Dà alla luce il suo bimbo
nella sala operatoria in cui lavora
«Trionfo della vita dopo il buio del Covid»

CIVITANOVA - Giuditta Silvestrini, tecnico anestesista dell'ospedale, aveva dovuto mettere in stand by il suo desiderio di maternità a causa del carico di lavoro durante la pandemia. Ora col suo piccolo Brando fra le braccia ringrazia tutti i colleghi e la struttura sanitaria

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La ginecologa Anna Maria Iannicco assieme al piccolo Brando

di Laura Boccanera

La sala operatoria era il suo luogo di lavoro, ogni giorno con le sue colleghe da operatrice sanitaria, specie durante il periodo più brutto del Covid, si è ritrovata faccia a faccia con la morte e la malattia. 

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Giuditta Silvestrini

Lo scorso 23 gennaio sul lettino invece c’era lei, ma alla fine dell’operazione aveva fra le braccia il suo piccolo Brando: «è stato la vita che nasce dopo tanto buio». E’ la storia di Giuditta Silvestrini, tecnico di anestesia dell’ospedale di Civitanova che lo scorso 23 gennaio ha dato alla luce con parto cesareo il suo primogenito. Una storia che arriva davvero come luce per un’operatrice sanitaria costretta dal Covid a mettere in stand by il suo desiderio di maternità a causa delle difficoltà legate alla sua professione e all’impegno che richiedeva nei mesi terribili del 2020 quando l’ospedale di Civitanova era diventato struttura Covid per l’ostetricia e nel 2021. Poi lo spiraglio di luce e il ritorno alla vita che per Giuditta Silvestrini è raddoppiata con la nascita del suo piccino. E per quell’evento oggi, assieme al papà di Brando, Gianluca Franceschetti, ha voluto ringraziare tutto il personale dell’ospedale, la sua ginecologa Anna Maria Iannicco, le colleghe della rianimazione, della sala operatoria e dell’anestesia che non le hanno fatto mai mancare il supporto. «Dentro quella sala operatoria, la mia sala operatoria, – racconta Silvestrini –  dove lavoro ogni giorno mi sono sentita amata, coccolata dalle mie colleghe e baciata dalla fortuna perché quel lieto evento aveva le persone giuste ad aspettarlo, a gestirlo, a curarlo e tutto è andato alla perfezione.

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Danila Melappioni tecnico di anestesia e collega della Silvestrini

Le mie colleghe da una vita erano lì con me, nel giorno più bello e intenso, mi hanno stretto la mani, mi hanno prestato le migliori cure e mi hanno fatto sentire a casa, avvolta da un caldo abbraccio e non perché sono una loro collega, ma perché quell’ abbraccio sanno estenderlo ad ogni paziente con tanta dedizione, immensa professionalità e amore infinito». Se da mamma l’emozione per la nascita del suo bambino è fortissima, la civitanovese non dimentica la sua esperienza da operatrice sanitaria e dà una lettura dell’evento alla luce di ciò che ha significato per due anni vivere a  contatto con lo stress e lo scoramento per la presenza dilagante del virus: «nel mio ospedale, dove fino a poco fa tutti abbiamo affrontato la sofferenza, la morte, l’immensa difficoltà del Covid, ho dato alla luce mio figlio, la speranza, la vita che nasce, dopo tanto buio, tanta sofferenza, per noi sanitari e per tutti i nostri pazienti. L’elogio della vita che nasce lo dedico con il cuore in mano ringraziando infinitamente la mia Annamaria, la dottoressa Iannicco, per la dedizione e l’immensa cura che ha avuto per me e per mio figlio. Al dottor Tenace, per esserci stato, Stefania Ascenzi, mia amica, che ha avuto l’arduo compito di anestetizzarmi, per tutta la sua dolcezza, alle mie colleghe presenti, Danila Melappioni, Erika Lupacchini, Barbara Paoletti e Milena Cerolini a tutti i colleghi della rianimazione e anestesia e a tutto il mio ospedale dico grazie di cuore per questa avventura meravigliosa non potevo trovare nido migliore».


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