isolamento e lo stigma. Nelle strisce, Park, testimonia i viaggi onirici dell’autore dove emergono causticamente il suo presente, il passato, le paure e le difficoltà quotidiane. Storie a fumetti a volte ironiche, altre profondamente intime, che vengono pubblicate tre volte la settimana sulle pagina social Facebook e Instagram.

«Park è un rompiscatole che si è impossessato del mio corpo, un inquilino indesiderato, un personaggio che non sta mai fermo e che ha tanto da raccontare – ironizza l’autore col suo spiccato sense of humor -. Da quando mi sono ammalato ho iniziato a fare sogni bizzarri e turbolenti, ho una iperattività onirica, la sera non vedo l’ora di andare a dormire per sognare e tradurre i miei sogni in quelli di Park, bianco su nero. Oramai è diventata un’esigenza». Scrittore con all’attivo sei thriller psicologici e uno in attesa di pubblicazione, l’artista ha sempre avuto la necessità di comunicare. «Con l’arrivo della malattia ho difficoltà a trovare la concentrazione e la forza per scrivere libri – racconta -. Non avevo mai disegnato prima, è stata la mia mente a trovare una nuova forma di espressività più adatta al mio corpo, che ha un’autonomia limitata».
Con “I sogni di Park” Mogliani cerca di metabolizzare la sua condizione come fosse una coperta di Linus, il personaggio nato dalla penna di Schulz, fumettista americano anche lui malato di Parkinson. «Mi aiuta a non sentirmi solo, come un bambino che porta con se a letto il suo peluche – ammette -. E’ un amico che mi sta vicino e lotta contro l’isolamento rifiutando di farsi da parte». Per 35 anni nel settore della cartotecnica con una sua azienda e la passione per la scrittura, Mogliani è sposato con Martina ed ha due figlie: Gaia e Viola. Tre anni fa, a 50 anni, i primi segni della malattia. «Prima è arrivato il tremore alla gamba sinistra, poi alla mano, infine la perdita di equilibrio. Me lo immaginavo – dice – la conferma è arrivata al San Raffaele di Roma. Il dottore mi ha guardato e mi ha detto: il tuo occhio sinistro dice tutto».

Il Parkinson è la seconda malattia neurodegenerativa più diffusa dopo l’Alzheimer, e benché la prevalenza aumenti con l’aumentare dell’età, ci sono sempre più casi in cui si manifesta attorno ai 50 anni. «Nel 2022 sono entrato nel gruppo dei 400 nel mondo che si è sottoposto ad una terapia sperimentale con un anticorpo monoclonale infuso ogni 4 settimane per due anni. Ad alcuni è stato somministrato il farmaco, ad altri il placebo, ma chiaramente noi non sapevamo a quale gruppo appartenessimo. In questo periodo non ho potuto prendere farmaci, eccetto quello indispensabile per compensare la carenza di dopamina. Certo, il rischio era quello che la malattia progredisse più velocemente, ma dato non esiste un trattamento che possa far regredire il Parkinson in chi ne è affetto, ho fatto questa scelta, quella di contribuire alla ricerca e affidarmi alla scienza. La fase è terminata lo scorso luglio, e da quel momento il farmaco sperimentale è somministrato a tutti».
E’ una seconda vita quella che il tolentinate sta affrontando, fatta di dolore fisico, rigidità muscolare, di difficoltà nei gesti quotidiani e di paura per il futuro per una malattia sadica nelle sue manifestazioni. «Per me, che ero un vulcano, è stato un trauma. Si vive in maniera rallentata e la malattia la senti soprattutto quando stai fermo. Stringo i denti e cerco di dissimulare, la mia speranza è quella di almeno fermare la malattia – confessa -. Vorrei che“I sogni di Park” diventassero un libro, con il cui ricavato aiutare la ricerca. Un grazie, oltre ai miei familiari, a Nicola Serrani e Francesca Paradisi, che curano la pubblicazione delle vignette sui social»
Mauro
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