Qualche condomino si lamenta
e il bar chiude i battenti
«Volevamo solo ridare vita al viale»

TOLENTINO - Molte le attestazioni di stima e i messaggi di saluto per l'Urban Reef. Il titolare Carlo Calamante: «Siamo venuti qui esattamente cinque anni fa per aprire un locale e creare qualcosa di bello, non per dare problemi alla gente. Chiediamo scusa»
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Lo staff dell’Urban Reef

di Francesca Marsili

Le luci dell’Urban Reef, il cocktail bar di Viale Vittorio Veneto si sono spente domenica scorsa. Una scelta sofferta quella del titolare Carlo Calamante che, mentre smonta l’arredamento per riconsegnare i locali, spiega: «abbiamo deciso di chiudere visti gli attriti con alcuni condomini, pochi a dire il vero, che abitano il palazzo. Siamo venuti qui esattamente cinque anni fa per aprire un bar e creare qualcosa di bello, non per dare problemi alla gente. Chiediamo scusa».

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Carletto è il titolare del bar

Era una sfida personale quella di Carletto, cosi a Tolentino tutti lo chiamano, che nel luglio del 2017 aveva deciso di delocalizzare la sua attività in una delle zone più pesantemente colpite dal sisma: «per ridare vita ad un viale quasi morto dopo che il terremoto del 2016 ci aveva costretti a spostarci dalla vecchia sede in viale Cesare Battisti» spiega con dolore e stanchezza negli occhi. Un’attività che è sempre andata crescendo, sopravvissuta anche alle difficoltà legate alla pandemia, ma che paradossalmente, davanti alle ripetute lamentele di una manciata di residenti dello stabile, ha scelto di fermarsi.
L’Urban Reef, la sua sfida, quella di rivitalizzare una zona il cui battito è appena percettibile, l’aveva vinta, ma ha dovuto fare i conti con qualcosa che è ben distante dalle motivazioni che solitamente spingono ad abbassare una saracinesca. «Ci siamo resi conto che la clientela era aumenta e ci siamo detti: o si continua a fare il nostro lavoro magari non avendo la simpatia di tutti rischiando di creare problemi anche a pochi oppure… – spiega Calamante – alla fine abbiamo deciso che non era quello che volevamo per il nostro lavoro». La mancanza di serenità lavorativa ha avuto la meglio. «Quando fai questo lavoro una delle prime cose che devi saper fare è infondere in chi sta dall’altro lato del bancone passionalità e dar loro la possibilità di trascorrere momenti di svago perché magari chi frequentava il nostro bar è gente che lavora tutta la settimana e nei momenti liberi vuole divagarsi un po’ e sceglie il luogo dove sta meglio – spiega il titolare che nonostante i suoi 42 anni svolge questa professione da 21 – negli ultimi tempi non era possibile». La tristezza dei colleghi commercianti di viale Vittorio Veneto per la chiusura del locale è testimoniata da una vetrofania che da sabato mattina è attaccata alla vetrata del locale: “a noi mancherete, buon futuro ragazzi” c’è scritto. Sotto le firme, comprese quelle dei condomini del palazzo che apprezzavano la loro compagnia.

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Teresa Carradori, dell’omonima tabaccheria, ha le lacrime al solo ripensare che lunedì mattino, dopo l’ultimo giorno prima della chiusura, lo staff al completo ha atteso che aprisse alle sei la sua attività per darle un ultimo abbraccio. Di loro, di quelle pochissime attività che resistono in un viale dove i palazzi disabitati rendono tutto risicato alla sopravvivenza, Carlo aveva sempre avuto rispetto, al punto di scegliere di non aprire il mattino, per non dar fastidio alla pasticceria nell’altro lato della strada, o scegliendo il panetteria a fianco come suo fornitore «attività aiuta attività – sostiene – si era innescata una virtuosa reciprocità, una collaborazione».

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La vetrofania voluta dagli altri commercianti

Il ringraziamento più profondo di Calamante è rivolto a tutti coloro hanno creduto nella sua attività: a partire dai suoi collaboratori «tutti bravissimi» dai 18 ai 30 anni, per arrivare a i suoi clienti che venerdì, sabato e domenica sera lo hanno raggiunto per un saluto. «In quella sera abbiamo contato una cinquantina di bambini tra i tre e i sei anni, tutti arrivati con i propri genitori mentre passeggiavano; questo era quello che piaceva alla mia clientela – sottolinea – sapevano che Carlo era qua e ci potevi arrivare anche a piedi». “See you soon” anticipava la scritta sulle t-shirt indossate dagli otto ragazzi dello staff nella serata di chiusura, un “ci vediamo presto” che fa ben sperare. «Fondamentalmente la nostra voglia è quella di ricreare qualcosa di carino a Tolentino, soprattutto perché era il motivo per cui ci svegliavamo la mattina. E’ quella la nostra speranza: tornare a farlo – confessa il titolare – abbiamo deciso che dopo questo periodo di sgombero dei locali andremo a riposare la nostra testa e a mente lucida valuteremo qualsiasi altro posto possa fare al caso nostro e dove non si possano ricreare delle incomprensioni come qua». Ci crede fermamente nel suo progetto Carletto: «io e i miei collaboratori abbiamo ricevuto attestati di stima e qualche chiamato lavorativa dalla riviera, la nostra idea sarebbe quella di rimanere dove siamo nati, cresciuti e dove la gente ci apprezza da anni per quello che facciamo e come lo facciamo ma siamo aperti ad altre proposte altrove».



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