Musicultura bissa tra gli applausi:
Dente e Minnozzi conquistano
ma i finalisti non sono da meno
RECANATI - Nella seconda serata al Persiani i due ospiti hanno entusiasmato il pubblico che però è stato ampiamente coinvolto anche dai giovani artisti in gara che hanno saputo presentare sound personali e voci emozionanti. La prossima tappa sarà nella capitale

Gli otto finalisti della seconda serata con John Vignola, Marcella Sullo e Duccio Pasqua
di Marco Ribechi
Dente rattrista ma diverte, Mafalda Minnozzi fa volare in Brasile e i finalisti conquistano il pubblico per varietà sonora e voci oniriche.

Dente
Si è chiusa tra i fragorosi applausi del pubblico di Recanati la seconda serata di presentazione dei finalisti che si contenderanno un posto allo Sferisterio di Macerata nelle finalissime del festival. In un teatro Persiani sold out, sempre sotto l’occhio vigile della Rai a dettare i tempi, John Vignola ha traghettato l’appuntamento dando sfoggio di grandissima preparazione musicale insieme ai sempre puntuali Marcella Sullo e Duccio Pasqua. A brillare sono state soprattutto le belle voci e la ricerca musicale, a volte sostenuta anche da testi davvero riflessivi sulla condizione umana collegata, in particolar modo, alla malinconia e alla difficoltà di essere compresi. Non un lamento però, poiché molti dei finalisti in gara hanno ardentemente difeso la solitudine e la fragilità come motore principe per la loro produzione musicale.

AMarti
È questo il caso della splendida AMarti che canta “E a far sì che nella tempesta io veda quel che è fragile può esser pietra”. Pietra è proprio il titolo del suo brano onirico dove, con una voce estremamente emozionante, fa viaggiare l’ascoltatore in luoghi remoti e tranquilli attingibili solo dagli artisti che nelle loro produzioni sono capaci di svelare senza freno i propri mondi interiori. Un sound davvero personale che a tratti, con un paragone forse azzardato ma lecito, ha ricordato il primo Alan Sorrenti di Aria. Sempre legato al viaggio ma questa volta per mare è stato il brano omonimo del gruppo palermitano Santamarea dove, anche in questo caso, a trionfare è la voce sia solista che corale. Un brano dedicato all’elemento dell’acqua raggiunto con delle musiche che richiamano all’etnico e ai popoli del mare che vivono, temono e rispettano ciò che dà loro la vita ma a volte anche la morte. Il finale corale ispirato al chiacchiericcio della Vucciria, il mercato di Palermo, è una ciliegina per un brano davvero avvincente e ben composto.

Simone Matteuzzi
Sorprendente è anche il milanese Simone Matteuzzi che attraverso una sorta di free jazz ha presentato delle sonorità davvero inedite per il pubblico di Musicultura, ispirandosi in parte a Miles Davis e alla scena new soul e new jazz londinese, da cui però prende anche le distanze. Una batteria ai limiti dell’elettronica ha incalzato il suo brano “Ipersensibile” in una ritmica che esplora in maniera convincente nuove alternative musicali. Destrutturato e straniante è stato il brano de Lamante “L’ultimo piano” con una lunga intro davvero coraggiosa e un crescendo più etno folk dominato da un solo di sassofono d’altri tempi. Un’artista che ha confessato di amare soprattutto la dimensione live dove porta di tutto: archi, sax, cori per creare un mix sonoro che sicuramente la rappresenta sinceramente. Un pezzo forse difficile da recepire ma che senza dubbio trova la sua dignità in un concorso come Musicultura.

Santamarea
A metà concerto (per dovere di cronaca i brani non sono stati presentati in teatro nello stesso ordine di questo articolo) entra in scena Dente, cantautore di Fidenza che fa della tristezza la sua arma vincente. Una tristezza però vissuta con ironia e che, nei suoi brani fatti di immagini, diventa forse più un realismo esistenziale, una presa di coscienza della condizione personale ma allo stesso tempo universale. Accompagnato prima dal piano e poi dalla chitarra ha presentato “La vita fino a qui”, “Allegria del tempo che passa” tratti dall’ultimo lavoro Hotel Souvenir, e “Invece tu” contenuto in “Almanacco del Giorno Prima”.

Cristiana Verardo
Armata di guantoni da boxe la leccese Cristiana Verardo, già vincitrice del premio Bianca d’Aponte nel 2019, ha portato un brano che sa di falsa rassegnazione. In “Ho finito le canzoni” parla di una storia d’amore conclusa a cui però fa seguito una presa di coscienza che è il preludio alla rinascita. La sua parola totem è cura, sia nei dettagli musicali sia nei rapporti interpersonali, in entrambi i settori nulla viene in automatico e necessita di impegno, dedizione e costanza, elementi che traspaiono dal suo essere sul palco. Scanzonato forse per difesa ma profondo senza dubbio nell’animo è il fiorentino Nervi, anche lui capace di ottenere l’apprezzamento di una buona parte del pubblico in sala con il brano “Sapessi che cos’ho” che, in fin dei conti, parla della gioia di vivere e dell’essere sé stessi con tutti propri limiti che però sono anche bellezza. Sbarcato sul palco è riuscito a coinvolgere i presenti e a regalare qualche minuto di sana pacatezza, una virtù da non sottovalutare.

Caponetti
Da Osimo la “Maionese” di Caponetti, identificato scherzosamente da Marcella Sullo con John Frusciante sia per il viso che per l’abito, racconta uno spaccato metropolitano probabilmente di vita universitaria in cui non si sa dove porterà il vagare del corpo e della mente. Una piacevole sorpresa velata però da pura malinconia. La sua parola totem infatti è stata proprio vulnerabilità. Chiude la serata Mira con il brano “Morire con te”. Purtroppo per problemi tecnici la cantante casertana ha dovuto rinunciare al suo strumento, una sfortuna che però le vale una nota di merito poiché la sua performance è stata piena e coinvolgente nonostante la defezione e il conseguente imbarazzo immediatamente svanito alla prima nota. Anche in questo brano un brano dal sound ricercato che esplode nel finale con una bellissima voce che forse poteva essere svelata anche con un po’ di anticipo.

Mafalda Minnozzi
Proprio in chiusura l’esibizione di una voce italiana emigrata con successo in Brasile, Mafalda Minnozzi accompagnata alla chitarra da Paul Ricci. Un’esplorazione sonora che in parte si allontana in punta dei piedi dalle classiche sonorità brasiliane per dare un’interpretazione originale e assolutamente personale. Il primo brano è “O que será”, capolavoro assoluto di uno dei più grandi geni musicali non solo brasiliano ma dell’intera storia della musica mondiale, Chico Buarque de Hollanda. Il secondo, come commiato dal palco, si intitola invece “Arrivederci”.
Arrivederci quindi a Roma dove si svolgerà la prossima tappa di Musicultura e dove sono attesi i finalisti che nei prossimi giorni saranno trasmessi su Rai Radio 1 per permettere la rielaborazione dei pezzi e per traghettarli verso le serate dello Sferisterio di Macerata. In ultima nota va sottolineata l’età sorprendentemente giovane dei partecipanti di questa edizione e il merito dell’Accademia di belle arti di Macerata, in particolare il corso di Light Design, per l’eccellente resa dei coloratissimi fondali che hanno fatto da cornice alle esibizioni.

Nervi

Mira

Lamante

Marcella Sullo e Duccio Pasqua

John Vignola con i sindaci di Recanati e di Macerata