«Caro Merlini, la politica si fa nei territori
Qui non vedevano nessuno da un anno»
BOTTA E RISPOSTA - Il neo coordinatore provinciale Luca Buldorini contrattacca dopo le accuse del suo predecessore a Salvini: «I leghisti veri si riconoscono in lui. Nella nostra provincia alcuni si ostinano a non capirlo, preferendo l’arrocco dell’autoreferenzialità alle mosse della politica che costruisce dal confronto»

Luca Buldorini allo Sferisterio con Matteo Salvini
Vero è che per professione Luca Buldorini è uno che gli incendi li spegne, vero è anche che se si tratta di incendi dolosi, di fiamme alzate per il gusto di farlo, allora il nuovo coordinatore provinciale della Lega Luca Buldorini è pronto ad indicare quelli che per lui sono i responsabili. Ieri l’attacco dell’ex coordinatore provinciale della Lega Simone Merlini, che ha messo nel mirino le mosse quirinalizie del “Capitano” Matteo Salvini, oggi la pepata replica di Buldorini. Che ha firmato un post sui social, ma ha anche puntualizzato ulteriormente il suo punto di vista: «Da giorni – dice Buldorini – non faccio che girare la provincia, da Civitanova a Matelica passando per Tolentino, ovunque vada, tutti mi dicono che era un anno che non si vedeva nessuno. La politica si fa nei territori, dando seguito agli impegni presi, assumendosi responsabilità quando ci sono decisioni da prendere, non solo quando fa comodo. Non solo quando servono i voti della Lega perché altrimenti qualcuno di questi pensatori, da solo, non avrebbe tirato su nemmeno i voti della famiglia. Non tiriamo in ballo il Quirinale, il cui esito è stato determinato da mille motivi, alcuni magari anche sconosciuti, per firmare il proprio disimpegno in provincia».
Fatta la premessa, il post di Buldorini non è certamente meno leggero: «Non importa da quante ore o da quanti anni hai la tessera della Lega: conta se sei o non sei una persona che della Lega condivide i valori e le battaglie per la buona politica. E’ innegabile che la Lega sia stata l’unica a metterci la faccia per dare un futuro di prospettiva al Paese. Lo ha fatto entrando al governo nel momento più duro dell’Italia dal dopoguerra, lo ha fatto in parlamento cercando, invano, di far ragionare gli altri generali ostaggio delle loro truppe ribelli, della loro inconsistenza, della loro doppiezza. I leghisti veri, e non solo loro, l’hanno capito e riconoscono a Salvini di aver fatto il possibile con coraggio in una battaglia in cui le truppe, checché ne dicano avversari e pseudo-alleati, erano insufficienti per vincere da soli. Nella nostra provincia alcuni si ostinano a non capirlo, preferendo l’arrocco dell’autoreferenzialità alle mosse della politica che costruisce dal confronto. Capita a chi non è capace di guardare avanti e, quando il gioco si fa duro, invece di giocare per nuove vittorie si crogiolano nel ricordo delle piccolezze che hanno tenuto la Lega maceratese e provinciale per anni lontana dai cittadini. Non basta che abbiano vissuto sulla loro pelle come la chiusura a tutto e a tutti in nome di una presunta superiorità morale ed ideologica non appartiene alla buona politica che non ha paura della gente, né di affrontare problemi e questioni essenziali a rischio di perdere qualche voto. Quanti sedicenti leghisti nostrani devono a Matteo Salvini e alla Lega un ruolo e una credibilità politica che, da soli, nemmeno si sognerebbero? Di sicuro quelli che oggi gli mordono la mano in nome della rancorosa miopia che fa credere sempre più verde l’erba del vicino. Se questi sedicenti politici nostrani fossero veramente i guerrieri che credono di essere, non si nasconderebbero dietro una tastiera così come hanno fatto dietro le scuse che da mesi accampavano per giustificare il disimpegno. La critica è costruttiva, la recriminazione è buona solo per piangersi addosso: anche i novellini sanno che al politico di razza non basta l’autostima, serve la capacità di autocritica che è la sola che ti fa migliorare».
(L. Pat.)
«Addio Lega, basta con quelli che… credono di essere degli statisti Abbiamo dimenticato le persone»
Auguro a Buldorini maggior fortuna. Ma la crisi non è alla base. E’ al vertice. Che deve essere cambiato. Salvini ha sbagliato tutto. Credeva di essere invincibile ed è andato col PD a farsi dettare legge da un Draghi, che è la dannazione eterna dell’Italia. Sa fare solo il ducetto, ma non conosce gli italiani, dato che è stato sempre solo in una stanza a far di conto.
Eppure gli uomini ce li abbiamo in gamba. Ma pure i cacasotto, come i governatori delle regioni del nord. Che seguivano gli ordini che venivano da Speranza e dal governo. Avrebbero dovuto fare un confronto da gli scienziati di regime e gli scienziati liberi.
Temo che Salvini non abbia più le palle per ottenere solo gli spiccioli che Draghi, bontà sua, gli concede. Stare al governo col PD e Leu significa contaminarsi del loro stesso male.
Bisognerebbe andare alla REPUBBLICA PRESIDENZIALE cioe’ che il CAPO della Repubblica venga eletto direttamente dai cittadini e non dal PARLAMENTO che in questi giorni ha fatto veramente delle pagliacciate e deve avere piu’ poteri.