Mega Parco eolico a Caldarola,
«12 pale da 200 metri,
impatto devastante»
IL PROGETTO di una multinazionale norvegese che ha sede in Italia. Partito il procedimento di valutazione per l'impatto ambientale. Il Comune non ci sta: «L’impianto creerebbe enormi criticità in una zona incontaminata»

Parco Eolico a Caldarola, via alla valutazione dell’impatto ambientale del progetto presentato da un’azienda norvegese, la Fred. Olsen Renewables. A renderlo noto il Comune che si oppone all’opera perché «sono emersi svariati aspetti problematici».
«Recentemente è pervenuta al Comune di Caldarola notizia dell’avvio del procedimento di valutazione per l’impatto ambientale relativa ad un progetto di un impianto per la produzione di energia elettrica da fonte eolica, denominato “Energia Caldarola” su richiesta di una multinazionale del settore avente una sede anche in Italia – scrive l’amministrazione comunale – . Il progetto è costituito da 12 aerogeneratori alti 200 metri e della potenza unitaria di 5 Mw, per una potenza complessiva di 60 Mw, integrato con un sistema di accumulo della capacità di 20 Mw. L’impianto verrebbe realizzato quanto agli aerogeneratori nel Comune di Caldarola (in località tra il Monte Fiungo e Monte Fiegni da Poggio della Croce a Pian della Pagnotta) e per quanto riguarda il sistema di accumulo nel Comune di Camerino.

Il progetto
Considerato l’enorme impatto ambientale e visivo che l’opera avrebbe nel territorio, si è svolta immediatamente una riunione congiunta tra maggioranza e minoranza consiliare, per analizzare insieme tutte le criticità da evidenziare nelle osservazioni che saranno proposte dal Comune nei termini di legge.
Sono emersi svariati aspetti problematici che l’impianto creerebbe in termini d’impatto ambientale su un’area ad oggi incontaminata, tenuto conto della dimensione vastissima del Parco Eolico, dello stravolgimento della circolazione stradale che sarebbe necessario per il trasporto dei materiali di eccezionale ingombro dalla sede di provenienza al sito di destinazione e dei vasti e profondi scavi che sarebbero realizzati in zona montana per il passaggio delle connessioni e l’apposizione delle pale.

Luca Maria Giuseppetti, sindaco di Caldarola
Queste e molte altre più specifiche osservazioni a carattere tecnico, saranno depositate nelle competenti sedi, fermo restando che i Comuni pur partecipando alla Conferenza dei servizi, non hanno alcuna competenza in ordine al rilascio dell’autorizzazione all’esercizio di impianti di produzione di energia rinnovabile.
Maggioranza e minoranza continueranno ad approfondire il tema e hanno convenuto, non appena saranno noti sviluppi nella procedura, attualmente alle fasi iniziali, di discutere la questione in una pubblica assemblea.
Nel contempo lunedì sera nella sede comunale di Caldarola, si terrà con i sindaci dei comuni limitrofi e con l’Unione Montana Monti Azzurri, uno specifico incontro ove discutere ulteriormente le criticità rilevate ed i possibili interventi da attuare a tutela del territorio».


Mettere pale eoliche in zona sismica è stupefacente.
In norvegia l eolico è jn mare
Il parvo che avevano costruito nel territorio abitato dei Sami deve essere smantellato dato che creava grossi problemi per le renne e per l ambiente incontaminato dove era stato fatto.provate a farlo sopra una montagna e ve lo prendo a picconate.sj faranno anche da noi j parchi eolici off shore e si doteranno parcheggi ed edifici pubblici di impianti fotovoltaici così vome gli edifici fi nuova generazione.non sj può pensare di riempire di pannelli e pale la penisola a caso.
Bene Sindaco non dia ascolto a questi assurdi “patti ambientali”
Tra gli aspetti positivi e quelli negativi mi sembra che prevalgano nettamente questi ultimi. Quella è ancora una zona di selvaggia bellezza ambientale proprio perché costituisce la prima parte della catena dei Sibillini, non ha cime elevate e quindi è poco battuta anche dagli escursionisti. L’impatto del mega impianto eolico sarebbe devastante.
Ma sì! Tutto sommato sarebbe stato meglio costruire una centrale energetica a carbone fossile
Assolutamente devastente per il territorio. 12 pale alte 200 metri ( diconsi 200 metri ) in zona incontaminate e sismiche. E poi siamo sicuri che ci sia vento costante oltre la soglia di produzione ?? Ricordo che ci sono mesi e mesi dove non spira neanche una brezza, ad es in estate.. Ma si mettessero in mare queste pale come stanno facendo in tante altre nazioni. Una cementificazione massiccia e selvaggia di zone incontaminate con aperture di strade per il trasporto e la manutenzione di tale scempio. Ma che bel capolavoro.. Piano piano portiamo cemento e strade anche nelle zone più selvagge.. Perchè questi norvegesi non se le mettono a casa loro queste pale ??? Poi si vedrebbero da tutta la zona nord del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. E che andiamo in montagna per vedere questi monumenti di cemento e ferraglia !? I turisti nelle zone montane stanno aumentando esponenzialmente.. poi continueranno a venire ?? Per vedere e frequentare ambienti con questi monumenti all’insipienza umana ????
a me come a quasi tutti fanno schifo le torri eoliche, posso solo dire che come le metteranno poi le toglieranno quando s’inventeranno altri modi per pocciare soldi…
Comprendo tutte le preoccupazioni espresse riguardo al progetto”energia Caldarola”ma con la crisi energetica ed economica che stiamo vivendo(che non finirà presto!!!)bisognerebbe calcolare attentamente il rapporto rischi/benefici per il nostro paese e per i singoli cittadini.Soprattutto vorrei capire se l’energia prodotta dall’impianto resterà in buona parte anche a Caldarola o verrà trasportata quasi tutta(o peggio ancora tutta)altrove .
Il nostro territorio non ha Certamente come principale vocazione la creazione di un impianto industriale in quota per la produzione di energia elettrica attraverso lo sfruttamento del vento, né tantomeno quella di ospitare il più grande impianto eolico del centro Italia.
Tuttavia, qualora esistessero le condizioni per l’ottenimento delle autorizzazioni necessarie, mi auguro che i cittadini e le istituzioni locali, non possano permettere che i benefici economici vadano ad un impresa privata, oltretutto non italiana.