«Una targa sul suo seggiolino allo Sferisterio
in memoria di Andrea Francalancia»
MACERATA - La proposta dell'artista e amico Pietro Molini: «La sua opera non merita di essere dimenticata come quella di tanti altri cittadini illustri. Dal 2021 non aveva messo più piede in Arena in rottura con la direzione che non voleva creare un archivio partendo dall'immensa quantità di materiali che aveva a disposizione»

Andrea Francalancia
di Pietro Molini*
L’opera, la figura e i meriti di Andrea Francalancia, scomparso il 15 ottobre scorso, non meritano di essere dimenticati come accaduto per tati altri cittadini altrettanto meritevoli.
La fraterna amicizia tra me e Andrea ebbe inizio nel 1970, al termine della settima stagione allo Sferisterio (con “Turandot”, “Andrea Chenier” e “Traviata”), allorché, per merito del compianto Paolo Calogero, si costituì l’associazione Amici della Lirica, nella quale Andrea assunse subito l’oneroso compito di segretario. E’ da allora che ci rendemmo conto della sua immensa passione per lo Sferisterio al quale, oltre che agli avvenimenti culturali e anche teatrali succedutisi in città, ha praticamente dedicato tutta la sua vita. Fino ad allora lo Sferisterio era stato destinato soltanto a manifestazioni ludiche ed esibizioni di vario genere (ma venne requisito e diventò caserma con l’inizio della prima grande guerra) e fu un’eccezione nel 1921 la rappresentazione dell’”Aida” di Verdi e nel 1922 della “Gioconda” di Ponchielli, sempre per merito del conte Pieralberto Conti, come è da ricordare il concerto di Beniamino Gigli per il centenario dell’Arena. Senza dimenticare però che nel 1927 fu inaugurato l’impianto per le proiezioni cinematografiche estive.
L’intensa vocazione di Andrea per l’opera lirica, avviatasi fin dalla ripresa del 1967 con “Otello”, non era rivolta solamente allo Sferisterio, ma lo portava ad assistere ad opere in tutti i teatri d’Italia e d’Europa raggiungendo, in treno, persino Bilbao dove, annualmente, al contrario dell’Italia, si svolgevano stagioni comprendenti tutte le 27 opere di Verdi. Come se non bastasse, si attivava radunando altri melomani ad assistere a videoregistrazioni in vhs di celebri opere con apparecchiature allora assai sofisticate e ingombranti tramite un televisore domestico, prima alla Sala del caminetto del palazzo Buonaccorsi, poi alla nuova Sala d’ascolto Liviabella aperta dal Comune in via Santa Maria della Porta.

Pietro Molini
Insieme ad Andrea, era una festa, quando, insieme ad altri soci Amici della Lirica ci si trovava alle rappresentazioni, e a volte alle prove, allo Sferisterio commentando voci, direzioni e regie che lui puntualmente appuntava redigendo poi un vero e proprio dossier, per sé e per gli altri, facendone poi omaggio agli appassionati. Prezioso, a tal proposito, uno dei suoi ultimi dossier che comprendeva tutte le stagioni, oltre alle prime del 1921 e 1922, quelle da lui vissute dal 1967 al 2022 annotando, oltre ai titoli, cast, regie e direttori, le serate sospese per pioggia, eventuali forfait di cantanti o indisposti e relativi cover, ed altri particolari avvenimenti. Clamoroso l’incidente capitato al tenore Armiliato in Tosca del 1995 ferito seriamente nella scena della fucilazione da lui puntualmente ripresa. Per questo evento, Andrea venne biasimato da uno degli ultimi dirigenti dell’Arena che lo accusava, ingiustamente, di aver diffuso su Youtube il relativo filmato quando invece, questo, venne richiesto e consegnato al sovrintendente di allora. Già questo fatto gli procurò una profonda amarezza che non mancava mai di esternare nei frequenti raffronti con i suoi più cari amici.
Per ogni rappresentazione, repliche comprese, immancabilmente pagava il suo biglietto d’ingresso, e, oltre a godersi lo spettacolo, eseguiva tutte le registrazioni audio e video che, puntualmente, conferiva non solamente alla direzione artistica ma ad artisti, giornalisti, critici musicali o semplici melomani che ne facevano richiesta, e, sempre, senza alcun compenso. Per tale sua propensione, costantemente attento per le innovazioni tecnologiche, nei primi anni del 2000 si dotò di una telecamera semi-professionale di rilevante valore con la quale raggiunse filmati di alta qualità con sua piena soddisfazione per i risultati ottenuti. Ma il suo appagamento, presto si tramutò in profonda amarezza quando in una stagione successiva al 2006, gli venne preclusa questa sua ulteriore appassionata dedizione, portata avanti disinteressatamente, per anni, ma, soprattutto a vantaggio di un auspicato archivio al quale la direzione dello Sferisterio non ha mai rivolto i propri interessi. Vicende, queste ultime, mal accettate da Andrea, tanto da provocargli quasi una repulsione verso una attività che, in pratica, aveva segnato gran parte della sua vita e, per di più, in un ambiente al quale aveva dedicato tutta la sua profonda affezione.
Ultima sua presenza in Arena, il 7 agosto 2021 in una “Aida”, con regia della Carrasco. Sui mattoni del gradino a ridosso il muro della balconata, alla sinistra della tribuna stampa, esattamente sotto al palco numero 27, da allora è svanita la sua costante presenza. In quel gradino la sua bonaria figura in nero era assiduamente reclamata con sorpresa da amici e melomani di ogni parte d’ Italia, ma anche provenienti da altri paesi. Sarebbe auspicabile, in un prossimo futuro, una volta ottenute le prescritte autorizzazioni, contrassegnare quello “stallo” con una sia pur modesta, ma significativa, targa in suo ricordo. Da quel giorno, nonostante calorosi inviti di amici comuni, non ha più messo piede in Arena esternando la sua esplicita, comprensibile afflizione congiuntamente ai personali dissensi non solo per i descritti dispiaceri subiti, ma anche e soprattutto per i recenti cambiamenti in merito alla conduzione delle ultime stagioni e per la precarietà degli spettacoli.
Con lui scompare così una grande figura, mite di carattere, di grande passione e cultura ma soprattutto altruista che i suoi numerosissimi amici non si stancheranno mai di rimpiangere e di ammirare per il grande amore che aveva per Macerata e per la passione che nutriva per lo Sferisterio che è stato il “faro della sua vita”.
* Artista e storico locale
E’ morto Andrea Francalancia, custodiva le memorie dello Sferisterio
La lunga storia d’amore tra famiglia Francalancia e Sferisterio
In pieno accordo.
Certo lascia sconcertati leggere di quest’uomo che tanto ha amato lo Sferisterio e quanto fiele ne ha ricevuto in cambio. Non è difficile immaginare che questo venisse gettato a mani piene da chi avrebbe dovuto più spazzare l’Arena, bagni compresi che non far parte di qualsiasi posizione decisionale sullo Sferisterio in quanto trasuda dall’articolo la bassa conoscenza del mondo lirico e una smisurata propensione a mettersi in mostra spacciandosi per esperti di quella vanità che spesso porta le peggiore figure cittadine che hanno raggiunto una certa commistione tra politica e agio economico per arrivare, fortunati tra i mediocri a mostrare tutta la loro ignoranza. Certo un po’ di conoscenza sulla materia non guasterebbe ma il motivo di volersi mettere in mostra è già stato definito. Forse ci sarebbe da aggiungere che per farsi un po’ di propaganda non è male la strada scelta. Purtroppo Macerata è ancora il classico paesotto da commedia dove la Domenica si riuniscono al bar più in vista, il farmacista, il sindaco, il notaio, l’avvocato, e un conoscitore di tutto ciò che avviene in paese con tutte le sue storielle nascoste che però stanno sulla bocca di tutti celate dietro sorrisetti che però toccano anche loro. Spesso compaiono articoli dove quasi se non sempre viene meno l’appoggio di chi più esperto in materia passa in secondo grado rispetto ai tronfi palloni gonfiati del parterre. Basterebbe solo fare un piccolo raffronto tra un signore che si pagava prime e repliche con tutte quelle figure poco probabili che si addensano in un nugolo di comparse a caccia del’istantanea storica che li immortalerà per l’eternità e di cui magari di queste si che faranno un archivio.
Grazie Pietro per aver dipanato dalle nebbie degli ignari il filo della memoria
Assolutamente d’accordo.
D’accordissimo.
Giustissimo celebrare la figura dello spettatore entusiasta e plaudente, tipo psicologico universale nella futura umanità.
Prima possibile.