«Movida sparita, turisti dimezzati:
l’hinterland ha più appeal di Macerata
e col Covid continuano le disdette»

MACERATA - Giorgio Ripari, commerciante del centro, dopo gli interventi di Giuseppe Romano e Alberto Cicarè: «Bello essere ottimisti, ma la situazione non è delle più rosee. Anche le lauree si sono molto ridotte. Non credo si possa ricercare una motivazione legata alla politica ma ha certamente responsabilità legate all'ineguatezza della promozione dei pochi, ma validi, eventi creati in città»
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Giorgio Ripari

 

di Luca Patrassi

Le dichiarazioni del presidente dell’associazione dei commercianti del centro storico Giuseppe Romano sembrano aver sconcertato anche diversi operator non solo il capogruppo di Strada Comune Alberto Cicarè. Ad intervenire oggi è Giorgio Ripari, contitolare del bar Cabaret di via Gramsci: «Devo dire che ogni volta legga un intervento dell’amico Giuseppe sono sempre molto preso. In primo luogo perchè è un inguaribile ottimista, in secondo luogo perchè nonostante io non sia spesso in linea con le sue teorie, tira fuori sempre temi dagli spunti di riflessione importanti. Non ultimo devo dire che è una persona molto attiva e attenta riguardo alle questioni delle attività cittadine, tanto che tendo sempre a pensare che sia lui il titolare degli assessorati alle attività produttive e al turismo… Se il “termometro” per la misurazione della situazione economica del centro sono i locali pubblici, i bar per essere precisi, non posso non dire che la situazione non è esattamente delle più rosee. Si afferma che per prendere un caffè ci vogliono 5 minuti per la fila: si esagera un po’».

La situazione secondo Ripari: «Parlando con alcuni colleghi è evidente come questi momenti per così dire di punta siano sempre meno frequenti e ridotti rispetto ad esempio ad un anno fa nello stesso periodo. Inoltre, i problemi legati alla movida notturna non se ne vedono più, non perchè sono stati risolti, ma perchè non c’è, con buona pace dei residenti. Il mercoledì di mercato è uno sbiadito ricordo degli anni passati, i turisti sono dimezzati ad essere generosi, le lauree e altre occasioni per aperitivi e rinfreschi molto ridotti». Le motivazioni: «Non credo si possa ricercare una motivazione legata alla politica come potrebbe sembrare dalle parole dell’amico Alberto Cicarè, o meglio, la politica ha certamente determinate responsabilità legate dall’ineguatezza della promozione dei pochi, ma validi, eventi creati in città; si può imputare agli amministratori la scarsa capacità di programmazione di eventi promozionali, ad esempio deve essere ancora finita la distribuzione del materiale informativo dell’unico (per ora) evento significativo dell’estate maceratese: il Mof.

Macerata ha sicuramente perso appeal nei confronti dell’hinterland, qualche collega mi fa notare come Recanati, facendo squadra con Porto Recanati, sia diventata più attiva e attraente sia per i locali che per il pubblico di turisti. Qualcuno mi accennava sabato scorso che si vorrebbe far migrare il festival “arte migrante” altrove, sarebbe un peccato. Chiaramente oltre a queste circostanze interne, ci sono altre motivazioni esterne e di più complicata risoluzione relative alla criticità che potremmo avere soprattutto da dopo l’estate. Questa dovrebbe essere stata l’estate della ripartenza post Covid, ed in parte lo è, ma a quanto pare il virus continua a girare in maniera insistente. Questo ha portato disappunto tra le nostre attività, a me hanno disdetto sei aperitivi di laurea e un compleanno per casi di positività».

L’ironia sugli osservatori fai-da-te e quelli istituzionali: «Non avendo un mio “osservatorio”, mi devo attenere ai dati di alcune fonti nazionali quali l’Istat o la Confcommercio relativamente ai dati riguardanti l’inflazione, con un indice del 12% chi può permettersi di andare al ristorante 3 volte a settimana o fare l’aperitivo tutte le sere? Volendo fare una riflessione più concreta: il centro storico della città è frequentato soprattutto da lavoratori del terzo settore, in special maniera dai dipendenti dell’università, sono loro a sentirne maggiormente l’impatto e il bar è la realtà con cui si confrontano di più, dalla colazione al caffè dopo pranzo. Purtroppo, come per tutti, i costi delle utenze sono lievitati e non credo la lievitazione sia finita, come per le materie prime e il materiale per l’asporto, tutto questo va inevitabilmente a far aumentare il prezzo finale del bene per il cliente del bar. Chiedo allora: fino a quando potremmo sia come imprenditori che come utenti, tener testa a tutto questo? Siamo ancora sicuri che come si diceva qualche anno fa andrà tutto bene? Per quanto mi riguarda resterò fino all’ultimo un inguaribile ottimista come l'”assessore” Romano».

«Il centro storico è vuoto: sono tutti in fila per il caffè?»



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