«Emorragia di ragazzi nelle Marche,
scelgono di andare fuori per lavoro:
è uno spreco di risorse»
MACERATA - Ben 300 partecipanti per 50 tra aziende e associazioni di categoria: sono i numeri del Career day di Unimc andato in scena oggi. Il rettore McCourt: «Il nostro impegno è quello di preparare gli studenti al mondo del lavoro». Gigliola Paviotti, referente di ateneo per la formazione e l’impresa: «Il 45,9% dei nostri laureati vorrebbe trovare un impiego in regione e il 30% vorrebbe più tempo libero»

Il rettore McCourt durante il Career day
Ben 300 partecipanti per 50 tra aziende e associazioni di categoria: sono i numeri del Career day dell’Università di Macerata, che, dopo le edizioni online degli ultimi anni, torna in presenza riempendo di laureati e laureandi le sale della biblioteca giuridica dell’Ateneo.

Gigliola Paviotti, referente di ateneo per la formazione e l’impresa
L’appuntamento ha potuto contare sulla collaborazione delle associazioni di categoria, Confartigianato imprese, Confindustria e Cna Macerata, e sul supporto di Regione Marche, dei centri per l’impiego, Istao, Eures, Anpal, Europe Direct e Dipartimento per la Funzione pubblica. «È un orgoglio – ha sottolineato il rettore John McCourt – aver coinvolto tante aziende del territorio. Il nostro impegno è quello di preparare gli studenti al mondo del lavoro, in questo senso tutte le lauree devono essere professionalizzanti. Le Marche soffrono di un’emorragia di ragazze e ragazzi che scelgono di andare fuori per cercare lavoro. È uno spreco di risorse, che invece dovrebbero far volare il nostro territorio».
Gigliola Paviotti, referente di ateneo per la formazione e l’impresa, ha rimarcato lo stesso dato a cui ha aggiunto «un inverno demografico, non neutro per le nostre imprese a livello locale, nazionale ed europeo che, abbinato alla fuga delle persone, diventa veramente problematico». D’altra parte, si registra invece un desiderio dei laureati di poter rimanere. «Da un nostro piccolo sondaggio interno – ha detto Paviotti – è emerso che il 45,9% dei nostri laureati vorrebbe trovare lavoro in regione». La pandemia, che ha visto tante persone rimanere disoccupate a causa del lockdown, ha influito anche sulla percezione del lavoro, considerato una parte importante ma non esclusiva dell’identità personale. Rispetto, infatti, alle caratteristiche ritenute prioritarie nella ricerca dell’occupazione, il livello di reddito è solo al quarto posto. «Il 30% del campione ha indicato di volere più tempo libero, aiutare gli altri e contribuire alla società tramite il proprio lavoro». Infine, è stato citato un rapporto del World Economic Forum secondo il quale sono centrali il pensiero creativo, le capacità di risolvere problemi, di comunicare e di interpretare il mondo. « Vogliamo – ha aggiunto Laura Marchegiani, delegata del rettore per il placement – costruire insieme nuove forme di dialogo facendo attenzione che certi stereotipi, certe forme non si fossilizzino nella mente dei nostri giovani».
Annunciate anche le prossime novità per gli ex laureati dal docente referente Marcello La Matina. «L’università non finisce quando ci si laurea – ha sottolineato – per promuovere la nostra identità creeremo una comunità “Alumni” che metta in collegamento tutti i laureati del nostro ateneo, in modo che l’università estenda i confini temporali e spaziali. Offriremo servizi come oggi il Career day, una piattaforma con una card e una serie di benefit».

(Clicca per ascoltare la notizia in podcast)
Non è uno spreco di risorse, è semplicemente una fuga di cervelli.
L’Università sta diventando una zona di parcheggio per gli illusi dalle illusioni. Nessun ragazzo vuole più fare lavori da artigiano, da meccanico, da elettricista, da falegname… Così mancano questi professionisti, dato che tutti ambiscono ad una laurea, cosicchéè non ci si sporcano le mani. E se va male, almeno un posto statale, o comunale me lo becco.
Alcuni laureati, o universitari, fanno un lavoro materiale: donne delle pulizie, cameriere e camerieri, baristi, pizzaioli, commesse, eccetera. Lavori in cui si infiltrano quelle dell’Est, che si accontentano di minor paga e quindi abbassano la paga degli Italiani e delle italiane. Inoltre in questi settori ci sono datori di lavoro, negrieri sfruttatori: non pagano il dovuto, non pagano gli straordinari, trattano a pesci in faccia i dipendenti, anche di fronte ai clienti. Per fortuna, tra i bar, le trattorie, i ristoranti, eccetera, ci sono imprenditori che sono regolari; non sfruttano e trattano umanamente il personale. Ci sono già state lamentele del genere sugli organi di informazione. Chiedo: l’ispettorato del lavoro latita? I sindacati si muovono? E’ solo una domanda…