Hideaki che rubò il cuore dei maceratesi.
Era arrivato da Hiroshima oltre 40 anni fa:
«Artista geniale, era amatissimo»
LA TRAGEDIA - L'artista giapponese è stato trovato morto ieri a 72 anni. Lunedì ci sarà l'autopsia. Era conosciutissimo. L'amico Francesco Braconi: «Lo conosco da quando è arrivato, nel 1978. Per un periodo ha lavorato anche da noi al Pozzo, era un genio pure in cucina. Sono stato con lui in Giappone nel 1994, ho conosciuto la sua famiglia». Ha illustrato il primo libro di Lucia Tacredi: «Ha realizzato dei disegni meravigliosi a china, guardava le cose dal punto di vista dell’infinito». Luca Romagnoli: «Un uomo dall’umanità unica. Era un valente e promettente scultore che fu preso sotto l’ala protettiva di Valeriano Trubbiani. Per l’agenzia Iceberg ha disegnato i loghi e illustrato le campagne delle più rappresentative aziende italiane»

Hideaki Kawano
di Gianluca Ginella
«Un genio», «un amico vero», «guardava le cose come Leopardi», «un artista straordinario e un uomo dall’umanità unica» giusto per pescare qualche immagine di Hideaki Kawano, l’artista giapponese che aveva scelto Macerata per vivere, lui che veniva da Hiroshima. E Macerata aveva scelto lui, un uomo capace con i suoi modi e la gentilezza di rubare il cuore di chi incontrava. Ieri è stato trovato morto nella casa in cui viveva in via Mozzi. Aveva 72 anni e dalla fine degli anni Settanta era arrivato in Italia per frequentare l’Accademia di Belle arti a Macerata (prima era stato due anni a Perugia all’Università per stranieri). Il primo amico di Hideaki a Macerata è stato Francesco Braconi, titolare del Pozzo, lo storico locale del centro che ha chiuso lo scorso 22 aprile.
«A Macerata era arrivato nel 1978 o 1979 lo conobbi quasi subito. Sono stato anche in Giappone con lui, nel 1994, mi ha fatto conoscere la sua famiglia, ora là ha una sorella e una nipote, e i suoi amici – racconta Braconi -. Era una persona geniale. Era un genio anche in cucina, aveva lavorato pure da noi al Pozzo per un periodo. Ha lavorato anche all’Osteria di San Nicola a Tolentino». Era un grafico e un designer, aveva lavorato all’agenzia Iceberg di Macerata finché non ha chiuso, poi ha insegnato all’Accademia di Belle arti fino a pochi anni fa. Ora lavorava in una azienda di Pollenza e sarebbe stato proprio il titolare a lanciare l’allarme perché da giorni non riusciva a rintracciarlo.
Dà l’impressione Hideaki di una persona che ha saputo trasmettere qualcosa di sé ad ognuno che ha incontrato, un senso di incantevole gentilezza e quella capacità di vedere nell’anima delle cose. Sguardi come quelli regalati nelle tavole con cui ha illustrato il primo libro di Lucia Tancredi, dedicato alle città d’arte del Maceratese. «Il libro è uscito nel 2004, sono racconti di viaggio nelle città d’arte nella Marca maceratese – ricorda Lucia Tancredi -, Hideaki ha realizzato dei disegni meravigliosi a china, ha disegnato i paesaggi del maceratese, le città, le piazze, aveva interpretato lo spirito delle Marche, le raccontava a volo d’uccello vedendole dall’alto, sapeva muoversi con questa grazia, con questa cortesia orientale. Era un orientale che guardava le cose dal punto di vista dell’infinito, come Leopardi. Diceva sempre che a Macerata aveva trovato il suo spazio di intimo di silenzio. Non è morto solo Hideaki, era circondato da amici che gli volevano un gran bene, era una persona amatissima. Per lui gli amici erano la sua famiglia».
Di questa famiglia Braconi era una parte importante e proprio lui insieme agli altri amici si sta occupando delle pratiche per il funerale che è in sospeso in attesa che lunedì venga svolta l’autopsia disposta dal Pm Rosanna Buccini e affidata al medico legale Antonio Tombolini. Vanno accertate le cause della morte, l’ipotesi comunque è che abbia avuto un malore improvviso qualche giorno prima rispetto al ritrovamento del corpo ieri sera. Braconi ricorda che è stato Hideaki a fargli conoscere il bowling «all’epoca non c’erano libri e mi ha scritto e disegnato lui un manuale per imparare a giocare» ed era anche un appassionato di golf. «Hideaki era di Hiroshima – continua Braconi – sua madre prese le radiazioni per l’esplosione della bomba atomica e lui stesse prese le radiazioni, senza che lo minassero nel fisico. Anzi, scherzava dicendo “le radiazioni mi proteggono” perché non si ammalava mai». «Di Hideaki ho un ottimo ricordo, una persona stupenda, trasparente, un ottimo amico» dice l’avvocato Nicola Piccinini.
Un altro caro amico è il giornalista Luca Romagnoli che ricorda una amicizia profonda e la personalità unica di Hideaki che definisce «Un artista straordinario e un uomo dall’umanità unica».
Chiunque lo abbia incontrato «anche per poco sicuramente ha potuto conoscere una persona davvero speciale – continua Romagnoli -. Dal suo sorriso e dalle sue parole, quasi sussurrate, trasparivano evidenti le sue antiche quanto particolari origini orientali. Il suo essere giapponese veniva subito percepito e da lui comunicato in maniera inconscia quanto naturale. Si definiva figlio della bomba atomica in quanto nato proprio all’indomani della tragedia di Hiroshima, tanto che credeva di essere immune alle malattie perché scherzando diceva di essere un po’ radioattivo. Era un valente e promettente scultore che fu preso sotto l’ala protettiva di Valeriano Trubbiani. Successivamente per varie vicende approdò all’interno di Iceberg, quella che poi sarebbe divenuta la più importante agenzia pubblicitaria e di comunicazione maceratese e marchigiana. In quegli anni ha disegnato i loghi e illustrato le campagne delle più rappresentative aziende italiane e di molti enti locali. Inoltre ha collaborato con l’amico Masaki in Giappone per progettare diversi oggetti di design per le più famose imprese a livello mondiale. Uomo di grande cultura e creatività ha collaborato all’allestimento e alla predisposizione di tantissime importanti mostre». 
Tra queste quella dedicata a padre Matteo Ricci promossa dalla Fondazione Carima, dove progettò e ricostruì l’orologio che il gesuita donò all’imperatore cinese. «Molto attivo tra i colleghi artisti era stimato per la sua proverbiale disponibilità e umiltà – continua Romagnoli -. Sapeva porsi in maniera mirabile sempre un passo dietro a tutti anche se sicuramente era il più bravo. Aveva una personalità molto particolare. Molto pudico e riservato, era sempre disponibile. Era dotato di un umorismo particolarissimo, tanto che aveva un taccuino su cui annotava tutte le storpiature che facevano del suo cognome o del nome, tanto che tutti simpaticamente lo chiamavamo “kabbuano”. Non faceva mai mancare ai suoi amici il suo sorriso e il suo incoraggiamento. Aveva una grande cultura ed era un profondo conoscitore della storia dell’arte. Innamorato dell’Italia, amava fare da guida ai suoi amici giapponesi». E poi la cucina: «Si era avvicinato alla cucina da giovane, anche per poter guadagnare qualcosa quando era studente. Tutta la sua personalità e tutta la sua cultura scaturivano dai suoi piatti, un vero mix etnico dove si fondevano in maniera straordinaria tutta la millenaria tradizione orientale con le tipicità della nostra terra. Provetto giocatore di bowling, era un grande appassionato di golf. Manterrò sempre il ricordo delle tante partire giocate insieme, storica una nostra vittoria in Marocco in una Luisiana internazionale». Un uomo, continua Romagnoli «che sapeva apprezzare le cose belle della vita, che sapeva stupirti con gesti semplici quanto intensi, pregni di amicizia e stima vera. Era un artista purosangue, sempre ispirato da una creatività altissima. Mi mancheranno i suoi piccoli occhi che brillavano ad ogni nostro incontro e mi mancherà il suo sorriso che mi rivolgeva fraternamente, ogni volta che passavamo insieme alcuni momenti e mi mancherà non ricevere più le cartoline che lui stesso, ogni volta che eravamo in vacanza da qualche parte per giocare a golf, disegnava senza farsi vedere e che mi spediva, a suggello del tempo passato insieme. Non ti dimenticherò Hideaki e sarai sempre vivo nel mio cuore». In queste ore l’ambasciata italiana è al lavoro per contattare i famigliari dell’artista in Giappone, dove vive la sorella (i genitori sono morti alcuni anni fa). Per la sepoltura gli amici sanno che Hideaki voleva essere cremato.
Tragedia in via Mozzi, artista trovato morto in casa: da giorni non rispondeva
Un vero artista: di mente, di “mano”, di “visione”.Una eleganza raffinata e frontale. Quasi timida ma analitica e trasversale. Con lui ho sempre parlato di “medicina” orientale e dei “punti” fulcro del nostro corpo.
Dai commenti e dai ricordi di chi lo conosceva profondamente capisco che era una gran bella persona. Quando una persona così se ne va lascia un’impronta incancellabile nella memoria e nel cuore di tutti.
Come è bello avere veri Amiche e Amici affettuosi…