Porto Potenza pensa positivo
Clienti abituali e weekend sold out:
«Ma tiriamo le somme a settembre»
TURISMO - I balneari portopotentini in controtendenza rispetto ai colleghi di Civitanova e Porto Recanati. Domenico De Angelis (Giamirma): «Non va male, il 2022 è irripetibile nonostante le bollette da 31 mila euro», Flavia Mandolesi (L'Ancora): «Con le colonie abbiamo recuperato tra giugno e luglio». I timori per Bolkestein e maltempo, Matteo Saccani Vezzani (Solero): «Abbiamo perso 10-15 metri di spiaggia con le mareggiate di giugno»

di Marco Pagliariccio (foto di Federico De Marco)
Delle “tre sorelle” del litorale maceratese, Porto Potenza è sicuramente la minore per dimensioni e numero di balneari. Stretta nella morsa tra il “gigante” Civitanova e la consolidata Porto Recanati, quella portopotentino e della sua decina abbondante di stabilimenti balneari è una realtà piuttosto particolare: sarà per il lungomare interamente ciclopedonale che si snoda tra la ferrovia e la spiaggia, sarà per una clientela che è in larga parte locale, ma questo microcosmo ovattato sembra aver risentito meno il contraccolpo di un’estate che non ha fatto certo fare i salti di gioia ai “cugini” civitanovesi e portorecanatesi.

Flavia Mandolesi (Chalet L’Ancora)
«Non ci possiamo lamentare, l’andamento finora è stato buono – dice Flavia Mandolesi dello chalet L’ancora – dobbiamo dire che noi lavoriamo da anni con le colonie estive di alcuni paesi dell’entroterra come Montecassiano e Montecosaro ed essendo tornate anche queste finalmente a pieno regime, a luglio siamo andati molto bene anche grazie a questo, dopo un giugno in cui il meteo ci ha messo in difficoltà. Possiamo essere soddisfatti, il fine settimana poi è sempre pienissimo. I prezzi li abbiamo mantenuti stabili, sia sulla spiaggia che sulla ristorazione. Speriamo in un bell’agosto, abbiamo già tutto pieno con le prenotazioni, teniamo solo qualche ombrellone per i giornalieri perché da noi c’è principalmente una clientela affezionata che viene qui da anni, soprattutto locali. C’è anche qualche straniero, ma anche in questo caso parliamo di famiglie tedesche e russe che vengono qui da molti anni».

Domenico De Angelis (ristorante-chalet Giamirma)
In bilico tra cauto ottimismo e disfattismo moderato, tutti aspettano le settimane centrali di agosto per il grosso degli affari: ancora troppo presto per tirare le somme, specie facendo il confronto con una stagione eccezionale come quella del 2022. «Se prendiamo come riferimento la stagione scorsa, è chiaro che ci sia stato un calo, ma dobbiamo pensare al fatto che l’estate scorsa è stata la prima in cui la gente è tornata a muoversi liberamente dopo due anni difficili, per cui molti hanno speso qualcosa in più. È stato un picco positivo e come tale va trattato – evidenzia Domenico De Angelis del Giamirma – credo il confronto più adeguato da fare sia con le stagioni pre-covid. Le difficoltà ci sono, la capacità di spesa delle famiglie, che sono la nostra clientela principale, è scesa ma non andiamo malissimo. La flessione più che sulle presenze in spiaggia e al ristorante, la vediamo su quanto la gente spende al bar: le famiglie non rinunciano al mare, ma magari si portano da mangiare da casa. A livello di prezzi abbiamo ritoccato giusto su qualche antipasto o primo del ristorante, il resto è tutto come negli anni scorsi. Porto Potenza è una realtà che vive molto di pendolarismo e chi viene al mare per periodi brevissimi ha maggiore predisposizione alla spesa, la famiglia che sta qui 15 giorni in generale meno. Ad agosto ovviamente ci aspettiamo il pienone, se non va bene in queste settimane è un problema. Le somme, comunque, le tireremo a fine stagione, perché è vero che l’anno scorso abbiamo lavorato tantissimo, ma c’erano anche spese molto alte. Un esempio: noi per anni abbiamo speso intorno ai 13 mila euro di energia elettrica per una stagione, nel 2022 siamo arrivati a 31 mila. Nel mese di giugno abbiamo speso leggermente di più del 2021, quindi dovremmo essere tornati a livelli accettabili, ma le materie prime sono cresciute e stanno salendo i carburanti, sono tanti i fattori da considerare. Vedremo a fine stagione».

Tiziano Pesaresi (chalet Mosquito)
Uno degli stabilimenti che, negli anni passati, aveva puntato sul dopocena oltre che sulla classica attività di spiaggia è il Mosquito, che però ora ha cambiato rotta. «Abbiamo puntato sulla ristorazione di qualità e, chiaramente, con i party degli anni scorsi questa non va molto d’accordo – spiega Tiziano Pesaresi – per cui non si può dire che una copra le mancanze dell’altra. La stagione quest’anno è partita maluccio, poi si è ripresa a luglio ma si va molto a singhiozzo. Credo la gente non abbia molto da spendere, il meteo non ha aiutato e l’aumento dei carburanti spaventa. Poi è chiaro che il sabato e la domenica c’è sempre il boom, ma non può bastare per andare avanti se non lavori negli altri giorni. Il calo rispetto agli anni passati è evidente, anche se abbiamo tenuto i prezzi invariati e le materie prime sono cresciute del 35-40%: i calamari, per fare un esempio, da 7-8 euro al chilo sono balzati a 12-13. Con la spiaggia stiamo andando bene, ma con gli stagionali non hai un grande margine di guadagno. La differenza la fai con i giornalieri, ma non ce ne sono molti se non nel weekend».

Carlo Mataloni e Matteo Saccani Vezzani (Solero Beach)
Matteo Saccani Vezzani ha rilevato il Solero Beach insieme ai soci Carlo Mataloni e Alberto Garofolo due anni fa, giusto un paio di mesi prima che il Consiglio di Stato decurtasse la scadenza delle concessioni dal 2033 al 2023. «Vorremmo investire, abbellire, rinnovare, ma chi ce lo fa fare? – sottolinea Saccani Vezzani – volevamo comprare degli ombrelloni grandi nuovi, costano 1.500 euro l’uno, ma perché dovremmo investire una cifra del genere ora? Tornando alla stagione, abbiamo una clientela variegata che passa dai giovani alle famiglie, locali ma anche provenienti da Roma e Milano e qualche straniero, anche se questi ultimi sono diminuiti parecchio rispetto all’anno passato. Non ci possiamo lamentare, ma nell’infrasettimanale a giugno e luglio il calo è stato evidente, almeno del 30-40% come presenze, anche se poi nel fine settimana è davvero un boom. A livello di prezzi abbiamo aumentato del 10% per quanto riguarda la spiaggia e qualche ritocco lo abbiamo dovuto fare anche su bar e ristorante, perché gli incrementi delle materie prime sono stati notevoli. Abbiamo cercato di non scaricare tutto sui clienti, ma almeno in piccola parte era inevitabile. A quanto ci dicono i clienti che vengono da fuori, la tendenza è ad accorciare i giorni di permanenza perché molti fanno fatica a livello economico. Per agosto prevediamo il pienone sia in spiaggia che per il ristorante, ma è chiaro che se non lavori in questo mese devi farti qualche domanda. Poi non ci sta aiutando nemmeno la qualità delle acque, che dall’ondata di maltempo di maggio-giugno non si è più ripresa. Senza contare che le mareggiate ci hanno tolto almeno 10-15 metri di litorale, abbiamo dovuto togliere una fila di ombrelloni perdendone di fatto una decina. Le scogliere hanno sempre funzionato, quest’anno è sorto questo problema, non vorrei che facendo dei lavori a sud sia cambiato qualcosa nel fondale e quindi nelle correnti che arrivano verso la spiaggia».

Loris Nataloni (Blu di Lollo)
La questione Bolkestein aleggia sulla testa di tutti: alcuni cercano di non pensarci, altri temono il peggio. «Io dico solo che il turismo in Italia ma soprattutto nelle Marche parte dal mare e poi si irradia nell’entroterra. Se non si tutela il mare, salta tutto il resto – sottolinea Loris Nataloni, titolare del Blu di Lollo – io il mio chalet l’ho dovuto accatastare, ci pago Ici, Imu e tasse varie, do lavoro a dei ragazzi per tutto l’anno, ci paghiamo da soli il servizio di salvataggio, puliamo la spiaggia, dobbiamo persino andare alla dogana perché siamo considerati confine di stato: se scompare tutto questo, chi verrà dopo dovrà ripartire da zero. Per tirare su uno chalet dal nulla ci vogliono, a spanne, 500 mila euro. Ma chi investirebbe una cifra del genere sapendo che dopo 5-6 anni tutto riandrebbe all’asta? Comunque non mi lamento, se penso a cosa è successo in Romagna non mi pare il caso di piangerci addosso. A livello di ristorazione un po’ di calo c’è stato, ma nel fine settimana siamo sempre pieni e bisogna a volte anche mandare via della gente, mentre durante la settimana la situazione è opposta. Sulla spiaggia noi facciamo poco testo, abbiamo il numero minimo di ombrelloni per tenere la concessione. Speriamo in un bell’agosto e in un settembre che ci aiuti un po’, spesso in quel periodo arriva anche qualche straniero, olandese o inglese: sai mai…».
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