25 aprile, l’ira del Pd a Camerino:
«Non è un derby tra due fazioni,
gli eroi stavano da una parte sola»

LIBERAZIONE - Nel mirino dei dem il manifesto ufficiale del Comune per le celebrazioni (sottoscritto però anche dalla sezione locale dell'Anpi) e le parole del presidente del Consiglio comunale alla cerimonia: «Gli "innumerevoli generosi, perlopiù giovanissimi", si chiamavano "partigiani": l'unica squadra che rappresenta l'Italia è quella degli antifascisti»

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Cesare-Pierdominici

Cesare Pierdominici, presidente del consiglio comunale, durante il suo discorso

Non sono andati giù al Pd di Camerino il manifesto per le celebrazioni cittadine del 25 aprile, nel quale non si dichiara la fine dell’occupazione del regime fascista italiano, e le parole del presidente del Consiglio comunale Cesare Pierdominici pronunciate questa mattina durante le celebrazioni organizzate dall’ente in viale Leopardi.

«L’Anniversario della Liberazione d’Italia a conclusione del secondo conflitto mondiale segnò la fine del regime fascista italiano e dell’occupazione nazista tedesca – ricordano i dem camerti – è importante non scordare che a terminare fu proprio quella dittatura oppressiva durata 20 anni che era il fascismo in Italia, a memoria delle generazioni passate e a simbolo di quelle future. Ciò è importante soprattutto per la memoria di quegli “innumerevoli generosi, perlopiù giovanissimi”, come scritto nel manifesto, che si chiamavano “partigiani” e che si sono sacrificati».

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Il manifesto finito nel mirino del Pd

Manifesto che, pur parlando anche di rispetto per chi “in buona fede fece scelte diverse”, ha però ricevuto l’avallo pure dalla locale sezione dell’Anpi, visto che oltre alle firme del sindaco Roberto Lucarelli e del presidente del consiglio comunale Cesare Pierdominici c’è anche quella del presidente dell’associazione Mario Mosciatti, oltre al logo della stessa. Ma il Pd ce l’ha anche con le parole espresse da Pierdominici questa mattina durante le commemorazioni. «Governo, amministratori locali, militari e tanti altri giurano sulla Costituzione della Repubblica – ricorda il partito – una Costituzione che, oltre a ripudiare la guerra, è antifascista, come vi è scritto. Su quest’ultimo fatto, in merito alle parole di Pierdominici, viene in mente che gli anni di celebrazione di questo anniversario non possano definirsi un “derby tra fascisti e antifascisti”, in quanto ciò presuppone che ci siano “giocatori” fascisti e qualcuno che li tifa. Ciò, quindi, significherebbe insultare e attaccare la stessa Costituzione; mentre la squadra dell’Italia, della sua Nazione e della sua Repubblica è solo una: quella antifascista. Questa non può diventare una Festa della Liberazione “dai veleni delle ideologie”, come il presidente Pierdominci afferma. Perché, se si hanno ideali, come la pace e la libertà, allora c’è l’ideologia; e l’ideologia è un complesso di idee, un sistema concettuale di valori e ideali per una società, un movimento o un partito, e non invece, come definito da Pierdominici anche quest’anno, un partito sovversivo che vuole il controllo della società. I concetti vanno espressi nella giusta maniera e con le giuste definizioni. L’Anniversario della Liberazione, la sua festa, devono rimanere tali, non si tratta di riconciliazione o di antitotalitarismi, sempre giusti. Si tratta di pace, di essere contro la guerra. Si tratta di aver sconfitto il regime dittatoriale che opprimeva questo Paese, fatto grande dagli eroi che stavano da una parte sola e che hanno combattuto. La riconciliazione c’è stata grazie al 25 aprile sì, ma dal giorno dopo, con la sconfitta del fascismo, non prima. Prima non sarebbe mai stata possibile. Se non continuando con carcerazioni di dissidenti e uccisioni».

 

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