Bolognolexit, il Comune fa sul serio:
inviata l’istanza al Parco dei Sibillini

BOLOGNOLA - A due anni dal voto in consiglio comunale, lo scorso 23 agosto l'ente ha presentato la richiesta ufficiale di escludere parti del proprio territorio: ora la palla passa al Ministero

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Cristina Gentili, sindaca di Bolognola

di Monia Orazi

Partito ufficialmente l’iter amministrativo per far uscire gran parte del territorio di Bolognola dai confini del Parco nazionale dei Monti Sibillini. Coinvolto il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica che dovrà valutare la richiesta ed acquisire i pareri dagli enti competenti, tra cui il Parco nazionale dei Sibillini, prima di dare una risposta.

Se il progetto andrà a buon fine resterebbero dentro ai confini dell’area protetta solo il centro abitato di Bolognola, le aree naturalistiche dei Piani di Ragnolo e di Santa Maria Maddalena al confine con Sarnano. A dare la notizia nel corso dell’ultimo consiglio direttivo è stata la direttrice generale del Parco Maria Laura Talamè: «È pervenuta al Parco in data 23 agosto scorso l’istanza del Comune di Bolognola di esclusione di alcune aree del territorio comunale dal perimetro di competenza del Parco nazionale dei monti Sibillini. A seguito dell’istruttoria da parte degli uffici verrà convocata una seduta del consiglio direttivo per l’adozione dell’atto di propria competenza da inviare al Ministero, come previsto dalle norme vigenti e dall’iter procedurale indicato dal Mase stesso». Ora dunque la palla passa alla burocrazia.

Tutto è iniziato due anni fa, con il voto favorevole della maggioranza dei consiglieri comunali alla proposta di riperimetrazione dei confini del Parco. La scelta era stata motivata dall’amministrazione guidata dal sindaco Cristina Gentili con il fatto che «Il Comune ha riscontrato tristemente una estrema difficoltà nel reperire i pareri e il nullaosta per quanto di competenza del Parco nazionale dei Monti Sibillini. Sebbene i funzionari ed i dirigenti del parco si pronunciassero a voce in favore di una totale disponibilità verso il Comune, in tutte le istruttorie venivano chieste delle considerevoli quantità di integrazioni, alle quali talvolta si aggiungevano delle molteplici richieste di chiarimenti per le vie brevi e a mezzo di posta ordinaria, tali da creare sistematicamente un notevole rallentamento dei procedimenti amministrativi, tale da mettere al rischio non solo l’esito dei procedimenti ma tutta la funzionalità dell’amministrazione locale».

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