Vandali devastano l’ex Enaoli,
lo sfogo di Giampaoli:
«Non possiamo restare indifferenti»

CORRIDONIA - Qualcuno si è introdotto negli spogliatoi nella notte tra giovedì e venerdì, rompendo tutto e sfondando persino una parete. A denunciare pubblicamente i fatti la sindaca: «Credo sia giusto aspettarsi anche una assunzione di responsabilità da parte dei ragazzi e delle loro famiglie»

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Gli spogliatoi devastati

Vandali in azione nella notte tra giovedì e venerdì negli spogliatoi del campo sportivo ex Enaoli a Corridonia. Qualcuno si è introdotto nei locali mettendoli completamente a soqquadro, arrivando perfino a sradicare una porta e sfondare un tramezzo di cartongesso.

vandali-ex-enaoli-corridonia-2-300x400A denunciare pubblicamente il fatto è stata direttamente la sindaca Giuliana Giampaoli, che ha sfogato la frustrazione per l’accaduto con un post pubblicato sulla sua pagina Facebook. «Come purtroppo già in altre occasioni, al campo ex Enaoli si è introdotto un gruppo di ragazzi, minorenni, che ha provocato danni, veramente ingenti – ha scritto Giampaoli – lo sconcerto nasce dal pensare che dei ragazzini, poco più che bambini per una mamma della mia generazione, trovino divertente compiere azioni del genere. Peraltro in un luogo dove tanti giovani fanno sport tra mille difficoltà, vista la carenza di strutture cittadine a cui stiamo cercando di dare risposte e soluzioni».

bango-ex-enaoli-corridoniaAll’ex Enaoli, infatti, a settembre dovrebbe partire un corposo restyling (da 750mila euro) per rimettere a nuovo un impianto troppe volte bistrattato. «Credo fermamente che non si possa essere indifferenti a tali derive, abbiamo avuto ultimamente anche molte segnalazioni sull’uso di sostanze da parte di adolescenti e preadolescenti – prosegue la sindaca – il senso del rispetto per le persone, gli animali, l’ambiente, si estende in modo naturale anche alle cose, specie quando sono patrimonio pubblico. Per questo abbiamo chiesto la collaborazione di polizia municipale e carabinieri per rafforzare il controllo del territorio, non in ottica di repressione ma di prevenzione, al fine di prendere tutti coscienza dell’entità del fenomeno. Oltre a questo però credo sia giusto aspettarsi anche una assunzione di responsabilità da parte dei ragazzi e delle loro famiglie, atto simbolico, educativo, di alto senso civico, non necessariamente un atto pubblico che sarebbe pura utopia, ma un bel discorso a viso aperto, magari a tavola, coi propri figli, non sarebbe male».

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