I gladiatori settempedani a Pompei:
«Hollywood ha spettacolarizzato tutto,
dietro tanto studio e allenamento»
SAN SEVERINO - I Nova Bellatores si sono esibiti nel fine settimana all'anfiteatro romano dell'area archeologica ai piedi del Vesuvio. Il vicepresidente del gruppo David Meschini: «Cerchiamo di essere più filologici possibile. Nella stele di Alicarnasso si parla di donne che combattono e così ne abbiamo anche con noi»

I gladiatori settempedani a Pompei
di Monia Orazi
Ribalta nazionale per i gladiatori di San Severino, i Nova Bellatores attivi dal 2003 nella compagnia Grifone della Scala, fondata nel 2003, fanno rivivere i fasti dell’antica Pompei.

È ancora emozionato il presidente Matteo Diamantini: «Ebbene sì un sogno da bambino si è avverato. O forse sarà stata quella determinazione e forza d’animo che ci ha portato a questo? Torno da Pompei con il mio gruppo gladiatorio Nova Bellatores Compagnia Grifone della Scala ricco di bellissimi momenti e orgoglio di tutti coloro che hanno reso possibile questo. Uomini e donne che con onore e umiltà ha dato tutto per portare il gruppo ad uno dei livelli più alti della rievocazione. Partecipare ad un evento rievocativo in uno dei parchi archeologici più belli e visitati al mondo non ha prezzo. Poter scambiare opinioni sul mondo rievocativo con uno dei più importanti direttori museali al mondo, Gabriel Zuchtriegel, è stato e sarà uno dei momenti più emozionanti e importanti della mia vita da umile servitore della storia».

Sono impegnati da 15 anni a rievocare anche il periodo dell’antica Roma. Sono stati in Francia, Slovenia, Croazia, Germania e Olanda. Lo scorso fine settimana hanno avuto il piacere e l’onore di essere ospiti dentro una delle culle della civiltà romana, l’antica città sepolta di Pompei. In 22 sono partiti da San Severino per poter dar vita ai ludi gladiatori come se il tempo si fosse davvero fermato ad oltre duemila anni fa. Insieme a una compagnia di gladiatori di Roma (Ludus Magnus), è grande la soddisfazione del sodalizio settempedano per il traguardo centrato. «È stato un bell’impegno, un giro di boa, siamo stati insieme ai gruppi più prestigiosi d’Italia. Ricevere i complimenti per l’accuratezza della nostra revocazione è stata una bella soddisfazione», racconta il vicepresidente del sodalizio Davide Meschini. Scenario delle esibizioni, l’antico anfiteatro romano di Pompei, dove si sono svolti, come ai tempi dell’antica Roma, i giochi con i gladiatori, con il doctor la figura dell’allenatore, e il proprietario della squadra, il lanista.

C’è dietro uno studio lungo anni per dare vita al gruppo dei Nova Bellatores, svela Meschini: «È tutto più complicato e sperimentale nell’ambito romano – racconta Meschini – noi ci siamo ispirati alle iconografie esistenti e a fonti scritte. Cerchiamo di essere più filologici possibile. Nella stele di Alicarnasso si parla di donne che combattono, tra noi ci sono anche donne gladiatrici. La ricerca è stata davvero impegnativa, perché sono davvero pochi i materiali disponibili. Ma per noi è stato inebriante essere protagonisti a Pompei che trasuda storia da ogni centimetro quadrato, una sensazione impagabile per un rievocatore. Tornare a far rivivere Pompei come 2000 anni fa è stata per noi un’esperienza straordinaria. Ringrazio tutti i partecipanti e legionari. Siamo partiti in 14, una gladiatrice donna, sette donne e un bambino, la nostra mascotte Federico Diamantini, figlio del nostro presidente, che a 4 anni impazzisce per le rievocazioni».

Un gruppo variegato i Nova Bellatores che grazie alla loro passione hanno raggiunto la ribalta nazionale, conclude Meschini: «Nel settore dei gladiatori è più difficile farsi notare, sono poche le manifestazioni e c’è più concorrenza. In passato abbiamo vinto anche un trofeo per il torneo delle migliori scuole dei gladiatori. Per il pubblico è sicuramente più divertente vedere una rievocazione rispetto ad un torneo. Hollywood ha spettacolarizzato le lotte gladiatorie, in realtà i gladiatori combattevano soltanto poche volte l’anno, erano inseriti in una squadra e acquistati a caro prezzo, avevano a disposizione ottimi dottori, erano un investimento per chi li comprava. I giochi si svolgevano con il gladio di legno, il combattimento con le belve non era lo standard, la logica era di mettere insieme due omologhi e due contrari. Il prossimo impegno sarà sempre in Campania ai Campi Flegrei, prossimo fine settimana alle Terme di Baia. In estate non ci alleniamo, in inverno due volte a settimana in una palestra a Passo di Treia. Siamo un gruppo eterogeneo, si parte dai 14 anni con gente anche oltre 40 anni, non è questione di potenza fisica ma di tecnica. Abbiamo riproposto le panoplie riprese da bassorilievi e da mosaici. Il costume lo realizziamo con tessuti e stoffe di protezione, ci sono poi le protezioni in cuoio e bronzo, le armi in ferro, gli scudi costruiti con fogli pressati e incollati tra loro, gli elmi sono fatti da un artigiano, per il resto siamo noi a preparare tutto dai costumi alle armi».












troppo forte! cercate altre persone???
Bisognerebbe inquadrare bene il tempo dei gladiatori e delle gladiatrici, perché con incursioni nella politica e grazie a certe leadership ci sono vicende arrivate anche ai giorni nostri.
Così filologici hanno rischiato di fare eruttare il Vesuvio come nell’anno 79 dopo Cristo.
Le rievocazioni storiche sono uno spettacolo e un divertimento. Nel caso dei duelli di ogni epoca pure una ginnastica. E poi possono attirare turismo locale, regionale ed europeo, come avviene in Germania, in Baviera, al Castello di Kaltenberg, a cui sono stati invitati per la seconda volta i tamburini “Vox Ulmi” e i figuranti della Contesa della Margutta di Corridonia. La quale, come fenomeno di massa, ormai è quasi inesistente. Dopo decenni di notevole attività, la Margutta si è limitata ad una notevole rivocazione storica del Presepe vivente nel rione di Cerqueto, che ha ottenuto un grande successo di pubblico… Se fosse continuata, avrebbe cominciato ad attirare il turismo provinciale e forse oltre… Il motivo di base è che manca la motivazione culturale e storica, in quanto negli organizzatori e nei partecipanti la rievocazione è quasi sempre solo “spettacolo”… Per Corridonia c’è da registrare che alla nuova amministrazione di Centro Destra neanche quel poco che resta della Margutta sembra non interessare. Come pure a San Claudio al Chienti il Consiglio Pastorale Parrocchiale ha negato l’utilizzo della chiesa superiore per un presepio vivente organizzato dalla Margutta e dal Centro Studi. Ciò significa che queste iniziative storiche, quando manca loro il supporto delle amministrazioni comunali, che le fanno diventare patrimonio comunale nel tempo, prima o poi finiscono per stanchezza e per mancanza di persone interessate.