Addio ad Antonio Gabban,
recordman dei portieri della Rata

LUTTO - Aveva 65 anni, si è spento oggi nella sua casa a Parma. Alcuni giorni fa era stato a Macerata per i festeggiamenti dei cento anni del club. Nessuno ha difeso la porta dei biancorossi più volte di lui (254 le presenze). Il ricordo dell'avvocato Giancarlo Nascimbeni: «Era una grande persona, un ragazzo encomiabile»
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Antonio Gabban

 

di Andrea Cesca

Morto il portiere dei record della Maceratese, Antonio Gabban, il numero uno con più presenze tra gli estremi difensori biancorossi. Aveva 65 anni, e solo pochi giorni fa, l’11 settembre, aveva partecipato all’Helvia Recina di Macerata alla festa del centenario della Rata. Questa mattina Antonio Gabban aveva confidato alla moglie di sentirsi poco bene ed era rimasto a letto, di li a poco un urlo improvviso e la morte causata dall’arresto cardiaco.

Gabban ha indossato la maglia della Maceratese per dieci stagioni (dal 1978 al 1987) collezionando 254 presenze. Quando abitava a Falconara, dove il papà lavorava come ferroviere, il maestro Tonino Seri si accorse di lui e lo segnalò all’avvocato Giancarlo Nascimbeni. Gabban a quei tempi era in comproprietà fra l’Elpidiense Cascinare e il Parma: la Maceratese rilevò la metà del cartellino dall’Elpidiense Cascinare dopo una trattativa con il professore Nennello Belletti, presidente della società, poi alle buste vinse la concorrenza del Parma.

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Antonio Gabban, a destra, con il presidente Crocioni durante i festeggiamenti allo stadio Helvia Recina

Era molto legato a Macerata e alla Maceratese che per certi aspetti contribuì a salvargli la vita quando gli venne diagnosticato un brutto male: le conoscenze del senatore Rodolfo Tambroni lo portarono in una clinica di alta specializzazione in Inghilterra dove venne operato e superò la malattia. In quella Maceratese di Tonino Seri, Giancarlo Nascimbeni e Giuseppe Monachesi rimase fino alla fine insieme a Dino Pagliari, Sabbatini e Santini ma non riuscì ad evitare la retrocessione dalla Serie C.

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Lo scorso 11 settembre le vecchie glorie all’Gelvia Recina per il centenario della Maceratese

Dopo aver smesso con il calcio aveva lavorato in fabbrica a Parma dove era sposato ed aveva messo su famiglia.

«Sono commosso e dispiaciuto – dice l’avvocato Nascimbeni –. Non ci voleva proprio questa disgrazia nell’anno dei festeggiamenti. Con Antonio Gabban eravamo molto legati, ci abbracciavamo sempre quando ci incontravamo. Era una grande persona, un ragazzo encomiabile, uno di quelli che si fermavano a pulire gli spogliatoi dopo la partita e gli allenamenti. Avrebbe potuto fare una carriera migliore, ma la Maceratese faceva affidamento su di lui e lui era legato ai colori biancorossi».

“Bentornate a casa vecchie glorie”, la Maceratese celebra i biancorossi che hanno scritto la storia (Foto)



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