Rifiuti pericolosi abbandonati da 20 anni:
il Comune ordina
di bonificare il capannone,
curatela e un proprietario vanno al Tar

CORRIDONIA - La questione va avanti da inizio millennio e riguarda lo smaltimento di tonnellate di materiale (ci sarebbero anche amianto e prodotti chimici). Lo scorso 16 ottobre l'ente ha disposto che venga svuotato l'immobile

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Il capannone contiene rifiuti pericolosi

di Marco Pagliariccio

Sarà il Tar, ancora una volta, a dover indicare la via sull’intricata situazione della bonifica dell’immobile abbandonato in via Umbria, a Passo del Bidollo di Corridonia.

Una vicenda in sospeso da decenni, ripresa in mano dall’amministrazione guidata dalla sindaca Giuliana Giampaoli nei mesi scorsi dopo anni di silenzio, che aveva subito un’accelerazione lo scorso 16 ottobre, quando il Comune ha emesso un’ordinanza con la quale si intimava alla curatela fallimentare della Fire Control Antincendi e agli otto privati titolari del capannone di procedere entro 30 giorni alla classificazione dei rifiuti presenti all’interno del fabbricato e alla rimozione dei residui di copertura presenti all’ingresso del lato nord dell’immobile, per poi, entro i successivi 60 giorni, passare alla rimozione di tutti i rifiuti posti all’interno «mediante avvio a recupero-smaltimento presso impianti di trattamento autorizzati e con trasportatori iscritti ad idonea categoria dell’albo nazionale gestori ambientali». Per tutta risposta, però, la curatela fallimentare e uno degli otto privati coinvolti a fine novembre hanno impugnato al Tar questa ordinanza chiedendone l’annullamento, così la giunta comunale nei giorni scorsi è dovuta correre ai ripari nominando un legale, Leonardo Filippucci, che si occupi della difesa dell’ente nel procedimento: costo dell’operazione 17.332 euro.

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La sindaca Giuliana Giampaoli

La vicenda, come anticipato, affonda le sue radici all’inizio del nuovo millennio. Nel 2002, il fallimento dell’impresa aveva lasciato all’interno dello stabile enormi quantità di rifiuti pericolosi (si era parlato anni fa di circa 400 tonnellate tra amianto, oli esausti, prodotti chimici, vernici e altro ancora). Dopo raccolte firme, cause e ricorsi vari alla fine tutto è finito nel dimenticatoio (nel 2010 si erano stimati costi tra i 150 e i 250mila euro per lo smaltimento) e quei materiali sono da allora ammassati all’interno del capannone. Con tutti i rischi che ne conseguono a livello di salute e tutela ambientale.

«Situazione ben conosciuta e mai risolta, che desta giusta preoccupazione nella popolazione residente nella frazione – spiegava la sindaca Giuliana Giampaoli a gennaio 2023, poco dopo aver chiesto e ottenuto un parere legale sulla situazione e dato il via all’iter di acquisizione di tutti gli atti relativi all’immobile – un deposito in cui sono rimasti abbandonati e incontrollati per anni rifiuti di varia natura, un fatto di pubblico dominio su cui si è fatto un gran parlare, ma senza mai procedere con decisione per la ricerca di una soluzione concreta per lo sgombero e la bonifica. Ciò a seguito del perdurare di una condizione di potenziale rischio, evidenziato a più riprese nei diversi sopralluoghi effettuati nel sito dagli organi competenti nel corso degli anni, che desta particolare preoccupazione a maggior ragione dopo che il territorio comunale è stato interessato più volte dagli effetti dannosi di incidenti verificatosi nei territori limitrofi, eventi che hanno fortemente alzato il livello di attenzione sulle attività che presentano un alto profilo di rischio per l’incolumità della salute pubblica e dell’ambiente, oltre a determinare ricadute negative sull’economia e sulla produzione locale. Con grande determinazione, in accordo con ogni ente e organo preposto, siamo certi di poter finalmente individuare la soluzione a questo che è un problema non solo di Passo del Bidollo ma della città tutta e dei territori limitrofi, oltre che una precisa responsabilità di chi ha l’onere di tutelare sicurezza e salute». Di certo, però, a questo punto i tempi non saranno così brevi.

Rifiuti pericolosi a Colbuccaro, interviene il Comune «Finalmente troveremo la soluzione»

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