Commerciante d’auto rapinato,
chiuso il cerchio:
arrestato anche il terzo complice
SAN SEVERINO - Ai domiciliari un 38enne che vive a Macerata. E' accusato di essere uno dei componenti della banda che aveva aggredito e minacciato l'uomo in un parcheggio, prendendogli 3mila euro
Commerciante d’auto rapinato a San Severino, chiuso il cerchio: arrestato anche il terzo complice. Si tratta di un 38enne, straniero, domiciliato a Macerata. Per lui, sono stati disposti i domiciliari. Gli altri due presunti complici (un uomo di 70 e una 50enne entrambi di San Severino) erano stati arrestati nei giorni scorsi.
L’indagine è stata condotta dai carabinieri della Compagnia di Tolentino. I fatti risalgono al 18 dicembre dell’anno scorso. Un uomo, che vive fuori provincia, nei giorni precedenti aveva distribuito dei biglietti pubblicizzando la sua attività di commerciante di auto. Una donna lo ha contattato dicendo che era intenzionata a vendergli la sua vettura. Così gli aveva dato appuntamento nel parcheggio di viale Bigioli verso l’ora di pranzo. L’uomo ha preso con sé i soldi pattuiti per acquistare l’auto, 3mila euro, e ha raggiunto il luogo dell’appuntamento. Ad attenderlo, oltre alla donna che gli aveva dato l’appuntamento, ha trovato due uomini con il volto in parte travisato e armati uno di coltello e l’altro di una mazza da baseball. I due prima lo avrebbero minacciato dicendo che gli avrebbero tagliato le mani se non avesse consegnato i soldi, poi gli avrebbero strappato di dosso il giubbotto, in cui aveva il portafoglio con i soldi per pagare la vettura: 3mila euro. L’uomo era riuscito a fuggire, cadendo e ferendosi. Poi aveva denunciato tutto ai militari.
Le indagini sono partite immediatamente e ci hanno lavorato in tandem i carabinieri del comando di San Severino e del Nucleo operativo di Tolentino, il tutto coordinato dalla procura di Macerata. Il primo step è stato acquisire le immagini delle telecamere di sorveglianza del Comune, che sono state fornite dalla polizia locale. Poi sono stati acquisiti i tabulati telefonici dell’uomo rapinato e del numero con cui era stato contattato per la vendita. Messi insieme i vari elementi e individuata l’auto utilizzata per raggiungere il luogo della rapina, i carabinieri hanno inquadrato i possibili autori della rapina e in base alle prove raccolte la procura ha chiesto e ottenuto due misure cautelari verso i primi due: l’uomo e la donna di San Severino. Poi si sono messi sulle tracce del terzo, il 38enne, che è stato arrestato sabato.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’uomo alle 13 del giorno della rapina si trovava già a San Severino in compagnia del complice, con il quale aveva pranzato all’interno di un centro commerciale. Le ulteriori analisi dei contatti telefonici e le immagini della videosorveglianza del locale hanno portato a individuare l’utenza telefonica in uso al 38enne e la sua foto, grazie alla quale con la collaborazione dei militari della Compagnia di Macerata, è stato definitivamente identificato. Dai riscontri acquisiti e emerso che già nella tarda mattinata del 18 dicembre, con la propria auto, l’indagato residente a San Severino Marche era partito per andare a prendere il 38enne a Macerata. Dopo la rapina l’auto era tornata verso Macerata, dove il 38enne era stato riaccompagnato a casa. L’uomo, ai domiciliari, è in attesa dell’interrogatorio di garanzia.
Gli altri due lo hanno già sostenuto. Il 70enne ha rigettato le accuse e ha detto al giudice di non aver rapinato nessuno, tanto che a suo dire il commerciante non aveva con sé neanche i soldi. L’uomo ha sostenuto di aver dato appuntamento al commerciante solo perché mesi prima gli aveva venduto un’auto e doveva ancora ricevere i soldi, 5mila euro. Il suo legale ha annunciato che chiederà una misura meno afflittiva. La 50enne invece si è avvalsa della facoltà di non rispondere, ma il suo legale ha spiegato che il ruolo della donna era stato solo quello di telefonare per prendere appuntamento col commerciante, senza sapere le intenzioni degli altri. E che comunque lei non aveva partecipato ai fatti. Per la 50enne alla fine il giudice ha accolto le richieste della difesa e disposto solo l’obbligo di dimora.
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