Inaugurato impianto fotovoltaico
sul tetto del capannone Antonio Merloni.
Le bollette superavano i 4 milioni
MATELICA - I rincari hanno spinto l’amministratore Paolo Sparvoli a studiare una strategia per ridurre i costi: «Ci permetterà di aggredire i mercati turchi, nostri principali competitor. Speriamo che per l’inizio del 2024 sia completato l’impianto di produzione per le bombole di altissima tecnologia. Stiamo restaurando i vecchi uffici e contiamo di portare entro fine anno la mostra su Mattei»

I pannelli fotovoltaici sopra al tetto dello stabilimento Antonio Merloni di Matelica
di Monia Orazi
Un conto energetico salito improvvisamente da un milione e 800mila euro a oltre quattro milioni di euro dopo l’inizio della guerra in Ucraina, con la bolletta record di luglio 2022 da 700mila euro: è venuta un anno e mezzo fa l’idea a Paolo Sparvoli amministratore unico dell’Antonio Merloni Pressure Vessels di impiantare sul tetto dell’azienda una distesa di pannelli fotovoltaici ampia come due campi e mezzo di calcio, per ridurre i costi d’impresa. Tutto è nato da un incontro a Genova con l’ex ministro della transizione ecologica del governo Draghi Roberto Cingolani. Si è prospettata la possibilità che è stata colta al volo da Sparvoli, che qualche anno fa ha rilevato la storica azienda fondata per volontà di Aristide Merloni ed Enrico Mattei, che dal 1954 opera ininterrottamente nella produzione di bombole e serbatoi di stoccaggio per il gpl, nei tre siti di Costacciaro in Umbria, Sassoferrato e appunto Matelica, dando lavoro a circa 400 dipendenti.

LE CARATTERISTICHE DEL TETTO FOTOVOLTAICO – E’ il modo in cui tutto questo è stato realizzato ad essere innovativo, tramite un’alleanza tra due società del settore energetico delle rinnovabili, a costo zero per l’Antonio Merloni, che usufruisce di circa il 60, 65 per cento dell’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici e quella in eccesso viene ceduta alla rete elettrica tradizionale. Un impianto di potenza pari a 1,82 MW (megawatt) con 2872 pannelli di ultima generazione, che è stato realizzato dalla società Rovale che ha acquistato il diritto di superficie del tetto del nuovo capannone dell’Antonio Merloni, completamente a proprie spese, inoltre curerà la manutenzione dell’impianto.
Rovale è una controllata di Italgen, con cui l’Antonio Merloni stipulerà un contratto di fornitura di energia a prezzo scontato, per risparmiare sui costi energetici. Rovale è di fatto l’unione delle società Italgen (gruppo Italmobiliare) e Verdenergia (gruppo Quiris), si occupa di installare impianti di energia rinnovabile, è attiva soprattutto in Nord Italia, quello di Matelica è il primo impianto del genere “chiavi in mano” nelle Marche, c’è in progetto di realizzarne un altro sul tetto del sito produttivo di Sassoferrato, per l’anno prossimo. L’impianto di Matelica, installato sul capannone completamente ricostruito due anni fa, dopo che era crollata gran parte della copertura su un’intera linea produttiva, è attivo dallo scorso 10 luglio e ha una produzione stimata di energia di 2,4 GWh (gigawatt/ora) l’anno, pari al consumo annuale di circa 950 famiglie, con un risparmio di circa 770 tonnellate di emissioni di anidride carbonica, lo scorso 27 luglio si è avuto il picco di produzione, come hanno spiegato Umberto Risso presidente di Verdenergia e Luca Musicco direttore generale Italgen.

L’assessore regionale Aguzzi con Sparvoli
IL SALUTO DI PAOLO SPARVOLI – A fare gli onori di casa l’imprenditore Paolo Sparvoli: «Per noi è stato molto importante trovare il partner giusto per riuscire a realizzare questo impianto fotovoltaico su copertura, uno dei più grandi delle Marche, in autoconsumo. Grazie all’accordo tra una società, una produttrice e l’altra fornitrice di energia, siamo arrivati ad una tranquillità economica anche per la nostra azienda. Questo è solo il primo step, in questo nuovo capannone sono stati investiti complessivamente 36 milioni di euro. Questa azienda ha 70 anni di vita, stiamo restaurando i vecchi uffici e contiamo di portare qua entro fine anno la mostra su Mattei, questa è la storia dell’industria metalmeccanica marchigiana. Abbiamo avuto la forza di reagire ad un evento più grande di noi, ringrazio l’ufficio speciale ricostruzione, le maestranze ed il commissario Castelli che ci hanno permesso di ricostruire il capannone completamente antisismico e dotato di tutta la moderna tecnologia. L’attività produttiva si svolge in circa 7 ettari al coperto tra Sassoferrato e qua, Costacciaro per ora è fermo, ma abbiamo intenzione di ripartire. Speriamo che per l’inizio del 2024 sia completato l’impianto di produzione per le bombole di altissima tecnologia, dove il personale sarà pochissimo e tutto sarà robotizzato, stiamo lavorando ad una copertura con impianto fotovoltaico anche per Sassoferrato, diminuire i costi produttivi ci permetterà di aggredire i mercati turchi, nostri principali competitor». Le prossime sfide per l’Antonio Merloni sono la produzione di grandi serbatoi, il criogenico e sistemi di stoccaggio per l’idrogeno, Sparvoli ha parlato della difficoltà di trovare ad esempio saldatori specializzati e ha detto di essere disponibile ad ospitare corsi di formazione, organizzati da Regione e università di Camerino.

IL SALUTO DELLE ALTRE AUTORITA’ – Ha ricordato il commissario alla ricostruzione Guido Castelli: «Con 27 milioni di euro di risorse questa è la più grande operazione di ricostruzione produttiva, del più grande terremoto che si sia verificato in Italia, dall’età repubblicana. Va mantenuto il flusso economico minimo per questi territori, altrimenti non ha senso ricostruire. Questo è uno di questi casi, Sparvoli ha saputo recuperare l’azienda in un momento difficile, restituendole vita, produttività e reddito, ma qua facciamo qualcosa in più, ricostruiamo innovando. Non si può ricostruire come era e dove era, perché nel frattempo si profilano crisi e transizioni, che non si può non intercettare. In questo caso si sono introdotti elementi migliorativi nel recupero del capannone». A tirare le conclusioni l’assessore regionale all’ambiente ed al lavoro Stefano Aguzzi: «Le schermaglie politiche – ha detto riferendosi al rimpasto di giunta evocato nelle parole di Sparvoli – stanno rientrando vorrei tranquillizzare tutti. Non ci dovrebbero essere, ma in politica questo può accadere, anche se al primo posto dovrebbero esserci sempre i cittadini. Il presidente Acquaroli mi ha chiesto di fare un saluto a suo nome, ci tiene molto alle aree interne, ai borghi. Siamo venuti ad inaugurare un impianto che nasce della ricostruzione, un fiore all’occhiello ma è anche un esempio per guardare al tipo di sviluppo da portare avanti, nel segno della tutela dell’ambiente. Abbiamo avuto anche non lontano da qua, gravissime tragedie e vittime legate al cambiamento climatico, dobbiamo affrontare i cambiamenti del clima, senza incorrere nelle speculazioni. Questo impianto è fatto nel miglior modo possibile, a copertura di un tetto, senza consumo di suolo, questo rappresenta un valore assoluto. Come Regione stiamo mettendo a terra tantissime iniziative legate alla formazione professionale ed all’orientamento dei nostri giovani, ci sono persino corsi ad occupazione garantita, ma a volte si fa fatica persino a trovare il numero minimo di persone che frequentano i corsi».

Il patto tra l’Antonio Merloni e Rovale

Esterno del nuovo stabilimento Antonio Merloni di Matelica
Chi ha pagato la realizzazione dell’impianto? In quanti anni si ripaga con il risparmio di energia? Poi bisogna rendersi conto che dopo tot anni (20?) l’impianto (quindi il silicio) dovrà essere smaltito come rifiuto speciale.
meno male che ognitanto c’è qualche ottima notizia
Di fronte a una bellissima notizia come la realizzazione di un impianto fotovoltaico di dimensioni colossali (energia per 950 famiglie con un risparmio di 770 tonnellate di anidride carbonica in un anno mi sembra un buon risultato !) a impatto ambientale zero perché posizionato su un capannone industriale, torna la solita leggenda metropolitana dei problemi di smaltimento che creerebbe in futuro.
Godiamoci innanzitutto oltre 30 anni di energia al costo di ammortamento dell’impianto che oggi è davvero basso; poi ragioniamo sul fatto che un impianto fotovoltaico è fatto di rame, vetro, alluminio, silicio (sabbia), plastica e poco più, tutti materiali che già oggi smaltiamo molto agevolmente.
Resta il problema culturale di far conoscere queste informazioni a coloro che continuano a scrivere ciò che non sanno.