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Il cinghiale finisce in gabbia:
gli agricoltori ora possono catturarli

SAN SEVERINO - Una possibilità prevista dalle misure regionali per il contenimento degli ungulati. Coldiretti ha organizzato un corso di formazione. Francesco Fucili, presidente di Coldiretti Macerata: «C’è stata grande partecipazione, il tema è molto sentito»

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Il corso tenutosi ieri pomeriggio

Gli agricoltori potranno catturare autonomamente i cinghiali sui propri terreni come avviene con l’attività di selezione. Si tratta di una possibilità prevista dalle misure regionali in termini di contenimento degli ungulati, in attesa che il piano di contenimento straordinario frutto delle proteste e delle proposte portate dal Coldiretti Marche negli anni (l’ultima il corteo del mese scorso sotto i palazzi della Regione) diventi pienamente operativo per riportare in equilibrio gli habitat naturali oggi in pericolo a causa del sovrannumero di questa specie.

Proprio Coldiretti Macerata ha organizzato ieri pomeriggio a San Severino il corso di formazione sull’impiego degli impianti di cattura. Gli imprenditori agricoli hanno incontrato, nella sala parrocchiale di Castel San Pietro, Raffaele Barboni, veterinario dell’Ast di Macerata. Grazie alla nuova normativa e all’attestato di partecipazione del corso gli agricoltori potranno dotarsi di chiusini per intrappolare i cinghiali. Le gabbie potranno essere fornite dagli Atc oppure acquistate direttamente dagli agricoltori, previa comunicazione e successiva punzonatura da parte della Polizia provinciale. «C’è stata grande partecipazione – spiega Francesco Fucili, presidente di Coldiretti Macerata – visto il tema molto sentito sia da chi subisce i danni quotidiani alle colture, sia dagli allevamenti perché il proliferare dei cinghiali espone sempre di più il territorio al rischio di focolai di peste suina africana, innocua per l’uomo ma letale per i maiali degli allevamenti».

Non solo. In caso di focolaio conclamato le misure di contenimento prevedono il divieto di accesso alle aree interdette perché potrebbero portare a un’interazione diretta o indiretta con i cinghiali infetti. Il che significa niente passeggiate nei boschi, niente raccolta di funghi o tartufi, pesca, attività venatoria, eccetera. «Per come è la situazione andrebbe segnalata la presenza dei cinghiali fin dal primo avvistamento anziché dopo aver subito il danno – avverte Barboni – la psa è presente in nove regioni dove sono stati riscontrati 2500 casi di animali infetti. L’ultimo è stato rilevato in Toscana e sta scendendo è alle porte e per questo tutti gli sforzi devono essere tesi al contenimento: i controlli devono essere perentori e l’attenzione ai massimi livelli. Agricoltori e allevatori devono essere formati ed essere consapevoli». Secondo il direttore di Coldiretti Macerata, Giordano Nasini «la psa dovrebbe essere un tema sentito da tutti, anche da cacciatori e ambientalisti».


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