Parco eolico a Monte Tolagna,
l’Unione montana ci riprova:
chiesta l’autorizzazione ambientale

ENERGIA - Nei giorni scorsi la giunta ha dato il via libera al nuovo procedimento, stanziando 20mila euro per le spese di istruttoria. Il progetto, riguardante un'area compresa tra i comuni di Monte Cavallo, Pieve Torina e Serravalle, prevedeva l'installazione di 17 torri, ma aveva ricevuto il no della Soprintendenza

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Alessandro Gentilucci, sindaco di Pieve Torina e presidente dell’Ato 3

 

di Monia Orazi

Riparte l’iter autorizzativo per il parco eolico di Monte Tolagna dell’Unione montana Marca di Camerino, sito in un’area tra i comuni di Monte Cavallo, Pieve Torina e Serravalle di Chienti. Lo ha deciso di recente la giunta dell’ente montano, alla presenza del presidente Alessandro Gentilucci, del vicepresidente Claudio Castelletti, assente l’assessore Mario Baroni. Sarà il vicepresidente Claudio Castelletti ad occuparsi di richiedere l’autorizzazione unica ambientale alla Regione Marche, per cui sono stati stanziati 20mila euro per le spese di istruttoria, come previsto dalla legge.

Si tratta di un vecchio progetto, risalente ai primi anni Duemila, inserito nel piano energetico ambientale regionale, per cui nel 2006 era stato stipulato un accordo di programma tra Regione e la vecchia Comunità montana, per la costruzione del parco eolico con l’installazione di 17 torri eoliche, per una potenza di 34 megawatt di energia. Il progetto preliminare è stato redatto nel 2006, dalla società Valli Varanensi per un importo di 187mila euro. La vecchia comunità montana si era rivolta alla Bei (Banca europea investimenti) per il finanziamento di 53 milioni di euro, necessari per l’installazione di circa 17 torri eoliche, in grado di produrre 34 megawatt di energia, ma tutto si era fermato. Prima per il parere contrario della Soprintendenza ai beni archeologici delle Marche, poi a causa di un ricorso al Tar di Italia nostra, che aveva perso nel 2014 di fronte al Consiglio di Stato, che di fatto ha dato il via libera al progetto. Nel 2016 l’Unione montana aveva manifestato l’interesse a riprendere il progetto, nel 2017 aveva ottenuto dalla Regione l’autorizzazione ad avviare la procedura di esproprio che riguarda i terreni di circa 50 privati. Adesso con l’avvio della richiesta dell’autorizzazione unica ambientale riparte l’iter amministrativo, ma potrebbero volerci diversi anni, prima di ricevere il via libera all’appalto dei lavori.

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