Addio a Sirio Reali
«Uno degli artisti più rappresentativi
della sua generazione»
RECANATI - Aveva 80 anni, iniziò la sua attività artistica nel 1966, partendo dalla "sua" Macerata. Da tempo stava male, lascia la moglie Tina e la figlia Margherita. Il ricordo dell'associazione Amici di palazzo Buonaccorsi: «Appartato e solitario filtrava attraverso il suo periscopico immaginario tutta la realtà sempre più montante e sempre più spaesata»

Sirio Reali
E’ morto l’artista Sirio Reali. Maceratese d’origine, da tempo viveva a Chiarino di Recanati. Aveva 80 anni ed era malato da tempo. Lascia la moglie Tina e la figlia Margherita. Proprio a Macerata era iniziata la sua formazione all’Istituto Statale d’Arte. Poi gli studi all’Accademia di Belle Arti, sezione Scenografia, di Roma. Nel 1966 l’inizio della sua attività artistica che lo portò ad esporre i suoi quadri anche alla Biennale di Venezia. Dal 1970 al 1990 è stato anche professore all’Istituto Statale d’Arte di Macerata.

Sirio Reali con la figlia Margherita
«Se n’è andato dopo diverse e diversificate “Colazioni al Bar”, tanto per citare il titolo della sua ultima produzione raccolta in un volume presentato il 12 marzo alla Biblioteca Mozzi-Borgetti di Macerata – ricorda l’associazione Amici di Palazzo Buonaccorsi – Lui non era presente perché già gravemente malato ma c’erano Tina e Margherita, moglie e figlia, circondate da un folto pubblico di amici, colleghi, artisti, collezionisti e critici, tutti insieme per tributare un tangibile omaggio ad un grande artista, forse uno dei più rappresentativi della sua generazione. Un artista appartato e solitario che filtrava attraverso il suo periscopico immaginario tutta la realtà sempre più montante e sempre più spaesata. Per questo la restituiva ad una sorta di momentanea stabilità inanellandone la storia attraverso i manufatti simbolici che hanno scandito la vita delle forme del progredire umano».

Sirio Reali con Fabio Renzi
«Sirio – continua l’associazione – ha guardato e attraversato tutte le tendenze e i movimenti artistici degli ultimi cinquant’anni, attento a non contaminare, ma semmai arricchire, la cifra che rendeva unico il suo linguaggio pittorico fatto di sapienza tecnica, estro creativo, fertile imagerie e lucida determinazione. Dalle forme originarie degli spazi vitali sono così nati i suoi “Forni”, le sue macchine celibi, i cenotafi misteriosi, le vanitas geometriche, gli strumenti e i sistemi idraulici defunzionalizzati, le trappole e ancora i Bypasses africani insieme alle Planimetrie domestiche, a finestre balconi e case…Paesaggi surreali, esterni cementizi, reperti industriali, forme claustrali, uniche tracce enigmatiche e inquietanti di un’umanità invisibile, forse scomparsa o in via di estinzione, condannata per la hybris e cieca protervia a vagare, insieme al pianeta Terra e tutto il suo armamentario tecnologico, alla deriva dell’universo galattico».
La salma sarà visitabile nella sua abitazione a Chiarino di Recanati fino alle 18 di sabato.
Sentite condoglianze alla famiglia.
Persona d’altri tempi, un amico e un grande artista maceratese.
Pittore metafisico rivolto all’essenziale espressivo… Mi ricorda Nino Ricci nei suoi equilibri cromatici.
Ho sempre apprezzato Sirio come pittore meditativo, che camminava in punta di piedi nel mondo dell’Arte. Non si sbracciava per raggiungere un posto più vicino al Sole. Infatti egli proveniva da Sirio, il Misterioso. Come la sua comunicazione pittorica, qui sul pianeta Terra.
Voleva egli descrivere il futuro dell’Umanità? Completamente eliminata in un suicidio collettivo, di cui rimanevano le vestigia per i visitatori extraterrestri? Voleva descrivere la definitiva incomunicabilità tra noi essere umani, senza neanche un segno di quel solitario movimento che si percepisce nel periodo metafisico di De Chirico?
Sirio, quell’epoca che abbiamo vissuto quando Macerata era pure l’Atena dell’Arte, con l’Accademia di Remo Bridisi, con i suoi finissimi artisti come docenti; quella Macerata con un Elverio Maurizi, che cercava con le sue mostre moderniste di scuotere la sonnolenta situazione della nostra “arte”… Quei tempi, caro Sirio, li abbiamo visti morire. Però, grazie a Dio, li abbiamo pure vissuti. Conte te, che hai lasciato ai posteri la tua preziosa, metafisica produzione artistica.
Grazie.
E arrivederci…