Volano parole grosse in Consiglio
«Umiliate come persone e donne»
«Respingo le accuse di misoginia»
TOLENTINO - Le consigliere d'opposizione Monia Prioretti, Silvia Tatò e Silvia Luconi contro le frasi usate da Alessandro Massi. La spiegazione del presidente dell'assise

Alessandro Massi
di Francesca Marsili
«Siete scorretti nell’animo, non avete cultura istituzionale e avete ricoperto indegnamente i ruoli di assessori comunali». Sono queste parole, pronunciate dal presidente del Consiglio comunale Alessandro Massi nella seduta di ieri, e rivolte alla minoranza di centrodestra, ad infiammare il dibattito politico a Tolentino.
A scatenare l’ira del presidente del Consiglio comunale una recente uscita del centrodestra che a suo dire, «in maniera scorretta», ha condiviso pubblicamente quanto avvenuto nella conferenza dei capigruppo: ovvero la richiesta dello stesso presidente di rimandare la seduta di ieri. Questa la miccia che ha fatto sì che i toni si infuocassero in aula, al punto che è stato il sindaco Mauro Sclavi, con una inversioni di ruoli, a cercare di calmare gli animi nel momento in cui lo stesso Massi ha intimato alla consigliera di Fratelli d’Italia Silvia Luconi di stare zitta. Massi ha poi chiesto scusa, ma la polemica intanto è divampata.

Monica Prioretti e Silvia Tatò
Con una nota, le consigliere di Tolentino nel Cuore Monia Prioretti e Silvia Tatò si definiscono «profondamente umiliate anche come persone e donne da quanto accaduto. Il presidente Alessandro Massi ha parlato di scorrettezza, di mancanza di cultura istituzionale, ci ha definite indegne, Dr Jekyll e Mr Hyde, irrispettose. Ha ricordato situazioni ormai passate accusandoci di scorrettezza solo perché abbiamo chiesto sulla stampa in un caso, o in conferenza capigruppo nell’altro, che in Consiglio comunale fosse rispettato il regolamento. È forse una colpa? – domandano -. Al consigliere Luconi ha detto “stai zitta” e a farlo è stato proprio lui che ha promosso e ha partecipato con il fiocchetto rosso sul petto alla marcia “Mai più stai zitta” dell’8 marzo scorso. Ha zittito anche noi – proseguono le due – perché, pur concedendoci di spiegare le motivazioni per cui chiedevamo il fatto personale, di fatto ci ha impedito di palare per difenderci dalle accuse che ci erano state mosse. Inutile la sua difesa quando dice che altri prima di lui sono stati ugualmente scorretti. Allora dov’è il cambiamento? Lui è il presidente ed è l’unico ruolo, tra le figure presenti in Consiglio Comunale, che deve essere super partes. Il rammarico è che né il sindaco, pur interpellato, né i consiglieri comunali, hanno cercato di calmare il presidente mostrando una sudditanza psicologica, nessun rispetto delle istituzioni e tantomeno nessuna solidarietà umana».

Silvia Luconi
Anche l’ex candidato sindaco Silvia Luconi, con una nota, mostra tutto il suo rammarico. «A freddo mi sento di dire di essere un po’ amareggiata. Quali le motivazioni per indurre i giovani ad impegnarsi in politica se l’esempio che si mostra è quello di ieri sera? Spiace il silenzio assordante della maggior parte del Consiglio comunale che ha preferito abbassare lo sguardo e chinare il capo fissando il pavimento o facendo addirittura sorrisini – prosegue la consigliera – eccezion fatta per qualche collega che ringrazio pubblicamente unitamente ai tanti amici che mi hanno scritto privatamente tra ieri e oggi. Nemmeno il sindaco che ho chiamato in causa, ha espresso mezza parola se non quella di dire che non potevo intervenire in quel momento. Vero, certo, ma intervenivo perché stavamo subendo un attacco pesantissimo e senza precedenti dal Presidente che ci definiva indegni, inaffidabili e tanto altro. Pensi a fare il sindaco – incalza Luconi – invece di provare a fare il giudice e non glissi quando il suo presidente si rivolge a dei consiglieri comunali definendoli “indegni”, “inaffidabili”, “dottor Jekyll e Mister Hyde. Personalmente ho avuto per un attimo la tentazione di alzarmi e andarmene, ma per il profondo rispetto che ho di quel luogo e dei cittadini che si aspettavano risposte ho resistito prendendo il microfono, anche se non previsto, dicendo al presidente di moderarsi e che mi sarei riservata di scrivere al Prefetto. Allo “stai zitta” ho chiesto che si scusasse e, dopo averlo in un primo momento negato, lo ha dovuto fare, probabilmente cosciente della gravità dell’affermazione verso un consigliere comunale e quindi un’istituzione, ma anche verso una donna. Prendendo atto delle sue scuse, confido che sia stato un momento di eccessivo nervosismo e che tutto quell’astio non fosse rivolto a me con la volontà di censurarmi; in fondo affronto la politica dai banchi della minoranza con la stessa passione di quando ero maggioranza – conclude – facendo ciò che i cittadini mi hanno chiesto. Non è il ruolo, ma l’amore che metti nelle cose che fai».
Con un post su Facebook lo stesso presidente del Consiglio Alessandro Massi chiarisce la sua posizione. «Quando un comportamento corretto e tenuto in buona fede viene strumentalizzato allora è lì che si scrivono le brutte pagine della politica. Anzi, di qualcosa che non è nemmeno paragonabile alla politica stessa. È per questo motivo che vorrei fare chiarezza su quanto avvenuto ieri. E’ vero, sono stati alzati i toni e me ne scuso come ho già fatto in assise, ma credo sia comprensibile per chiunque, come me, non accetti le ingiustizie e perda la pazienza. Siamo umani. La premessa è che il Regolamento comunale non prevede l’obbligo del Presidente del Consiglio di condividere con i capigruppo la possibilità di convocare o meno la seduta. Eppure, agendo in buona fede e con lo spirito di condivisione che mi contraddistingue, ho deciso di farlo. Con rammarico e, non nascondo, anche tanta amarezza, ho però scoperto che quanto ci siamo detti alla conferenza dei capigruppo è stato strumentalizzato dai consiglieri di centrodestra, Francesco Pio Colosi, Silvia Luconi e Monia Prioretti, Silvia Tato’ con un articolo pretestuoso apparso sulla stampa. Un comportamento scorretto nei confronti delle istituzioni e delle persone che le rappresentano. Un comportamento, a mio avviso, inaccettabile, vista l’apertura dimostrata al confronto prima e alla decisione di convocare comunque la seduta come loro stessi mi hanno chiesto poi. Mi sono mosso in buona fede e con correttezza e non accetto che venga strumentalizzato il nostro confronto: questa per me non è politica. È un modo di fare che non mi appartiene e non mi apparterrà mai. Il mio unico errore, forse, è stato di aver immaginato di avere di fronte persone con il mio stesso senso istituzionale, ma evidentemente non è così. Quanto accaduto è la testimonianza di una politica di basso livello – prosegue Massi – che porta solo all’ennesima distruzione della fiducia e della credibilità dei cittadini che dimostrano poi la loro delusione non andando a votare. Mi scuso ancora per aver alzato i toni: con il sindaco, i consiglieri e i cittadini. Ma non accetto di essere interrotto per una mancanza di rispetto che non ho mai avuto nei confronti dei colleghi: avrei fatto replicare tutti al momento opportuno della seduta come ho poi fatto. Non accetto che la mia attenzione al confronto venga usata per ottenere consensi. Respingo anche le accuse di misoginia – conclude – e trovo assurdo accostare il dibattito in consiglio alle manifestazioni legate alla violenza di genere».
Sicuramente ha sbagliato Massi ,si è anche scusato, si deve passare oltre, fare ke super offese parlando di genere quando i problemi sono altri ….sembra la norma nei consigli comunali accapigliarsi e offendersi, la politica è anche questa, importante le scuse ed andare avanti senza rancore se non si è capaci in questo lasciate la politica