«Ferie arretrate e nessuna assunzione,
Santo Stefano non ha più appeal»
Scatta la mobilitazione dei sindacati

POTENZA PICENA - Dopo l'incontro con la proprietà, Cgil, Cisl Uil annunciano un nuovo sit-in per giovedì prossimo sotto il palazzo della Regione: «Una situazione disastrosa». Ieri l'ufficialità delle dimissioni del direttore medico scientifico del gruppo Kos Enrico Brizioli

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Santo Stefano, i sindacati: «Per il piano ferie e ore arretrate trattative in corso con la direzione»

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Il Santo Stefano di Porto Potenza

Non c’è pace per il gruppo Kos Care. A meno di 24 ore dall’annuncio delle dimissioni del direttore medico scientifico Enrico Brizioli, ora i sindacati tornano ad accendere un riflettore sulla situazione del personale dell’istituto Santo Stefano di Porto Potenza. Nel mirino di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, che annunciano una mobilitazione per giovedì prossimo sotto gli uffici della Regione ad Ancona, la gestione delle ferie arretrate e il nuovo piano occupazionale.

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Lo sciopero indetto dai sindacati nello scorso maggio

«Dopo l’ennesimo incontro con la direzione del gruppo, tenutosi ieri, siamo a denunciare la disastrosa situazione nella struttura – affermano John Palmieri di Fp Cgil, Mariella Mazzalupi di Cisl Fp e Marcello Evangelista di Uil Fplinfermieri, fisioterapisti, educatori e oss hanno accumulato un residuo di ferie e ore arretrate con picchi di oltre 200 ore caduno. Il gruppo ha proposto la monetizzazione sopra le quattro settimane del monte complessivo. Una misura ritenuta positiva in un momento di forte inflazione, seppur le organizzazioni sindacali ritengano che siano i lavoratori a sceglierne l’utilizzo prioritario, compreso l’eventuale recupero ore in eccesso, utili per sanare il forte stress da lavoro correlato accumulato negli anni. Rammentiamo che le ferie, tutelate dall’articolo 36 della Costituzione, sono indispensabili oltre che per interrompere un’attività lavorativa che dura tutto l’anno, anche per il ristoro psicofisico degli operatori che svolgono il proprio lavoro all’interno dei reparti di degenza, logorante sotto il piano fisico quanto stressante psicologicamente».

La Regione finanzia per ogni operatore presente in reparto tutte le assenze previste dal contratto collettivo nazionale Aris-Rsa, quindi ferie, festività, malattia media, permessi e la copertura dei riposi giornalieri, ma per poter garantire tali istituti è necessaria una quota dedicata di personale aggiuntivo, che il gruppo Kos Care, secondo le sigle sindacali, copre solo in parte. «In virtù di questa carenza – dicono i sindacati – quasi tutti i padiglioni di degenza hanno lavorato duramente nel periodo ferie con meno unità, erogando minor prestazioni assistenziali ai pazienti», precisano i sindacati, che bocciano unanimemente anche il piano occupazionale.

«Il gruppo Kos continua a non rinnovare i contratti a tempo determinato, perdendo professionalità acquisite le quali continuano a migrare verso lidi migliori – denunciano le organizzazioni sindacali – il Santo Stefano, un tempo fiore all’occhiello nel settore della riabilitazione delle Marche, oggi non raccoglie quasi più curriculum: l’appetibilità del gruppo in virtù di un contratto ormai scaduto da 15 anni è scesa al minimo storico. Imbarazzanti i dati forniti dal gruppo Kos sulla pianta organica: discordanti e lontani nelle varie versioni presentate, un gioco delle tre carte dove peraltro registriamo nessuna assunzione rispetto quelle preventivate dei fisioterapisti e a ridosso dell’imminente concorso pubblico regionale per oss il gruppo ci ha informato che forse intende stabilizzare una parte di coloro che sono a tempo determinato: si tenta di chiudere la stalla una volta che i buoi sono scappati. E continueranno a fuggire viste el retribuzioni da fame. Per i fisioterapisti e gli operatori sociosanitari nuovi assunti non c’è nessun superminimo stipendiale a copertura del gap con i vecchi assunti, permangono due pesi e due misure. Differenze che raggiungo anche i 300 euro al mese. Cgil, Cisl e Uil hanno proposto nuovamente l’erogazione della vacanza contrattuale sotto forma di anticipo da parte del gruppo: ennesimo silenzio imbarazzante e rinvio da parte della direzione, la quale temporeggia evitando di affrontare la questione».

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